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Fascicolo sanitario elettronico, “Nel Lazio adesioni troppo basse, è un campanello d’allarme”

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Magi (Omceo Roma): No a imposizioni dall’alto, serve équipe per farlo funzionare

 

 

Roma. “Il Lazio è stata tra le prime Regioni a portare avanti e a concludere il percorso relativo al Fascicolo sanitario elettronico. Tuttavia, uno strumento di questo tipo non può essere alimentato semplicemente imponendo un obbligo dall’alto. È necessario, piuttosto, che il Servizio sanitario regionale metta in campo un’organizzazione capace di coinvolgere tutti i professionisti, dai medici agli infermieri, fino agli stessi pazienti, che devono essere adeguatamente informati e messi nelle condizioni di partecipare attivamente alla gestione della propria salute e del proprio Fascicolo sanitario elettronico”. Lo spiega il presidente dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma, Antonio Magi.

 

Il riferimento è anche ai dati ricordati dal presidente della Regione, Francesco Rocca, secondo il quale nel Lazio l’adesione al Fascicolo è inferiore al 20%, mentre in altre Regioni si raggiunge anche il 70%. Per Magi “si tratta di un vero e proprio campanello d’allarme: occorre domandarsi perché un’informazione così importante non si sia diffusa in modo adeguato. Probabilmente non è arrivata a molti cittadini, ma ciò che sorprende maggiormente è che anche numerosi professionisti sanitari non abbiano aderito a questo strumento. Quando l’adesione è volontaria e richiede la comprensione del funzionamento, dei vantaggi e degli eventuali limiti, le persone maturano scelte più consapevoli. Se, invece, prevale la logica dell’imposizione, il risultato è quello che oggi è sotto gli occhi di tutti, con una percentuale di adesione ancora troppo bassa”.

 

Antonio Magi richiama quindi con forza il concetto di équipe multiprofessionale. “Le diverse professioni sanitarie esistono perché ciascuna è fondata su uno specifico percorso di studi e su competenze ben definite. Oggi, però, non è più possibile ragionare in termini di singolo professionista: bisogna pensare e operare come gruppo. Anche quando si parla di prescrizioni è necessario evitare messaggi fuorvianti. La prescrizione è un atto medico, ma l’infermiere fa parte di un’équipe in cui il medico si occupa della diagnosi e della cura, mentre l’infermiere si concentra principalmente sull’assistenza. Lavorando all’interno dello stesso gruppo, può accadere che l’infermiere richieda un presidio sanitario, ma sempre nell’ambito di una diagnosi già formulata”.

 

Gli esempi aiutano a chiarire il concetto. “Se viene richiesto un pannolone- sottolinea Magi- significa che a monte esiste una diagnosi di incontinenza. Se si prescrive una carrozzina elettrica con determinate caratteristiche e che costa 50mila euro, è perché una valutazione clinica ha stabilito che quella specifica soluzione è necessaria per quella specifica condizione. Tutto rientra in un percorso condiviso dall’équipe multiprofessionale”.

 

“L’errore- ribadisce il presidente dell’Omceo Roma- è continuare a pensare che i problemi possano essere risolti da una singola categoria: le criticità del Sistema sanitario si affrontano solo lavorando insieme, e il primo a beneficiarne è proprio il paziente, che viene preso in carico nel modo più appropriato”.

 

Per spiegare l’importanza del lavoro di squadra, Antonio Magi ricorre a una metafora. “Pensiamo al pit-stop nelle gare automobilistiche: ai tempi di Tazio Nuvolari poteva durare anche 40 minuti, perché mancava una suddivisione specializzata delle competenze. Oggi, proprio grazie alla professionalità specifica di ciascun componente del team, il pit-stop dura appena quattro secondi: un tempo che può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta”.

 

Il presidente dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma rivolge infine un pensiero al piccolo Domenico, morto a Napoli dopo un trapianto di cuore. “In casi come questo- conclude- è evidente che non si tratta del fallimento di un singolo, ma di un’équipe. Se non si interviene sulle modalità organizzative che non hanno funzionato e ci si limita a perseguire solo i singoli errori, il problema non si risolve e rischia di presentarsi nuovamente”.

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