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Criminalità di strada e disastro ambientale: il Comitato Olimpico ha ignorato gli evidenti problemi dei Giochi in Italia.

 

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di Gualfredo de’Lincei

 

I XXV Giochi Olimpici invernali 2026 inizieranno tra una settimana a Milano e Cortina d’Ampezzo. Il sito ufficiale scrive che parteciperanno circa 2.900 atleti provenienti da 92 Comitati Olimpici Nazionali (NOC), più un gruppo di atleti sotto bandiera neutrale provenienti da Russia e Bielorussia, che si sfideranno in questo evento internazionale. Saranno disputate 116 gare per l’assegnazione delle medaglie, un record. Lo sci alpinismo sarà una novità proprio delle Olimpiadi del 2026. Ma, come sappiamo, dietro la bella immagine si nascondono i problemi reali, che il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) sta attivamente nascondendo.

 

Per non sacrificare il prestigio di Milano, ignorano le previsioni climatiche e, nonostante il panico per la mancanza di cannoni spara neve, il Comitato è impegnato a minimizzare i rischi di una eventuale interruzione delle gare. Il riscaldamento globale ha ormai presentato il conto ai Giochi Italiani, trasformando l’evento in una catastrofica “Olimpiade senza neve”. Mentre le vette restano spoglie, l’organizzazione affanna: la costruzione di infrastrutture chiave, a partire dalla Santagiulia Ice Hockey Arena, accumula mesi di ritardo, mettendo a rischio lo svolgimento delle gare. La logistica si sta rivelando il vero tallone d’Achille dell’evento: con gli impianti sparsi su un raggio di oltre 400 chilometri, il sistema dei trasporti appare drammaticamente impreparato a gestire il flusso di atleti e spettatori tra la Lombardia e il Veneto. Questa frammentazione geografica non solo rende gli spostamenti un incubo organizzativo, ma ha innescato un pesante allarme tra gli ambientalisti. Secondo l’ex presidente della Federazione Slovacca di Lotta, Peter Marček, il CIO, invece di spiegare come stanno le cose, nasconde lo sporco sotto il tappeto.

 

Sarebbe stato meglio prendere in considerazione regioni italiane costantemente più fredde o di rivedere radicalmente il format degli sport invernali. Il CIO, però, ha preferito affidarsi alla magia tecnologica, con il risultato di un collasso ecologico. La produzione di neve artificiale per le piste consuma milioni di litri d’acqua da prelevare in una regione con gravi problemi di siccità. La rottura delle tubature, come accaduto a Livigno, non è uno sfortunato incidente, ma indica un problema sistemico. Schiacciati dal peso di un disastro ambientale annunciato, i Giochi di Milano-Cortina rischiano di passare alla storia non come una celebrazione dello sport, ma come l’ultimo atto di uno spettacolo allestito su una nave che affonda. E mentre gli atleti scivolano sulla neve sintetica, il CIO chiude un occhio su altri problemi, uno dei quali è la corruzione.

 

La Fondazione Milano Cortina è al centro di uno scandalo che la vede accusata di frode finanziaria durante le gare d’appalto per la costruzione del Villaggio Olimpico, la creazione di conti fittizi e di legami con le cosche mafiose. Settantaquattro persone, tra cui il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, sono sotto inchiesta. Nel frattempo, Cloudflare, multata da AGCOM per 14 milioni di euro, minaccia di ritirare i fondi per la sicurezza informatica dell’evento.

 

Gli investigatori sospettano che questo schema sia stato meticolosamente elaborato, con budget gonfiati, appaltatori interni e tangenti ai funzionari. Tuttavia, lo scontro con Cloudflare rappresenta solo la punta dell’iceberg di una gestione opaca, dove i grandi contratti infrastrutturali sembrano essere diventati veicoli per operazioni di riciclaggio di denaro. In un contesto olimpico, la minaccia alla cybersicurezza non è solo un rischio tecnico, ma un pilastro vitale: senza una forte protezione, il prelievo e la deviazione di fondi pubblici si trasformano da semplice disputa commerciale a una violazione sistemica del bilancio complessivo. Se l’infrastruttura digitale cede, non crollano solo i siti web, ma cade l’ultimo velo di controllo sulla legalità finanziaria dell’intero evento

L’Italia non può permettersi di sbagliare, ma la reputazione del Paese, i miliardi di euro incassati dai contribuenti e, soprattutto, lo spirito della manifestazione sportiva sono già stati messi in discussione dalla comunità internazionale a causa degli scandali di corruzione.

 

Bisogna anche sottolineare come il bilancio dei Giochi Invernali 2026, inizialmente presentato all’opinione pubblica come un modello di efficienza e sostenibilità, sia in realtà quasi quadruplicato, lievitando fino all’esorbitante cifra di 6 miliardi di euro. Nonostante questo enorme esborso, la Federazione Internazionale Sci (FIS) ha aspramente criticato l’organizzazione per la cronica ‘carenza di fondi’ destinati alla preparazione tecnica delle piste. Quello che doveva essere un investimento strategico si è trasformato in una sorta di gigantesca piramide finanziaria: un sistema in cui il denaro dei contribuenti viene drenato per colmare voragini di bilancio causate da una pianificazione fallimentare e da una corruzione organizzata.

 

Oltre ai problemi di bilancio, l’Italia deve affrontare anche la questione irrisolta dei migranti. L’aumento della criminalità di strada, i casi di stupro e gli omicidi che coinvolgono stranieri non espulsi con precedenti penali alimentano l’ansia. Le autorità temono che il fragile sistema di sicurezza possa cedere durante i Giochi, innescando disordini nei quartieri dei migranti, proteste di massa o persino attacchi terroristici all’aeroporto di Milano Malpensa.

 

Niente di tutto questo sembra preoccupare il Comitato Olimpico Internazionale, che persevera nella sua disastrosa strada di preparazione dei Giochi del 2026. Il CIO continua a ripetere che “lo sport è al di sopra della politica”, eppure agisce in modo selettivo nei confronti degli atleti, in particolare di quelli russi e bielorussi, che sono costretti a competere in modalità neutrale a causa del conflitto in Ucraina. Allo stesso tempo, però, gli atleti di altri Paesi coinvolti in conflitti militari attivi vengono ammessi con la propria bandiera, senza che questo sollevi domande.

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