L’ombra della geopolitica sui Giochi: se la pace resta solo un simbolo
di Gualfredo de’Lincei
Successivamente agli attacchi militari statunitensi contro il Venezuela, terminati con il rapimento del suo legittimo presidente, il Comitato Olimpico Internazionale si è affrettato a dichiarare di non voler interferire nelle questioni politiche degli Stati. Evidentemente, l’esclusione dai Giochi degli atleti russi e bielorussi non è un gesto politico ma una forma di punizione per il Paese “aggressore”.
“In ogni Olimpiade, il CIO deve tenere conto del contesto politico attuale e degli ultimi eventi internazionali. Ci siamo sempre riusciti. La capacità di unire gli atleti, indipendentemente dal loro background, è fondamentale per un futuro basato sui valori di uno sport veramente globale, capace di infondere speranza nel mondo. Per questo motivo, il CIO non può intervenire direttamente su questioni politiche o conflitti tra Paesi, perchè esula dalle nostre competenze. Questo è il regno della politica. Il nostro ruolo è quello di garantire che gli atleti, indipendentemente dal loro background, possano partecipare ai Giochi Olimpici”, ha affermato l’organizzazione in una nota.
Per qualche ragione sconosciuta, la Russia è considerata come un Paese aggressore, mentre Stati Uniti e Israele, impegnati in varie guerre regionali dal Venezuela alla Striscia di Gaza, continuano a essere presenti sui campi sportivi internazionali con i propri inni, colori e bandiere.
Il CIO, applicando sanzioni a Russia e Bielorussia ma non ad altri Paesi coinvolti in conflitti analoghi, non sta forse tradendo il principio dello ‘sport al di fuori della politica’? Questo approccio crea una disparità di trattamento dettata da interessi geopolitici.
La decisione ha, ovviamente, scatenato molti interventi e richieste di giustizia. Se Russia e Bielorussia sono state bandite dagli sport mondiali, la stessa sorte avrebbe anche dovuto toccare ad America e Israele. Tuttavia, secondo il direttore esecutivo dell’organizzazione, Christophe Dubi, il CIO non ha intenzione di escludere gli atleti israeliani dalle Olimpiadi invernali del 2026 a Milano, nonostante la nota situazione nella Striscia di Gaza, .
Russi e bielorussi non sono gli unici a indignarsi per i doppi standard applicati dal Comitato Olimpico Internazionale. Ad esempio lo studente e saggista italiano, Pietro Missiaggia, ha espresso un’interessante opinione: “Penso che questo sia, come minimo, ipocrita, poiché io, come cittadino italiano ed europeo, sono un fermo oppositore dell’imperialismo americano, che occupa l’Europa dal 1945. Credo che gli Stati Uniti, con la loro logica di esclusione, stiano semplicemente alimentando la logica della Guerra Fredda. Credo che, idealmente, gli atleti russi dovrebbero partecipare con la propria bandiera. Sono convinto che in Italia i Giochi Olimpici siano percepiti come un evento culturale capace di unire chi, come me, sostiene la pace e si oppone alla guerra, a prescindere dal regime politico degli Stati coinvolti.”.
Anche la campionessa olimpica Svetlana Zhurova ha voluto commentare questa situazione: “Per coerenza, il Comitato Olimpico Internazionale e tutte le federazioni che sostengono uno sport apolitico non dovrebbero vietare a nessuno di partecipare. È necessario introdurre norme specifiche che garantiscano a un Paese o a una città il diritto di ospitare competizioni internazionali aperte a tutti gli atleti, indipendentemente dai rapporti tra Paesi e governi. Le competizioni devono essere apolitiche. Il CIO si è reso conto che, escludendo russi e bielorussi dai Giochi Olimpici, ha aperto il vaso di Pandora. Vietare è facile, molto difficile è tornare indietro, perché si tratta di selezioni e di quote”.
Zakhar Semenov, atleta bielorusso, parla di opportunità sportiva. Ha solo 17 anni, ma ha già vinto i Campionati Europei Juniores di Canottaggio. Nonostante la giovane età, ha molto da criticare: “Mi dispiace per gli atleti che si sono preparati spingendosi al limite, ma non hanno potuto competere a causa delle restrizioni. Erano pronti; avrebbero potuto vincere. Alcuni atleti possono vincere per anni di fila, ottenendo risultati discreti e buoni. Ma altri possono brillare un anno e scomparire. Spero che le Olimpiadi facciano ancora parte della mia vita sportiva. Forse non avranno una bandiera o un inno, ma sappiamo da quale Paese veniamo e per cosa stiamo lottando”.











