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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, di fronte ai gravissimi fatti di cronaca avvenuti a Meda, in provincia di Monza e Brianza, esprime profonda preoccupazione e ferma condanna per quanto emerso dalle indagini giudiziarie in corso.

Un medico psicologo infantile di 36 anni è stato arrestato in flagranza di reato per atti sessuali ai danni di pazienti minorenni, tra cui un ragazzo con disabilità, all’interno dello studio in cui esercitava la propria attività professionale. L’arresto è giunto al termine di una complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri della Compagnia di Seregno, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Monza, avviata a seguito delle denunce presentate dai genitori di due giovani pazienti. Le indagini, supportate da strumenti di registrazione audio-video, hanno consentito di documentare comportamenti di estrema gravità; ulteriori accertamenti sono tuttora in corso per verificare l’eventuale esistenza di altri casi analoghi.

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Tali episodi configurano una violazione intollerabile dei diritti fondamentali della persona e rappresentano un tradimento radicale del mandato educativo e terapeutico. Quando la violenza si consuma all’interno di contesti deputati alla cura e alla protezione, il danno non si limita alla sfera individuale delle vittime, ma assume una dimensione collettiva, minando la fiducia delle famiglie e della comunità nelle istituzioni e nei servizi di assistenza.

Il Coordinamento richiama con forza l’attenzione sulla particolare vulnerabilità dei minori e, in modo ancora più stringente, delle persone con disabilità, per le quali il diritto alla tutela deve tradursi in garanzie effettive e non meramente formali. È indispensabile che le istituzioni assicurino ambienti sicuri attraverso sistemi di vigilanza rigorosi, procedure di selezione e monitoraggio costanti dei professionisti e una formazione etica permanente, fondata sul rispetto dei diritti umani e sulla consapevolezza dei limiti dell’agire professionale.

Rivolgiamo un pensiero di profonda vicinanza alle vittime e alle loro famiglie, riconoscendo il valore civile e istituzionale del coraggio dimostrato nel denunciare fatti tanto dolorosi. La scelta di rompere il silenzio costituisce un atto di responsabilità che contribuisce in modo determinante alla tutela della collettività e alla prevenzione di ulteriori abusi.

In qualità di docenti della disciplina dei Diritti Umani, ribadiamo la centralità dell’educazione al rispetto della persona, all’inviolabilità del corpo e alla responsabilità connessa ai ruoli fondati su fiducia e asimmetria di potere. Tali principi devono essere parte integrante e strutturale dei percorsi universitari e dell’aggiornamento continuo nei settori educativo, sanitario e socio-assistenziale, affinché la competenza tecnica sia sempre accompagnata da una solida consapevolezza etica.

Conclusioni
I fatti accaduti a Meda impongono una riflessione istituzionale ampia, seria e non eludibile. È compito dello Stato e di tutte le sue articolazioni garantire che i luoghi della cura e dell’educazione restino spazi di protezione e non diventino contesti di rischio. La prosecuzione delle indagini dovrà fare piena luce su ogni eventuale ulteriore responsabilità, nel rispetto delle garanzie di legge e della tutela delle vittime.

La protezione dei minori e delle persone con disabilità deve essere affermata come priorità assoluta e come criterio essenziale di civiltà giuridica e democratica. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova il proprio impegno a promuovere, nel mondo della scuola e della formazione, una cultura dei diritti, della legalità e della responsabilità condivisa, affinché il silenzio non diventi mai complice e la fiducia, fondamento di ogni relazione educativa e terapeutica, non venga più tradita.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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