L’album rock “Babele” di Stefano Attuario è poesia oscura e visione sonora
Stefano Attuario è un cantautore il cui lavoro si muove liberamente tra musica, poesia e immaginazione visiva. Dopo l’uscita dei singoli “Insetti,” “Amen” e “Arianna,” presenta “Babele,” un album molto atteso che segna un passo decisivo nella sua evoluzione artistica. Prodotto da Max Zanotti (The Elephant Man, Deasonika, Casablanca), Babele è concepito come un viaggio concettuale attraverso il caos interiore, la fragilità emotiva e la ricerca umana di redenzione. L’album si sviluppa come un mosaico di voci, immagini e sensazioni, dove il disordine diventa significato e la dissonanza rivela una bellezza inaspettata.
Con Babele, Attuario conferma la sua capacità distintiva di fondere parole, suono e simbolismo in un linguaggio personale e senza compromessi. Il disco abbandona i confini rigidi dei generi, unendo rock, darkwave e scrittura poetica in un paesaggio sonoro intenso e cinematografico. Strumenti acustici e sintetizzatori convivono in un costante gioco di luci e ombre, riflettendo i temi dell’album: contraddizione, vulnerabilità e trasformazione. Più che una semplice raccolta di canzoni, Babele si afferma come una dichiarazione profondamente introspettiva — un album che invita l’ascoltatore a confrontarsi con la confusione, ad accettare l’imperfezione e a trovare chiarezza nel caos.
Qual è stata la scintilla iniziale che ha dato vita a Babele come album concettuale? Babel è un impulso personale a scrivere canzoni. Babel rappresenta il mio caos personale, uno stato di confusione e disordine fatto di parole, gesti, immagini e pensieri accumulati nella mia mente, che chiedono libertà in forma scritta e musicale. In questo album ho trovato ordine nel caos, una bellezza nascosta nella dissonanza, dove ogni frammento trova il proprio posto in un quadro più ampio. Non ho pensato allo stile o al genere; ho scritto ciò che volevo, nel modo in cui volevo. È una scelta guidata dalla necessità di esprimere sentimenti e temi più diretti, come nelle canzoni “Insetti,” “Saliva Nera,” “Morfina” e “Arianna,” ma anche di esplorare aspetti più intimi, come in “Amen” e “Marlene.”
Scrivere Babelè stato più una necessità personale che una scelta consapevole; alcune canzoni sono così intime che mi hanno aiutato a trovare pace dentro me stesso.Descrivi Babele come la ricerca di un ordine nel caos — in che modo questa idea ha influenzato la scrittura dei brani? Le mie influenze musicali avranno sempre un impatto significativo su di me e sul mio stile; fanno parte del mio patrimonio musicale. Tuttavia, l’ispirazione si manifesta anche attraverso altre forme artistiche, come i dipinti di Goya, le fotografie di Gabriele Basilico, le poesie di Montale e Merini, e i libri di autori come William Seward Burroughs e Bukowski. Tutto ciò che cattura la mia curiosità diventa una fonte di ispirazione e, per fortuna, sono una persona curiosa.
Nemesi, il mio primo album, e Babele in realtà si completano a vicenda. Nemesi è stato presentato al pubblico con un approccio più cauto e riflessivo, sia nel suono che nei testi. Avevo bisogno di quel concetto per esplorare fino a dove potessi spingermi. Oggi, Babele rappresenta in qualche modo l’evoluzione di Nemesi, che, una volta compreso — e dopo aver ricevuto riscontri positivi sia all’estero che in patria, inclusi importanti riconoscimenti e premi — era finalmente pronto a mostrare senza riserve il mio vero lato artistico come cantautore. Più che un aggiornamento ai tempi attuali, è stato il desiderio di osare a spingermi a scrivere Babele, restando comunque fedele ai miei gusti musicali: dark, rock e new wave.
In che modo lavorare con Max Zanotti ha influenzato il suono e la profondità emotiva del disco? Max Zanotti, produttore e leader di band come The Elephant Man, Deasonika e Casablanca, che ha seguito la produzione, è stato fondamentale per Nemesi e ha avuto un ruolo ancora più significativo con Babele. Produttore con un background underground e indie, riflette un suono e un’attenzione ai dettagli che rispecchiano la mia visione della musica. Babele si presenta con un suono inquieto e aggressivo, ma era esattamente ciò che volevamo ottenere. Babeledoveva avere un suono unico, perché anche i temi e gli atteggiamenti che affronta sono diversi. Durante le sessioni in studio, discutendo dei testi e del concept dell’album e della copertina, abbiamo capito che dovevamo essere audaci e non avere paura di affrontare temi complessi e utilizzare un linguaggio espressivo. Anche nei videoclip, con il regista Amaro, che ha curato la produzione e la regia di Insetti e Amen, e con Davide Forleo per il video di Arianna, è stato chiaro che dovevamo osare, e così abbiamo fatto. Quando c’è un team che comprende il progetto ed è entusiasta di partecipare, tutto diventa coeso, naturale e molto più semplice, anche nella comunicazione del progetto, come nel caso dell’ufficio stampa Divinazione Milano.
Dopo l’uscita di Babele, verso quale direzione senti che si stia muovendo il tuo percorso artistico? Ho avuto l’opportunità di ascoltare una vasta gamma di musica, sia prima che durante la scrittura di Babele. Mi sono dedicato all’ascolto di album storici e recenti di artisti come Mark Lanegan, Nick Cave, Marlene Kuntz, Bachi da Pietra, The Elephant Man, Marilyn Manson, Teatro degli Orrori e Afterhours, solo per citarne alcuni. Questi artisti possono sembrare molto diversi tra loro, ma ognuno ha espresso, a modo proprio, temi di poesia, ribellione, disperazione e rinascita, tutti estremamente attuali e significativi. Anche durante le esibizioni dal vivo, queste emozioni vengono trasmesse e condivise con il pubblico. Con Babele, e anche grazie alla produzione di Max Zanotti, ho voluto restare fedele alle mie influenze musicali, creando un suono più grezzo e autentico, perfettamente in sintonia con ciò che ho scritto.
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https://www.youtube.com/watch?v=k21yzio4Agw











