Advertisement

IN NOME DI QUEL CHE CONTA

 

Advertisement

Il soprascritto ‘In nome di…’, quasi figura retorica, pare solitamente essere preludio a ciò che viene ritenuto fondamentale relativamente a principi universali come pace e giustizia, oppure a quelli personali sottolineando la profondità di un sentimento, e crea inoltre un effetto particolare coinvolgendo in attese positive.                                                                Nella eraclitea visione del mondo (panta rei, ovvero tutto scorre), da tener presente  sempre quale realtà da considerare, nulla è, però, più stabile e più mutevole del ‘di quel che conta’, quasi acqua nei millenni scorrente immutata pur nei mutamenti. Pecunia, a esempio, ha una sua stabilità nel contare spingendo da sempre ogni azione degli esseri umani alla realizzazione della stessa, dato che con essa ogni altro desiderabile sembra poter divenire possesso. Pecunia dà dominio ma, nel contempo, domina nel senso che sottrae all’essere quegli attributi per i quali può definirsi umano.  In nome della crescita esponenziale del conto bancario ogni pensiero di umanità è annullato, di attenzione alla salvaguardia del prossimo. Il possesso di denaro viene scambiato per condizione di felicità, può esservi solo come apparenza e per breve tempo se viene il prossimo cancellato, ogni pensiero della sua salvezza in nome di quella forma mundi (copia davvero brutta) che tutto sottrae all’autentico immettendolo nella finzione. Ancor più nel nostro tempo dove a prevalere è il caos anche per le ambiguità tra reale e virtuale da cui a malapena riescono a sottrarsi quanti contano parecchie decine di anni. E vogliamo ricordare Guido Ceronetti, il suo senso di delusione verso il progresso e la società contemporanea, chiaramente espresso in “La pazienza dell’arrostito”.                                                                                                    La situazione si presenta oggi ancor più problematica del passato, densa di inciampi a qualsiasi età, ma soprattutto per coloro che hanno da brevi anni varcato la prima decina e vivono quella fase della vita volta alla riformulazione di un mondo che possa diventare quello da accettare per sé. L’adolescenza va alla ricerca di modelli da considerare guide nella lotta fra istinto e ragione, per superare la crisi che è da ritenersi normale, naturale e quindi necessaria a rintracciare la via perché avvenga la crescita. A detta di Victor Hugo  la più delicata delle transizioni , oppure è una seconda nascita come la definisce Jean Jaques Rousseau, quella che dà consapevolezza di sé e degli altri. Chi, andando avanti nel tempo, si è distanziato da quella fase della vita, più non comprende angosce ed entusiasmi che portano oltre la cosiddetta normalità, le corse a vivere momenti eccezionali, unici per esperienze speciali. Nello scorso secolo era ancora la smania di terre nuove, di sottrarsi al giogo dell’adulto visto in una dimensione opposta alla propria, di esplorare la vita in libertà altrove, ed era ancora la ricerca dell’altra metà della mela                      -ne parla Platone nel Simposio- perché si potesse realizzare la perfezione. Per Jacques Prévert I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno/loro sono altrove ben più lontano della notte/ ben più in alto del sole/nell’abbagliante splendore del loro primo amore.                                              Nel presente tempo i ragazzi non ci sono per tante altre motivazioni, e la norma è l’imporsi, come, del resto, per tutte le generazioni. Vuole l’adolescenza vivere in maniera straordinaria, e lo straordinario è il rumore ancor più rumore, essere presi dal frastorno, è lo scintillio ancor più scintillante per poter entrare nella dimensione dove non si percepisce la non realtà come stacco dal reale, il pericolo come pericolo. E ciò maggiormente se subentra stordimento da alcol, da fumi di varia natura.                                                          No, gli adolescenti non riescono a salvaguardarsi dai pericoli, debbono perciò essere salvaguardati, senza che se ne accorgano per evitare che diventino le bestie selvagge menzionate da Platone. Pertanto i proprietari di locali adibiti alle effervescenze di adolescenti volti a vivere in maniera eccezionale ogni evento, anche quel passaggio al nuovo anno, che in quanti hanno consapevolezza del peso degli anni suscita pensieri non certo entusiasmanti, debbono provvedere alla sicurezza, sono, invece, spesso volti solamente ad aggiungere altri zeri al loro conto in banca.                                                                                                     L’adolescenza va salvaguardata da qualsivoglia pericolo, non solo dagli incendi e, perché non sia deficitaria la sicurezza, tocca ai gubernatores prendere tutte le misure necessarie a difendere la vita, l’incolumità di tutti i cives, particolarmente di quanti vivono quella particolare fase della vita così speciale ma altrettanto problematica anche per la naturale incapacità di sapere da sé salvaguardarsi dai pericoli. Pertanto, in nome di quel che conta, vale a dire della vita, la sola a contare veramente insieme alla integrità fisica e psichica, rinuncino i gubernatores alla sella curulis se non sono in grado di fare ciò che ad essi spetta.

Antonietta Benagiano

Advertisement
Articolo precedenteSuccesso della bravissima Cristiana Capotondi al Teatro Resta di Massafra. 
Articolo successivoIn uscita il 19 gennaio su tutte le maggiori piattaforme digitali il singolo Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte) del cantautore Alessio Cappello

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui