Politici internazionali, attivisti e gruppi della diaspora elogiano il governo provvisorio del CNRI
Mentre la terra trema sotto la dittatura clericale in Iran, in seguito all’ultima ondata di rivolta popolare e alla morte della “Guida Suprema” del regime, l’ayatollah Ali Khamenei, il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) ha proclamato un governo provvisorio per trasferire la sovranità al popolo iraniano. La decisione, annunciata il 28 febbraio 2026, si basa sul Piano in Dieci Punti della presidente-eletta Maryam Rajavi, che da tempo promuove una repubblica laica, democratica e non nucleare, che pone l’accento sulla parità di genere, la separazione tra religione e Stato, libere elezioni e una pacifica coesistenza regionale.
Il messaggio della signora Maryam Rajavi agli iraniani sollecita la protezione dei civili (in particolare bambini e anziani), l’unità contro i resti del regime clericale e qualsiasi restaurazione monarchica, e il sostegno alle Unità di Resistenza. Il CNRI ha inquadrato questo come il culmine di decenni di opposizione organizzata, con il governo provvisorio che affonda le sue radici concettuali nel 1981. L’annuncio ha ricevuto rapidi appoggi da una vasta gamma di personalità politiche internazionali di primo piano, parlamentari e voci della diaspora iraniana, molti dei quali hanno scritto direttamente su X nelle ore successive alla dichiarazione. Queste reazioni evidenziano una spinta per un cambio di regime guidato dal popolo e il rifiuto di alternative sia teocratiche che monarchiche.
Le principali dichiarazioni di supporto includono:
- John Baird (ex ministro degli Esteri canadese) ha pubblicato due post elogiando Rajavi definendola “Una donna molto coraggiosa e audace! Con un piano!” e sollecitando l’attenzione sul Piano in Dieci Punti per il popolo iraniano.
- Candice Bergen (ex leader e parlamentare conservatrice canadese) ha espresso l’auspicio che gli iraniani possano scegliere liberamente il proprio governo, osservando che il piano “offre proprio questo: dare al popolo iraniano la possibilità di decidere” in materia di libertà, uguaglianza e opportunità.
- Lilia Lemoine (deputata argentina schierata con Javier Milei) ha evidenziato il Consiglio della Resistenza “presieduto da una donna” dopo oltre 40 anni di attesa della caduta del regime teocratico, chiedendosi perché alcune parti della sinistra trattino le donne peggio degli animali.
- Edita Tahiri (ex vice primo ministro e ministro degli Esteri del Kosovo) ha appoggiato pienamente il trasferimento della sovranità al popolo sotto la guida di Rajavi, collegandolo a più ampi progressi in termini di libertà.
- Alejo Vidal-Quadras (ex vicepresidente del Parlamento Europeo) ha chiesto una rivolta di massa in Iran per sostenere il governo ad interim e rovesciare il “regime criminale e terrorista”, affermando il desiderio di una repubblica democratica laica.
- L’ex senatrice colombiana e candidata alla presidenza Ingrid Betancourt ha pubblicatoil messaggio della signora Rajavi, affermando: “L’Iran deve procedere verso la democrazia; l’appello di Rajavi è un primo passo verso l’unità nazionale”.
- Petras Austrevicius (membro del Parlamento Europeo) ha dichiarato che il gruppo “Amici di un Iran libero” sostiene l’annuncio del governo provvisorio del CNRI, secondo cui il regime dei mullah “deve andarsene”.
- Dorien Rookmaker (ex eurodeputata) ed Els Ampe hanno espresso la speranza di un Iran libero, in linea con la visione democratica del CNRI; Rookmaker ha indicato la necessità del Piano in 10 Punti di ottenere il sostegno democratico e l’autodeterminazione degli iraniani.
- Miguel Ángel Rodríguez (ex presidente della Costa Rica) ha definito il manifesto di Rajavi “di grande importanza” alla luce degli attacchi all’Iran.
- Tony Clement (ex ministro canadese) e Janez Janša (ex primo ministro sloveno) si sono uniti al coro di appelli per una transizione democratica.
Le voci provenienti dagli Stati Uniti hanno amplificato lo slancio:
- Rudy Giuliani ha duramente criticato Reza Pahlavi (figlio dello scià deposto) per essersi posizionato come leader di transizione, sostenendo che Pahlavi non ha “quasi nessun sostegno” all’interno dell’Iran e che tornare alla monarchia dopo aver cacciato i mullah sarebbe “una formula per il disastro”.
- Kyle Olson ha condiviso i dettagli di un’intervista con la signora Rajavi in cui sono delineati i pilastri del piano: separazione tra religione e Stato, libertà di espressione e di riunione, uguaglianza di genere, indipendenza della magistratura, libero mercato, status non nucleare e coesistenza pacifica.
- Bill Mitchell ha descritto il “piano dettagliato” della Resistenza come una chiara alternativa alla tirannia clericale, attribuendo alla pressione simile alle politiche dell’era Trump il merito di avere incrinato il regime.
- Maria Ryan, Cheryl Wetzstein, Donna M. Hughes e Rudy Gersten hanno celebrato il momento, con Gersten che ha evidenziato legami personali e familiari di lunga data con gli eventi e del CNRI.
- Erika Grey ha annunciato una prossima intervista con Ali Safavi, membro della Commissione Affari Esteri del CNRI, in merito all’avvio della diplomazia del governo provvisorio.
Commentatori e attivisti dei media, tra cui Hanan Abdullatif (che ha condiviso i messaggi completi della signora Rajavi in arabo), Felicity Gerry KC, Anwar Malek e Miguel Ángel Rodríguez, hanno ripubblicato appelli all’unità e alla protezione dei civili. Robert Ward (consigliere del Regno Unito) ha ribadito il suo sostegno a lungo termine al piano del CNRI, tra le speranze di un “Iran libero, laico e democratico”.











