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Mirandolina

di Marina Carr da La locandiera di Carlo Goldoni

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dramaturg e traduzione Monica Capuani

regia Caitríona McLaughlin

scene e costumi Katie Davenport

luci Paul Keogan

musiche Anna Mullarkey

produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda, Teatro Nazionale Croato di  Fiume – HNK Rijeka

in accordo con The Agency (London) Ltd, 24 Pottery Lane, London W11 4LZ, per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay

spettacolo inserito nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026

 

Personaggi e interpreti

Padre               Alex Cendron

Fiori                 Denis Fasolo

Rip                  Riccardo Gamba

Ethel                Margherita Mannino

Mirandolina     Gaja Masciale

Bisnonno         Giancarlo Previati

Fabrizio           Massimo Scola

Alba                Andrea Tich

Madre              Sandra Toffolatti

 

 

Da martedì 10 marzo è in scena al Teatro Elfo Puccini Mirandolina, coproduzione del Teatro Stabile del Veneto con Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda, Teatro Nazionale Croato di Fiume, che ha debuttato il 5 febbraio scorso a Treviso. La drammaturga irlandese Marina Carr firma una riscrittura radicalmente contemporanea della Locandiera di Goldoni, ambientandola in una bettola di Dublino, dove una giovane Mirandolina di oggi, interpretata da Gaja Masciale, fronteggia un ambiente ostile e misogino, intrappolata in un destino che non ha scelto. Un testo che ci parla di sopraffazione e violenza, diretto da Caitríona McLaughlin, regista attiva tra Londra, New York e Dublino dove ha diretto l’Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda

 

A quasi trecento anni dalla sua prima rappresentazione a Venezia, La locandiera di Carlo Goldoni è ancora tra i capolavori più noti e rappresentati del repertorio italiano. E se l’autore asserisce, nelle sue avvertenze al lettore, di voler fare della sua protagonista, Mirandolina, l’esempio della ‘barbara crudeltà’ e dell’‘ingiurioso disprezzo’ delle donne che si burlano dell’amore degli uomini, l’effetto che sortisce La locandiera è quello di un’esaltazione sincera dell’intelligenza femminile. In questa, come in altre opere dell’autore veneziano, è evidente la rivalutazione della donna come figura ispirata e consapevole delle proprie scelte.

Mirandolina è al centro di una vicenda animata dallo smottamento di dinamiche di classe e relazioni sociali che risultano quantomai attuali. Nella commedia emerge chiaro il concetto illuminista di autodeterminazione dell’individuo, particolarmente significativo proprio perché portato avanti da un personaggio femminile, che nel testo della drammaturga irlandese Marina Carr trova nuove inedite aderenze con il presente.

 

Mirandolina esamina la vita di una giovane donna smarrita e degli ammiratori e predatori che la circondano. In questo clima, le giovani donne non sono mai state così in pericolo o in balia delle bugie che vengono loro propinate su ogni aspetto del loro essere.

È una pièce sulla paura, la paura femminile e sul prezzo che viene estorto a queste ragazze che osano reagire. Una scrittura potente e asciutta che indaga l’animo umano senza lasciare scampo, creando connessioni tra epoche (il ‘700 goldoniano e il presente) e culture (quella italiana e quella irlandese).

 

Marina Carr è nata a Dublino nel 1964. Il padre era un drammaturgo, la madre una poetessa. Dal 1989 ha cominciato a scrivere per il teatro, dando inizio a una carriera che l’ha resa uno dei nomi più significativi della drammaturgia contemporanea irlandese e della drammaturgia contemporanea di lingua inglese tout court. Le sue opere includono Audrey or Sorrow, Girl on an Altar, Hecuba, Ariel, By the Bog of Cats, On Raftery’s Hill, Portia Coughlan, The mai. Woman & Scarecrow, The Cordelia Dream, Marble, 16 Possible Glimpses, The Map of Argentina, IGirl. The Boy, The God and his Daughter e gli adattamenti Blood Wedding, Anna Karenina, To the Lighthouse.

 

Caitriona McLaughlin è nata nel Donegal e ha studiato scienze presso la University of Ulster prima di dedicarsi al teatro. È stata Direttore Associato dell’Abbey Theatre dal 2017 al 2020, dove ha diretto The Great Hunger di Patrick Kavanagh (con Conall Morrison), Citysong di Carys D. Coburn (ITTA nomination Best New Play), On Raftery’s Hill di Marina Carr (per il quale ha vinto il Best Director ai 2019 ITTA) e Two Pints di Roddy Doyle, che ha avuto un’ampia tournée in Irlanda e negli Stati Uniti. Ha inoltre collaborato con diverse compagnie teatrali e operistiche su entrambi i lati del confine. A Londra ha diretto numerose produzioni, focalizzandosi principalmente sulla nuova drammaturgia. Nel 2007 ha ricevuto una Clore Fellowship e in seguito ha trascorso sei estati con la LAByrinth Theatre Company di New York sviluppando nuovi testi per i direttori artistici John Ortiz e il compianto Philip Seymour Hoffman. In quegli anni Caitríona ha anche diretto diverse opere a New York, tra cui Killers and other Family (parte degli OBIE award-winning Hilltown Plays) e spettacoli per Atlantic Theatre, Rattlestick e Bard Summerscape.

 

Gaja Masciale, 28 anni, è nata a Terlizzi, in provincia di Bari. Diplomata all’Accademia Nazionale Silvio d’Amico, è attiva tra teatro, tv e cinema, dal debutto nel 2020 in Sul più bello di Alice Filippi (e successivi sequel), a I leoni di Sicilia diretta da Paolo Genovese. La sua ultima apparizione sugli schermi è nel film Duse, il lavoro di Pietro Marcello in concorso al Festival di Venezia 2025, nel quale interpreta Cecilia, chiamata a lavorare con la Divina.

 

 

Dalle note di regia di Caitríona McLaughlin

Gli uomini dicono male delle donne, perché non sanno comandarle   Carlo Goldoni (1753)

 

Sono cresciuta sulla costa nord-occidentale dell’Irlanda, in una piccola città affacciata sul bordo d’Europa — un luogo in cui le lezioni dei miei antenati vengono portate dal vento, dalla spuma del mare e dalle storie che raccontiamo. Quell’eredità è custodita nelle rocce e nelle pietre sotto i nostri piedi, nella tenacia della nostra gente. È una parte d’Irlanda economicamente povera, selvaggia e piovosa, dove gli edifici raramente resistono al passare del tempo, ma dove le tradizioni orali, la musica e le storie sopravvivono.

Camminando per Treviso, posando la mano su edifici secolari e locande che sono sopravvissute a guerre, alluvioni e al tempo stesso, percepisco lo splendore dell’ingegno umano che risale a Goldoni e oltre. È qui, in strade come queste, che Carlo Goldoni scrisse La locandiera nel 1753, dando vita a Mirandolina — una donna spiritosa, autonoma e brillante, che attraversa un mondo dominato dagli uomini affermando la propria indipendenza. La commedia di Goldoni celebra l’intelligenza e l’autonomia, mentre rivela silenziosamente la misoginia e la fragilità dell’autorità maschile. Scriveva ciò che vedeva accadere intorno a lui. Sono certa che il talento duraturo di Goldoni sia rimasto nel nostro canone proprio perché il suo lavoro parlava di tutti noi: persone comuni, vita quotidiana, osservazione sociale. Usando la sua comprensione della comicità per attirare il pubblico, gli toglieva la maschera, esponendolo a sé stesso con tutte le proprie debolezze, difetti e idiosincrasie, preparando così il terreno per il Verismo e il realismo sociale italiano del Novecento.

Più di un secolo e mezzo dopo, nel 1910, Lady Augusta Gregory, cofondatrice del Teatro Nazionale d’Irlanda, l’Abbey Theatre, portò Mirandolina al pubblico irlandese. L’adattamento di Gregory fu molto più di una traduzione: selezionò e modellò i classici europei per metterli «in chiave delle nostre commedie di campagna», rendendoli vivi per attori e spettatori irlandesi. Aveva compreso che il teatro poteva introdurre nuove idee, riflettere la società e mettere in discussione le percezioni — il tutto intrattenendo.

In questa produzione Marina Carr dà vita a Mirandolina con la sua inconfondibile intensità e profondità di sguardo. Il suo lavoro di drammaturga è sempre stato impavido, esplorando la complessità delle vite delle donne, i loro desideri e i rischi che affrontano nel rivendicare la propria autonomia. Qui colloca Mirandolina in un ristorante italiano a Dublino, mettendo in luce come fascino, arguzia e resilienza restino strumenti necessari per le donne in un mondo ancora colmo di pericoli e disuguaglianze.

 

 

Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33, Milano

Prezzi: intero € 38/34 | <25 anni € 15 | >65 anni € 23 | online da € 16,50

Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021

Orari: martedì e venerdì ore 19.30 | mercoledì, giovedì  e sabato ore 20.30 | domenica ore 16.00

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