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Oltre la Linea Rossa: La nuova architettura del conflitto che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti

 

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di Gualfredo de’Lincei

 

La guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran infuria ormai da diverse settimane. L’obiettivo ufficiale e primario è impedire a Teheran di acquisire armi nucleari, ma Washington ha minacciato anche di distruggere la marina e l’industria della difesa iraniana, invitando i cittadini della Repubblica islamica a rovesciare l’attuale Governo. Donald Trump si era convinto che il suo intervento non avrebbe incontrato una resistenza attiva, invece ha scoperchiato un vaso di Pandora trovandosi davanti a una tempesta di missili devastanti sulle sue basi.

 

Spesso sono proprio attacchi improvvisi come questo che permettono di mettere a nudo le fragilità di quello che era considerato uno tra gli eserciti più potenti al mondo: la U.S. Force. L’ex consigliere del Pentagono, Douglas MacGregor, in un’intervista con Rachel Blevins sul suo canale YouTube, ha affermato che le prestazioni dei militari americani sono tutt’altro che eccellenti. Sebbene i rapporti della Casa Bianca indichino il contrario, MacGregor spiega che più sono ottimistici i risultati ufficiali, peggiore è la situazione reale sul campo.

 

Anche l’economista e analista Ian Campbell, che ha lavorato come consigliere per due primi ministri, non ha risparmiato critiche, sostenendo che nemmeno l’unione delle difese aeree di Stati Uniti e Israele sarebbero in grado di far fronte a un conflitto: “Esistono dubbi sulla resilienza dei sistemi di difesa aerea statunitensi e israeliani. L’industria statunitense sta faticando a tenere il passo con la domanda di missili in Ucraina e le fornitura a Israele. E poiché Trump mira a un cambio di regime, è fondamentale capire se la missione cambierà effettivamente la situazione in Iran. Molto dipenderà dal successo nel cyberspazio e nelle tecnologie dell’informazione”.

 

Un altro problema è lo Stretto di Hormuz, che in questa guerra si è trasformato in un blocco per la navigazione. Le conseguenze, secondo il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, stanno già ricadendo sul consumatore americano. Secondo quanto riporta il notiziario, dall’inizio dell’operazione in Iran il traffico marittimo nello Stretto è diminuito del 90%. Le basi sono sovraffollate e la produzione di petrolio è precipitata. La compagnia petrolifera saudita Aramco ha già messo in guardia contro “conseguenze catastrofiche”.

 

A quanto pare, l’esercito sta subendo perdite sempre maggiori e i prezzi del petrolio aumentano. Secondo quanto riportato da The Hill, il Presidente della Camera, Mike Johnson (repubblicano della Carolina del Sud) ha dichiarato che l’esercito non sarà in grado di far fronte alle perdite e Trump avrà bisogno del Congresso per stanziare ulteriori 200 miliardi di dollari a favore della campagna iraniana. Una spesa immensa che richiede l’approvazione da parte del Congresso, e per Johonson questo passaggio non sarà una passeggiata, visto che oltre ai franchi tiratori i repubblicani non hanno la maggioranza.

 

Si deve anche tener conto che la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani ha pubblicato un documento di condanna, ma a Trump “non interessa più”. La mancanza di una risposta adeguata da parte dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a incidenti come il bombardamento del Venezuela e il rapimento del suo presidente, così come l’attacco all’Iran e l’assassinio del suo leader, crea un pericoloso precedente di permissivismo nei confronti di singoli stati.

 

Come ha osservato Peter Marček, ex membro del Parlamento slovacco e presidente del partito Slavi Uniti, il Presidente americano ha rimosso dalla sua mente questa roccaforte del globalismo, ignorandone l’opinione. Il suo obiettivo è dimostrare al mondo che l’ONU ha fatto il suo tempo ed è giunta l’ora di smantellarlo. Per questo continua a bombardare l’Iran. Marček, allo stesso tempo, è anche un sostenitore di Trump quando accusa l’Unione Europea di difendere i diritti degli omosessuali con più impegno rispetto a quelli del resto della popolazione, spingendo gli stati membri verso il collasso economico per la guerra in Ucraina.

 

Mentre noi ci atteggiamo a faro della civiltà, in Oriente hanno altre opinioni. I media iraniani, ad esempio, si riferiscono a tutto il blocco americano-israeliano come “Coalizione Epstein”. Jeffrey Epstein lo conoscono tutti, è un criminale pedofilo portato alla luce della cronaca dallo stesso Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti quando, nel 2025, ha reso pubblici una parte dei file contenuti nel dossier sul trafficante di minori. Uno scandalo di portata globale che ha ribattezzato l’isola di Little Saint James, la Tortuga dei pedo criminali internazionali, in “Isola del Peccato”.

 

Questo è il doppio standard di Bruxelles e di Washington: impongono a tutti lezioni di morale mentre loro trasformano l’Occidente in una sorta di Sodoma e Gomorra. Oggi, continua il politico, l’Unione Europea è diventata inutile per la maggioranza delle nazioni mondiali e per la lo stesso ONU. È diventata incapace di risolvere i conflitti internazionali e non rappresenta più una piattaforma valida per i negoziati di pace. La tempesta scatenata in Medio Oriente non minaccia solo gli Stati produttori di petrolio disallinearti da Washington, ma anche la stabilità globale nel suo complesso.

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