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Platone sostiene che possono gli umani essere belli ma, non avendo i più bellezza interiore, non hanno armonia, quindi non vivono felici. Comunque, pur così volti alla disunione, riescono a vivere talora gratificanti momenti di unione. Le Olimpiadi, a esempio, dalla prima istituzione in Grecia nel 776 a. C., parvero sancire una tregua tra le città-stato sempre in guerra. Nel nostro tempo dovrebbero, come rileva il politico sudcoreano Bau Ki-moon, sancirla tra i cinque continenti proprio con il “riunire gli individui senza distinzione di età, razza, classe, religione, capacità, sesso, orientamento sessuale o identità di genere”. Plauso alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 (6-22 febbraio), XXV Giochi olimpici invernali che rimarranno nella memoria per lo svolgimento nelle norme e la suggestiva chiusura nell’Arena di Verona. Ci vuole rispetto, e di reciproco rispetto parlava Pierre de Coubertin, fondatore dei Giochi olimpici moderni. Rispetto ch’egli riteneva essere “il fondamento primo del mantenimento della pace fra i popoli”. Deficit, purtroppo, il generale rispetto, pertanto nel globo terrestre ancora guerre, scontri di popoli e società, di culture, di individui: i sapientes, quasi in toto, permangono nella selva oscura. E gli esseri umani indifesi subiscono e in ogni tempo ricercano la giustizia. Sono folli a ricercarla. “Crede in un mondo più giusto e più vero: Michele ‘o pazzo è pazzo davvero”, cantava in anni ormai lontani Rino Gaetano (1950-1981), cantautore ironico nella denuncia sociale. Nulla è mutato: nel ruotare del tempo dalla comparsa della civiltà, o delle civiltà, che dir si voglia, nulla muta, tutto scorre in forme simili nella sostanza. Non vogliono gli esseri umani mutare. E oggi, per di più, sono tallonati dall’IA. A quale prezzo verranno dall’Intelligenza Artificiale, loro creatura, in toto superati? Ma torniamo alle situazioni del sapiens che potrebbe attuare quella svolta tanto osannata per la quale nei fatti non si impegna. Le difficoltà a livello globale dell’attuale vita umana (ma non sono le difficoltà mai mancate in ogni età) fanno tornare a riflettere su “Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”(1996) del politologo statunitense Samuel P. Huntington, quel mutamento, dopo la fine del bipolarismo, da lui annunciato in conferenze e articoli sin dai primi anni Novanta, idest quel conflitto tra l’Occidente, criticato per la convinzione dell’universalità della propria cultura e volto di conseguenza all’imperialismo, e le altre civiltà. E Huntington non mancava di considerare: “Le frontiere dell’Islam grondano sangue”, vale a dire il mutamento degli equilibri di potere tra le diverse civiltà, il calo dell’influenza dell’Occidente. Uno scontro ch’egli vedeva di culture, più che di ideologia ed economia. A quel tempo, però, per una visione di ottimismo, ci si soffermava maggiormente su Francis Fukuyama, altro politologo statunitense che, con l’avvento della globalizzazione guidata dalla liberal-democrazia occidentale prefigurava in “La fine della storia e l’ultimo uomo” (1992) un mondo finalmente pacificato. Poi meditò su quanto stava avvenendo e fu costretto in “La grande distruzione” (1999), in “L’uomo oltre l’uomo. Le conseguenze della rivoluzione tecnologica” (2002) e nei successivi Saggi, a rettificare la sua concezione, ad ammettere, per l’avanzare tecnologico, pericolosi cambiamenti demografici e sociali, con selezione embrionale, discriminazione sessuale e genetica, con il ridursi dei giovani ed il moltiplicarsi degli anziani, molti dei quali, nel diffondersi dei nuovi strumenti, in difficoltà nella gestione della vita quotidiana. E nel problema identitario tanti altri problemi a dividere, a rendere ancor più difficile la pace. Se l’ottimismo in Fukuyama advolavit , maggiormente advolat nei terrestri del presente tempo con identità che diventano “trappole per catturare e dividere i popoli”, come riflette l’ex politico Giuseppe Pisanu, e aggiunge che “è pazzesco pensare che le tre grandi religioni monoteiste, tre rami della famiglia di Adamo, siano destinate a scontrarsi e non, invece, a vivere pacificamente, pur nelle loro diversità”. E ci si scontra per tanto altro ancora, dato che su tutto si può trovare il pretesto per essere divisivi. E sono i sapientes costretti a fare i conti con cervelli sempre più fumanti di certi loro simili, e paiono anche attanagliati dall’angoscia di aggiungersi, proprio loro, alle migliaia di specie estinte, senza ricevere memoria, senza che nessuno possa considerare i sapientes gli estinti illustri. Scomparire, finire per sempre nell’era che verrà, lontanissima sì ma sentita incombente, in una Terra non più ospitale ch’essi stessi hanno, però, contribuito a rendere tale. Amleto, un solo essere, ebbe il suo cantore, il genere umano potrà finire nel nulla senza che di esso resti memoria. E la mente si volge al cielo, al cosmo, all’universo. Modelli mentali errati quelli dei sapientes, producono nella realtà fallimenti, ma è da questi che s’avviano quei processi di conoscenza che potrebbero in un futuro lontano, lontanissimo, produrre altrove possibilità di vita nuova. E la missione Plato dell’Agenzia Spaziale Europea, mappa stellare per individuare un pianeta come la Terra, da oltre quindici anni lavoro scientifico cui partecipa l’Italia (Agenzia Spaziale Italiana, Istituto Nazionale di Astrofisica, Università di Padova) con ricercatori e industrie, è alla ricerca di pianeti rocciosi orbitanti nella cosiddetta zona di abitabilità, dove l’acqua potrebbe restare liquida. Il satellite, con 26 telescopi per l’osservazione di migliaia di astri, verrà lanciato tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Si prevede che potrebbe, in circa un quinquennio, scoprire oltre 5000 nuovi esopianeti, tra cui 500 paragonabili alla Terra. Ovviamente ha una rotta, la PIC (Plato Input Catalog), 290000 stelle, scelte tra i 2 miliardi di stelle osservate dal satellite Gaia, Secondo il prof. Giampaolo Piotto, guida del gruppo che ha definito la struttura del catalogo, il PIC è “un passo essenziale per sapere dove cercare esopianeti analoghi alla Terra”. Si sta portando avanti una vera indagine statistica che comincia a farci pensare realtà, non più fantascienza, un pianeta come la Terra. E in questo caso il sapiens, a differenza dell’Ulisse dantesco, spericolato “per seguir virtute e canoscenza”, va alla ricerca nella speranza che la sua esistenza possa in un altrove proseguire.
Antonietta Benagiano











