PAOLO BATTAGLIA LA TERRA BORGESE: “SONO ANTINATALISTA”
Chi sono io. L’ennesima utopia di Paolo Battaglia La Terra Borgese. Il Critico d’arte si rivela e mostra nella propria reale natura: “Sono antinatalista convinto”
Non c’è nulla di cui meravigliarsi – dichiara Paolo Battaglia La Terra Borgese -. All’età di quasi quarant’anni, già genitore, cominciai a riflettere (e ci medito ancora tantissimo con intensa concentrazione anche spirituale) su certe evoluzioni di pensieri miei antinatalisti, e, devo dire, considerando profondamente il quesito natalità, col tempo sono arrivato a un fermo convincimento, persuadente, dolce e convincente: nessuno dovrebbe infliggere la nascita ad alcuno. Poi, nel prendere l’argomento sotto braccio filosofico, ho scoperto e felicemente appreso che questa mia idea è stata retta da illustri intellettuali, da Giacomo Leopardi a Thomas Ligotti, da Emil Cioran a Louis-Ferdinand Céline, da Peter Wessel Zapffe a Gustave Flaubert, da Arthur Schopenhauer a Howard Phillips Lovecraft, da Eugene Thacker a David Benatar e Albert Caraco; ho pure scoperto che esiste l’Antinatalismo, sorretto e diffuso da tantissimi gruppi, e che il più importante, di livello internazionale, pare che sia il Voluntary Human Extinction Movement (Movimento per l’estinzione umana volontaria).
Ripete Battaglia La Terra Borgese: nessuno ha il diritto di infliggere la nascita ad alcuno. Perché – continua -malattia e morte stanno al di fuori del potere umano, e agiscono sulla nostra vita da un’altra e più forte sfera di influenza. In questa sorta di rango vitale le forze sono ordinate gerarchicamente, le più alte influiscono sulle più basse, sui bisogni primari. E su tutte le forze domina la natura (che forse possiede la forza di per se stessa) con la bruttezza che tutti conosciamo. La celebre metafora “Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone, o morirà. Un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella, o morirà di fame”, è un proverbio motivazionale sull’importanza di iniziare a correre/lavorare duramente, sia che tu sia leone o gazzella. In altre parole: siamo nati per soffrire. Assegno perciò valore negativo alla nascita.
L’estetismo estetico che chiamiamo Etica (da ethos, greco: carattere/costume), col quale stabiliamo le ragioni logiche dietro ai comportamenti, è e rimane solo formalismo estetistico cerimoniale – dice Paolo Battaglia La Terra Borgese -, lo spiegano benissimo, almeno da Giotto in poi, le infinite opere figurative dedicate ai vizi e alle virtù. E tra i più “recenti” autori lo spiega altrettanto benissimo Jules Joseph Lefebvre col suo olio su tela “Allegoria dei vizi e delle virtù”. Il dipinto fa riflettere sul desiderio (o in-segnamento) di rispettare il nostro prossimo mentre il desiderio naturale ci vuole condurre altrove. L’opera, nella sua considerevole mole di centimetri (100×150), è doppiamente allegorica, perché, volente o nolente, allude e interpreta il poema allegorico del IV-V secolo d.C. di Aurelio Prudenzio, Psychomachia (dal greco psyché, anima, e máchomai, combattere), che descrive lo scontro tra virtù e vizi per il controllo dell’anima umana, e che rappresenta la lotta tra l’etica pagana e quella cristiana.
Dunque l’uomo diventa filosofo nella ricerca dell’identità tra ciò che è bello e ciò che è buono (Kalokagathia). E, suo malgrado, oltre alle sofferenze naturali, per mantenere una vantaggiosa unione tra i suoi simili, l’uomo si fa carico così del castigo che l’organizzazione sociale comporta, con tutte le ingiustizie, i dolori e le sofferenze del caso – dice il critico d’arte – in un’eterna ulteriore lotta, quella di aiutarsi l’un l’altro per ricondurre a unità i diversi contributi, obiettivo che travalica i confini della religione per farsi fenomeno antropologico assoluto.
L’antinatalismo è dunque una posizione filosofica ed etica che concede – aggiunge Paolo Battaglia La Terra Borgese -, correttamente, un valore negativo alla natalità, perché la nascita condanna inevitabilmente la nuova vita alla sofferenza e alla morte, senza il consenso del nascituro, senza contare l’ultra popolazione della Terra e il ridursi delle risorse.
Il piacere del giocattolo umano (figli che nascono a loro insaputa) insito nell’uomo – secondo Paolo Battaglia La Terra Borgese -, dovrebbe invece lasciare posto, a una forte e più intelligente personalità, capace di liberare la Terra dall’uomo.
Questo mio ragionamento – conclude il Critico d’arte – vuole anche essere, con pressione, un’istanza o comunque un’utopia, di un chiarimento impegnativo, non convenzionale né manierato, interpretativo di nuovi credo. Credo di dire qualcosa di vero e di reale in merito al tema della natalità, l’emozione di una notizia, un modo filosofico tra la cultura e l’incultura. Occorre distoglierci, decisamente, da certe speranze e certe teme, e desautorarne le istituzioni alla radice.
Paolo Battaglia La Terra Borgese (Piazza Armerina, 28 luglio 1960) è un influente critico d’arte, saggista e figura pubblica italiana. È noto per la sua attività di divulgatore e studioso, focalizzata sull’educazione al gusto estetico e sull’analisi delle correnti artistiche attraverso i secoli. Nel corso del 2025 e all’inizio del 2026, Battaglia La Terra Borgese ha continuato la sua prolifica attività di analisi critica, pubblicando riflessioni su vari maestri e movimenti. A Gennaio 2026 ha pubblicato riflessioni su Raoul Dufy e le sue regate a Deauville, analizzando il contributo dell’artista all’arte moderna. Sempre a Gennaio 2026 ha presentato “Utopie“, un’analisi critica rivolta a “un mondo che verrà”. A Settembre 2025 ha approfondito il tema dell’Espressionismo, definendolo una “tendenza eterna” che riappare ciclicamente nella storia dell’arte. A Ottobre 2025 ha condotto studi sulla storia del paesaggio all’acquerello, esplorandone le dinamiche evolutive fino al XIX secolo. Con i suoi Contributi Principali all’analisi su Maestri Classici e Moderni ha prodotto testi critici su artisti come Jan Vermeer, René Magritte, Mario Sironi e lo scultore Mario Pachioli. Oltre ai saggi e agli articoli pubblicati su testate specializzate, il Critico è autore di diversi volumi e, con Tematiche ricorrenti, la sua critica si distingue per un approccio che lega l’arte alla società e alla coscienza dell’artista. Battaglia La Terra Borgese sostiene che l’arte sia il segno attraverso cui l’uomo si distingue dagli altri esseri e che la critica non debba mai considerarsi esaustiva, ma parte di un dialogo continuo con l’opera e il pubblico.











