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Garlasco. Perché l’avvocato De Rensis continua a insistere sull’inattendibilità di Muschitta?

Marco Muschitta era un operaio. Il 27 settembre 2007 si presentò spontaneamente in procura a Vigevano per parlare con gli inquirenti del delitto di Chiara Poggi (avvenuto il 13 agosto 2007).

Parlo’ agli inquirenti durante una deposizione lunga diverse ore di aver visto la mattina del delitto, intorno alle 9.30-10.00,una donna in bicicletta nei pressi di casa Poggi:

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una ragazza dai capelli biondi a caschetto; indossava occhiali da sole scuri e scarpe bianche con una stella blu; teneva nella mano destra un oggetto ingombrante, descritto come un “piedistallo tipo da camino” con una punta simile a una pigna; la bicicletta andava a zig-zag mostrando una certa difficolta’ a guidarla.

Dopo circa solo un’ora, Muschitta ritratto’ tutta la sua versione presedentemente fornita dichiarando nello stesso verbale:

“Mi sono inventato tutto quello che vi ho raccontato perche’ sono uno stupido. Mi dispiace non volevo farvi perdere tempo”

Intercettato in una conversazione con il padre:

“Tu hai detto la verità?”
E Muschitta risponde con fermezza:
“Io ho detto quello che ho visto.

Il padre “Loro hanno fatto questo per proteggerti, lo sai.”

Ecco era questo che si sarebbe dovuto approfondire secondo De Resis? Chi fossero questi “loro” e perche’ Muschitta avrebbe dovuto saperlo?

Questa sua ritrattazione repentina che sbuggiardava inesorabilmente tutta la sua versione data in qualita’ di testimone oculare, avrebbe bollato il Muschitta come di un testimone inattendibile.

La posizione dell’avvocato De Rensis, legale di Alberto Stasi e’ chiara e granitica: Muschitta era ed e’ rimasto un testimone inattendibile ritenendo peraltro che la stessa deposizione fosse stata gestita non con l’attenzione dovuta ma liquidata frettolosamente come un errore umano. Senza contare che il Muschitta, in una intercettazione telefonica  con suo padre si sarebbe potuto rintracciare il significato stesso della testimonianza e della immediata ritrattazione. Vitelli sottolineò infatti che, se la testimonianza iniziale fosse stata ritenuta attendibile, l’intero impianto accusatorio avrebbe dovuto essere rivisto  ma “non vi erano elementi per dire che le sue parole fossero autentiche”.

L’avvocato De Rensis insiste nel sottolineare che quella deposizione fosse farcita di numerose puntualizzazioni, troppo precise per potersi ritenere veritiere, una versione troppo ricca di dettagli pero’ subito dopo smentita. Questa convinzione delinea una specie di paradosso in termini. Sarebbe inattendibile oltre che per la smentita immediata anche per la sequela di dettagli per cui sia la prima versione che la sua smentita, sarebbero  proprio la dimostrazione di inattendibilita’ dell’una e dell’altra.

Credere invece alla deposizione data anche se smentita immediatamente, anche oggi farebbe gioco alla difesa di Stasi aprendo scenari investigativi che allontanano, di fatto, il sospetto nei riguardi di Alberto Stasi. Credere nella versione del tutto verosimile di Muschitta, potrebbe fare da apri pista ad un nuovo scenario nel quale Stasi non avrebbe trovato la  dislocazione che invece lo ha voluto colpevole.

FOTO Viglia


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