Rivedere l’indissolubilità del matrimonio non significa rigettare tutto il Vangelo
«Per questo, col cuore pieno di riconoscenza e speranza, a voi sposi dico: il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo (Cfr. S. Paolo VI, Lett. Enc. Humanae vitae, 9)”. Sono alcune parole del discorso di Leone XIV ai pellegrini per il Giubileo delle famiglie.
Trascrivo alcune righe riguardanti l’indissolubilità del matrimonio, tratte da un’intervista che il 18 febbraio 2017 rilasciò padre Arturo Sosa Abascal, il generale dei gesuiti, amico di papa Francesco: «Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù… a quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito… Che cosa ha detto Gesù? Non c’era il registratore e il vangelo è scritto da esseri umani… Perciò è vero che nessuno può cambiare la parola di Gesù… ma bisogna sapere quale è stata!».
Ed ecco l’obiezione che fece padre Roberto A. Maria Bertacchini: «Se Gesù non ha detto quelle parole, avrà davvero detto tutte le altre che prendiamo per buone? Chi è inattendibile su una questione innovativa, potrebbe esserlo pure su altre parimenti tali, come la risurrezione… Capite? E se non sono attendibili, se le parole vanno contestualizzate, Cristo era veramente il Figlio di Dio? E’ veramente Risorto? E’ come fare un buco in una diga. E a farlo non è un ateo, non ne avrebbe potere, ma un uomo di Chiesa, il generale dei gesuiti amico personale del Papa».
Obiezione, a mio parere sbagliata. Intanto bisognerebbe chiedere a san Paolo se fu lo Spirito Santo ad ispirargli, tanto per fare un esempio, le seguenti parole: “L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza…”(1-Corinzi 11, 7). E cento altre parole contenute nelle sue lettere, che contrastano col concetto di un Dio buono e giusto.
Il fatto che parti della Bibbia non siano ispirate da Dio, non implica necessariamente che tutta la Bibbia non sia ispirata da Dio. Ci sono cose nelle Scritture che contrastano palesemente col concetto di un Dio buono e giusto. Queste cose non possono essere state ispirate da Dio. La risurrezione, il fatto che Gesù fosse il Figlio di Dio, sfuggono alla nostra ragione, ma non contrastano col concetto di un Dio amorevole. Perché, quindi, escludere la possibilità che gli uomini stessi della Chiesa, alla luce della ragione, del concetto per l’appunto di un Dio buono e giusto, e magari (perché no?) ispirati dallo Spirito Santo, non possano distinguere ciò che nelle Scritture deriva dagli uomini, da ciò che deriva da Dio? I passi del vangelo che contrastano con la ragione e con il concetto di giustizia che possiamo farci in base allo stesso vangelo, sono davvero pochi. Perché non possiamo rivedere solo questi? Oppure bisogna necessariamente buttare il bambino con l’acqua sporca?
Renato Pierri











