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IL PUNTO n. 1032 del 6 febbraio 2026

di MARCO ZACCHERA 

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Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Attenzione: ogni settimana “spariscono” molti indirizzi de IL PUNTO. Se questo capitasse anche a voi informatemi via mail e comunque potete sempre leggere IL PUNTO già il venerdì sul mio sito  www.marcozacchera.it

 

PACCHETTO SICUREZZA

In un paese serio destra e sinistra sarebbero unite nel varare norme più stringenti contro la violenza di piazza e a tutela delle Forze dell’Ordine, ma alla fine vedrete che l’opposizione non voterà il “pacchetto” proposto dal governo.

Anche perchè dovrebbe ammettere che l’esecutivo – accusato prima ancora di nascere che avrebbe dato sponda alla violenza “fascista” – si ritrova a gestire violenze di piazza che nell’ultimo biennio sono esclusivamente da addebitarsi a gruppi o gruppuscoli anarchici o di estrema sinistra.

La questione è comunque drammaticamente seria, anche perché ancora una volta i fatti di sabato scorso a Torino hanno evidenziato come esista una frangia numericamente ridotta ma irriducibile che approfitta di ogni occasione per scatenarsi con episodi di guerriglia urbana.

Atti di teppismo, vandalismi e violenza che nulla hanno a che fare con le motivazioni –  spesso del tutto legittime – per le quali si avvia una dimostrazione, ma che poi puntualmente restano sullo sfondo diventando però il mezzo per i violenti di mischiarsi nella folla dei dimostranti per poi organizzare veri e propri agguati contro le forze dell’ordine.

Il sequestro di cappucci, armi improprie, bombe carta chiodate, maschere antigas e tutto l’armamentario che va in scena in queste occasioni testimonia come gli scontri non siano mai spontanei, ma frutto di una regia attenta e meticolosamente organizzati.

Certo che quando giungono dimostranti da tutta Italia e perfino dall’estero solo per organizzare atti violenti significa che non funzionano i “filtri” sui movimenti di chi –  di solito già schedato – viaggia solo per partecipare attivamente agli scontri.

Una maggiore prevenzione è necessaria e porta al nocciolo della questione: ma com’è mai possibile assistere ad ore di guerriglia urbana con ferimenti e danni ingenti se alla fine ci sono così pochi fermati e (come a Torino) un solo arrestato? Ma è mai possibile che non si riescano ad identificare e bloccare non solo singoli facinorosi ma interi gruppi di loro intervenendo con maggiore severità?

E qui emerge l’altro aspetto: la sempre sofferta convalida dei fermi, il consueto “liberi tutti” con l’accusa ai magistrati di esser troppo teneri nei rilasci e leggeri nelle condanne. Polemica antica ma reale, e che in queste settimane apre immediatamente un altro fronte di conflitto governo-magistrati, reso ancor più al calor bianco per la vigilia del referendum.

Tra l’altro la cronaca è piena di fatti sconcertanti, come il caso di Milano dove un cinese –  fermato tre volte nei tre giorni precedenti e sempre rimesso in libertà – ha rubato un’arma ad un anziano “vigilante”, si è messo a sparare contro la Polizia intervenuta e – ferito dai poliziotti – vede ora addirittura indagati questi ultimi, così come quasi in tutti i casi in cui le Forze dell’Ordine reagiscono a concrete minacce. Ma chi li difende nel loro lavoro e – viene da chiedersi –  da che parte stanno certi magistrati?

I sentimenti della gente sono chiari e se i giudici non devono mai decidere sulla base dell’umore dell’opinione pubblica, forse quegli stessi giudici dovrebbero però anche prendere atto che – se contro di loro si alza un generale, visibile e concreto malcontento – è anche per certe sentenze troppo lievi a carico di chi trasforma le città in campi di guerriglia urbana.

 

PNRR

Che tristezza pensare che i fondi del PNRR non siano stati utilizzati a Niscemi se non per frivolezze locali, così come in tutta Italia si sono spesi valanghe di soldi per opere sicuramente non indispensabili. Sabato scorso – dopo tanti anni – ho ripercorso la statale Aurelia da Roma verso Livorno ed ho scoperto che è praticamente rimasta come decenni fa, dissestata e con tratti ancora a corsia unica nonostante l’assenza di autostrade da Civitavecchia in su.

Ma non erano queste le priorità per rinnovare il nostro Paese? Invece, come purtroppo era prevedibile, i soldi europei si sono persi in mille rivoli inutili e lentamente si sono prosciugati.

Come sempre le colpe di tutti diventano di nessuno, ma quanta tristezza per queste occasioni perse per sempre, mentre ci indebitiamo sempre di più.

 

L’ANGELO GIORGIA

Tra tanti problemi siamo pur sempre un’ Italia strana e spensierata e dove la polemica del giorno è stabilire se un angelo restaurato nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma abbia o no le sembianze di Giorgia Meloni. Gli italiani sono però poco osservatori e solo i più attenti avranno notato che il cartiglio tenuto in mano da angelo-Giorgia nella cappella dedicata a Casa Savoia mostra una cartina dell’Italia, ma – attenti – non dell’Italia di oggi ma con l’Istria e la Dalmazia in bella evidenza. Giustificazione storica visto che “quella” era allora l’Italia, ma occasione sprecata a sinistra per chiedere anche quella rimozione oltre – naturalmente – quella del presunto angelo-Giorgia. Il restauratore sostiene che quelle erano le fattezze dell’angelo anche prima del restauro, noi non lo sappiamo, ma certamente sarebbe stato difficile restaurare il viso di un angelo con la faccia della Schlein!

 

LE VIOLENZE DELL’ICE

Tutti contro Trump per i recenti casi di due persone uccise dall’ICE – la polizia anti immigrazione – negli Stati Uniti ed ogni morte è una dolorosa ed inutile tragedia, ma NESSUNO informa l’opinione pubblica italiana che solo nel 2024 (ovvero sotto la amministrazione democratica di Biden) almeno 11 (undici) persone sono morte per responsabilità di questa istituzione. Perchè queste amnesie collettive e giornalistiche se non per chiare volontà politiche? Eppure basterebbe informarsi…

 

Approfondimento: AFFOLLAMENTO AL CENTRO

Gran movimento sottotraccia  nel centro politico e dintorni.

Appena tira aria di nuove elezioni e qualcuno si scopre piccino piccino guardandosi allo specchio, ecco che l’interessato si rende conto che servono alleati più grandi per sopravvivere.

Decidere che parte stare (ovvero con chi schierarsi per essere tra i vincenti) con diritto a ricevere la provvidenziale quota in posti di governo e nomine che contano è da sempre quindi decisivo per la sopravvivenza dei “cespugli” di centro.

Carlo Calenda lo sa e il suo dubbio cresce perché, corteggiati di qui e di là, quella piccola percentuale che è concretamente il seguito elettorale di “Azione” può essere una dote decisiva per lo schieramento prescelto.

Da una parte c’è il “campo largo” che per vincere ha bisogno di tutti, ma proprio di tutti, e poco importa se al proprio interno ci possono essere differenze siderali tra i potenziali alleati: quel che conta è il risultato.  Dall’altra parte c’è più spazio, ma soprattutto c’è la casa di Forza Italia che, invitante, spalanca le sue porte.

Per questo non è sfuggita la presenza di Carlo Calenda al recente meeting di Forza Italia organizzato per ricordare il debutto politico di Silvio Berlusconi e la corte serrata cui è stato oggetto per far nascere quel centro “liberal-riformista” dove anche “Azione” potrebbe avere un ruolo (e un peso) in termini di spazio.

Calenda ha amletici dubbi, ma probabilmente ha già scelto tanto da arrivare a ricordare ai delfini del fu Silvio che «Se ci sarà spazio per collaborare, sarò felicissimo».

Certo, bisogna pur sottolineare che “Con Conte, Bonelli, Fratoianni, Salvini o Vannacci proprio non ce la faccio” per salvare la faccia ma, tradotto al concreto dal politichese, significa semplicemente “Ci sto, ma voi quanti posti e spazio mi date?”

Inoltre c’è il referendum che incombe e Calenda si è schierato per il “si” mentre la sinistra (con eccezioni di radicali e battitori liberi) si è schierata per il no.

Oltretutto oggi Forza Italia può offrire di più perché sa che con Calenda (e con i moderati di Lupi) supererebbe nettamente la Lega di Salvini guadagnandosi così il ruolo di visibile secondo partner di coalizione.

Nello schema classico tutto si combinerebbe, solo che la Meloni – bene attenta a calmare le anime più radicali al proprio interno – sta da tempo facendo una corte spietata a quello stesso “centro” e rischia così di conquistare buona parte di quell’elettorato.

Qualsiasi scelta farà, Calenda avrà comunque buoni argomenti per motivarla perchè questo è il grande vantaggio del centro, in un eterno pendolarismo tra destra e sinistra.

Il fiuto fa capire a Calenda che è meglio “stare di qua” ma visto poi che l’ex fidanzato Matteo Renzi “sta di là” in primis è una questione di pelle.

 

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Questo numero de IL PUNTO è stato scritto martedì 3 febbraio

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                        MARCO ZACCHERA   

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