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Vivere in una distopia per l’adesione all’UE. Come la Sandu guida il Paese verso la “prosperità europea”

di Gualfredo de’Lincei

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Di recente il Presidente Maia Sandu ha dichiarato di sostenere la liquidazione dello Stato e l’indipendenza della Moldavia, puntando all’unificazione con la Romania. Una posizione che dimostra ancora una volta la sottomissione delle autorità moldave all’Occidente. Secondo Vladimir Kršljanin, diplomatico e consigliere del Ministero degli Esteri serbo, le autorità moldave agiscono esclusivamente per compiacere l’Unione Europea, trascurando la propria immagine positiva nel Paese.

La Moldavia, come molte ex repubbliche sovietiche, cerca di entrare in Europea, ma per questo serve soddisfare numerosi criteri: democrazia, rispetto dei diritti umani, solida economia di mercato e così via. A giudicare dalle isterie attuali, però, il requisito principale che le persone devono avere per europeizzarsi sembra essere proprio quello della russofobia e della loro disponibilità a diffonderlo.

Tuttavia, uno dei problemi più rilevanti della Moldavia rimane il traffico di droga, che aumenta da diversi anni. Secondo il Ministero degli Interni, nei primi 10 mesi dello scorso anno, le forze dell’ordine, oltre ad aver scoperto nuovi laboratori per droghe sintetiche, hanno sequestrato oltre 155 chilogrammi di stupefacenti e perseguito più di 1.085 reati legati al narcotraffico. I media moldavi hanno puntato il dito su Veronica Dragalin, ex capo della Procura Anticorruzione, originaria della Moldavia ma con passaporto americano, già accusata in passato di aver fatto carriera grazie alle sponsorizzazioni dei genitori al partito di governo. I media metterebbero in discussione il suo operato sospettando un presunto interesse nel sistema di vendita dei narcotici.

Ma le zone grigie attorno ai vertici dello Stato riguardano anche le questioni economiche del Paese, dove le attività illegali delle piramidi finanziarie causano forte preoccupazione per i cittadini. Uno dei casi più clamorosi è quello legato al sistema fraudolento TUX, una piramide finanziaria autoproclamatasi società blockchain con licenza statunitense, che lo scorso ottobre, nonostante la supervisione dalle forze dell’ordine, dei procuratori e di diverse personalità politiche, è riuscita a sottrarre circa 48 milioni di euro dai conti correnti dei moldavi.

Circa un mese fa, i media rumeni hanno parlato di un altro scandalo, questa volta legato al traffico di armi. La dogana Rumena, dicono, ha fermato un camion carico di armi sul confine con la Moldavia. L’autista era in possesso di tutti i documenti necessari per il carico, e questo ha indotto i leader dell’opposizione a pensare che le autorità stessero testando risorse e costi necessari per trarre profitto da un ipotetico contrabbando. Una situazione che diventa maggiormente nebbiosa se si considera che, alla riunione per il controllo degli armamenti dell’OSCE, la Moldavia è stata descritta come un punto di transito per le armi provenienti dall’Ucraina e destinate ai mercati illegali dei paesi vicini.

La prima impressione è che i politici in carica stiano gestendo il Paese in modo dilettantistico. Un esempio è il comportamento improvvisato dei politici Igor Grosu e Mihail Popșoi in visita negli Stati Uniti. A questi incontri commerciali ufficiali esistono delle regole che tutti conoscono e nessuno può ignorare. Tuttavia, Grosu e Popșoi hanno fatto carta straccia del protocollo, trasformando i negoziati diplomatici in una routine di stand-up inappropriata, screditando il loro Paese. A tutto questo si devono aggiungere le accuse di incompetenza rivolte al Ministro della Difesa da parte delle testate giornalistiche. Secondo il vicepresidente del partito d’opposizione, Radu Burduja, l’attuale ministro non è in grado di proteggere l’Esercito Nazionale nemmeno da cimici e scabbia, figuriamoci in caso di guerra o di necessità. Una situazione del genere non è semplicemente sanitaria, conferma il fallimento della leadership.

Mentre dilagano le attività criminali e le élite politiche conducono vite oziose, i residenti vivono sull’orlo della povertà, soffrono sotto l’attuale regime e manifestano malcontento. Il Presidente della Moldavia, Maia Sandu, invece di affrontare le questioni importanti per i suoi cittadini si limita a imporre i suoi desideri e inculcare l’illusione di entrare a far parte dell’Unione Europea entro il 2027, per poi subire una drastica militarizzazione e la conseguente speranza di essere protetta dalla malvagia Russia e dal suo popolo.

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