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Ciclone Harry, FederTerziario Balneari: “Fino a 300mila euro per ricostruire uno stabilimento. Manca la prevenzione, così la costa scompare”

L’atto di accusa del presidente FT Balneari Giuseppe Mancarella: “Siamo zombie che camminano, il turismo balneare sta morendo sotto i colpi delle mareggiate e dell’indifferenza istituzionale” 

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Oltre all’emergenza più recente causata dal ciclone Harry, la realtà quotidiana degli stabilimenti balneari italiani è costantemente esposta ai rischi derivati dagli eventi meteorologici. Lo rileva il presidente di FederTerziario Balneari, Giuseppe Mancarella, che denuncia come “ogni anno, solo con le mareggiate considerate ‘ordinarie’, uno stabilimento balneare ha un danno compreso tra 20 e 50mila euro“. Costi che si aggiungono a quelli ordinari di gestione che, tra canone demaniale, gestione dei rifiuti e del lido, raggiungono almeno 100mila euro annui. Con gli eventi estremi e catastrofici, come il ciclone Harry, i conti diventano ancora più insostenibili: “Nelle regioni direttamente coinvolte ci sono stati diversi stabilimenti completamente distrutti, ci vorranno almeno 250-300mila euro per ricostruire una singola struttura“.

 

Nel mirino del presidente Mancarella l’assenza totale di politiche di difesa delle coste: “La costa è un bene pubblico, ci sono territori importanti a rischio, parchi che stanno sparendo. Manca però un impegno condiviso e strutturato di tutti i soggetti in campo”. E le opportunità per migliorare la situazione si perdono per evidenti carenze amministrative: “Di recente sono usciti bandi con milioni di euro a disposizione per rifacimenti e barriere finalizzati a tutelare la costa, eppure le nostre pubbliche amministrazioni, nella maggior parte dei casi, hanno disertato queste grandi occasioni per avviare la tutela di un patrimonio comune inestimabile dal punto di vista naturalistico ed economico”. Restano, inoltre, le criticità legate a un sistema che fatica a superare le secche della burocrazia: “Per pulire la sabbia, per togliere le plastiche dalla spiaggia durante l’inverno, siamo costretti ad agire noi privati e spesso a interloquire con diversi enti, un processo particolarmente farraginoso che complica la nostra azione“.

 

L’assenza di un sistema adeguato di protezione penalizza un settore che attualmente continua a essere un pezzo strategico della piccola e media impresa italiana con le sue oltre tremila aziende che rischiano di essere spazzate via, non solo dagli eventi atmosferici. “La Bolkestein è una spada di Damocle che ci fa vivere un senso di precarietà: hanno ‘salvato’ tutti, attività sportive, idroelettriche, albergatori, ma si sono dimenticati di noi – prosegue Mancarella -. I balneari sono considerati sacrificabili eppure rappresentiamo migliaia di piccole attività familiari che contribuiscono al benessere economico nazionale, offrendo servizi e promuovendo la tutela delle coste”. Il giudizio sulla direttiva comunitaria è netto: “Anziché promuovere la concorrenza, come successo già altrove, arriveranno le multinazionali che si prenderanno tutto“. E chi pagherà? Di sicuro i cittadini: “I miei colleghi di Carrara, della Versilia, di tutta la parte che è già andata a gara, dicono che dove hanno vinto le multinazionali i prezzi si sono quadruplicati. Questo è il futuro che ci aspetta“.

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