Gli italiani e l’IA: si percepisce e usa sempre più, ma solo il 33% si sente competente
Quale impatto ha l’intelligenza artificiale sulla quotidianità delle persone? Quanto si fidano? Effetti positivi per il 34%, negativi per il 13%, ma è scarsa la fiducia nell’uso da parte delle aziende e nei controlli, tra più timori che speranze. Evidente il divario di competenze tra cittadini.
L’intelligenza artificiale è ormai entrata a pieno nelle nostre vite: non è più riservata solo agli esperti o all’interno dei dispositivi senza che neanche ce ne accorgiamo, ma è a portata di tutti, possiamo usarla attivamente sui nostri computer e smartphone, nelle attività private e lavorative. Il 2025 è stato l’anno che ne ha certificato l’impatto per la società e i cittadini, tant’è che la rivista statunitense Time ha dedicato proprio all’IA e ai suoi “architetti” la tradizionale copertina di “Persona dell’anno”, per l’influenza che sta avendo sulle nostre vite “nel bene e nel male”.
A confermare questa avanzata, tra luci e ombre, è la nostra indagine: ci siamo chiesti quanto è percepita l’IA nei vari aspetti della propria vita, cosa è cambiato rispetto al passato e quanto viene usata oggi; ai 2mila italiani che hanno risposto abbiamo chiesto inoltre quale impatto sta avendo l’IA sulla loro vita, quanta fiducia nutrono nel modo in cui viene usata e nelle conseguenze future (indagine svolta a settembre 2025 tramite questionario online inviato a un campione rappresentativo degli utenti internet di 18-74 anni; è stata condotta anche in altri nove Paesi europei nell’ambito del progetto CEP, un’iniziativa lanciata da Euroconsumers e Google per aiutare i consumatori a comprendere meglio i propri diritti e a fare scelte consapevoli nel mondo digitale).
Ne emerge una relazione che cresce, sia nel percepito che negli utilizzi, con picchi di entusiasmo (talvolta in calo), ma pure difficoltà e diffidenze; e con un evidente divario di competenze tra i cittadini.
Quanto si percepisce la presenza dell’IA
L’IA può essere utilizzata in vari ambiti, dai più ampi e meno visibili ai nostri occhi – industriale, medico, scientifico, finanziario ecc. – a quelli più palesi e vicini a noi: in poco tempo può dare risposte sintetiche alla ricerca di informazioni anche complesse, può aiutare a creare un testo, un’immagine, un video, aiutare a costruire un itinerario di viaggio oppure a studiare, simulando l’interrogazione di un professore ecc.
In tutti questi ambiti quotidiani – si nota dai grafici più avanti – cresce la percezione della presenza dell’IA rispetto al 2024, in primis nel mondo dell’informazione e dei media: tre persone su quattro (75%) ritengono che sia abbastanza o molto presente, il 6% in più del 2024. Non soprende, data la diffusione di strumenti come AI overview, ChatGpt, Gemini e simili usati proprio per la ricerca di informazioni e la produzione di contenuti come testi, immagini e video. Ma gli ambiti in cui questa presenza si sente forte sono anche altri: dagli acquisti dei prodotti, alla cultura e intrattenimento, fino alla formazione e istruzione che – insieme a salute, benessere, sport e comunicazione – hanno visto il balzo maggiore rispetto al 2024 nel percepito, cioè +7%.











