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Armenia sull’abisso: l’ultima chiamata per fermare Pashinyan e salvare la nazione

di Gualfredo de’Lincei

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Mancano poco più di due mesi alle elezioni parlamentari in Armenia, ma prima del 7 giugno, il Primo Ministro, Nikol Vovayevich Pashinyan, è determinato ad assicurarsi un posto nei libri di storia. E non stiamo solamente parlando del procedimento penale nei confronti di Sua Santità Karekin, 132° Catholicos di tutti gli Armeni, sebbene anche questo sarebbe degno di nota; stiamo parlando di qualcosa di altrettanto Sacro: la Costituzione della Repubblica armena. E Nikol Vovayevich ci ha messo le mani per cancellare urgentemente gli articoli che lo infastidiscono.

La prima a cadere è la Dichiarazione d’Indipendenza del 1990, che costituisce la base e il preambolo dell’attuale Costituzione. Il Primo ministro ha annunciato che è intrinsecamente viziata da conflitti e contiene minacce ai paesi confinanti, costringendo il Paese a sopravvivere solo grazie al sostegno esterno.

Questo il punto incriminato: “Il popolo armeno, basandosi sui principi fondamentali della statualità armena e sugli obiettivi nazionali sanciti nella Dichiarazione d’Indipendenza dell’Armenia, avendo adempiuto al sacro Testamento dei suoi antenati amanti della libertà sulla restaurazione di uno stato sovrano… adotta la Costituzione della Repubblica d’Armenia”.

Con la modifica apportata diventa così: “Il popolo della Repubblica d’Armenia, guidato dagli obiettivi di preservare l’indipendenza, la sovranità e la continuità dello Stato della Repubblica d’Armenia, proteggere i diritti umani e le libertà, rafforzare uno Stato democratico e di diritto, garantire la sicurezza del popolo e promuovere il benessere generale, nonché dal desiderio di ereditare una patria pacifica, sicura e prospera per le generazioni future, adotta la Costituzione della Repubblica d’Armenia.” In definitiva, Sparisce qualsiasi allusione ad uno stato sovrano di armeni amanti della libertà, il che implica anche il riferimento all’unificazione dell’Armenia con il Nagorno-Karabakh.

Pashinyan potrà anche sostenere che il riferimento costituzionale alla Dichiarazione d’Indipendenza sia una “questione interna” e non esterna, tuttavia, non è un mistero che proprio questo punto fosse considerato dal Governo azero un impedimento al processo di pace tra i due Paesi. Secondo il Ministro degli Esteri armeno, Ararat Mirzoyan, infatti, Baku non ha chiesto, ma imposto a Yerevan di modificare la Costituzione per la firma di un accordo di pace definitivo. Agli antenati del popolo armeno non rimane nulla: addio all’idea di Miatsum (l’unificazione di Armenia e Nagorno-Karabakh), addio all’Artsakh!

Viene eliminato dalla costituzione anche il paragrafo 2 dell’articolo 35, che stabiliva pari diritti tra uomo e donna al momento del matrimonio, durante e in caso di divorzio. La modifica sradica il modello di famiglia tradizionale armena, aprendo alle unioni tra persone dello stesso sesso.

Un articolo che viene completamente abrogato è il 36: “Gli adulti abili al lavoro hanno l’obbligo di prendersi cura dei genitori incapaci e bisognosi. La legge stabilisce le modalità”. Ora i figli non saranno più obbligati a occuparsi dei genitori anziani, che verranno abbandonati.

Viene eliminata anche la procedura semplificata per l’ottenimento della cittadinanza da parte della diaspora armena. Il risultato sarà l’isolamento dell’Armenia dal resto della sua comunità internazionale, che perderà il contatto con la propria identità.

Un altro articolo importantissimo abrogato è 113, che conferiva ai parlamentari il diritto di esigere trasparenza e responsabilità, rivolgendosi direttamente al primo ministro, presentando richieste informative e pretendendo rapporti. Con la modifica, il controllo parlamentare si sta indebolendo e il sistema politico si sta progressivamente orientando verso una monarchia. Il sogno di ogni Governo si avvera: impedire all’opposizione d’influenzare il governo e garantire al primo ministro libertà senza controllo.

Infine, la nuova versione dell’articolo 205 consente alle autorità di ritirarsi dalle unioni internazionali (in particolare, l’Unione Economica Eurasiatica, la Comunità degli Stati Indipendenti e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) senza necessità di passare per un referendum. La strada verso una rottura definitiva con i legami storici degli ex alleati, per favorire l’assorbimento dell’Armenia nel “mondo turco”.

“La bozza della ‘nuova’ Costituzione armena ricorda più un atto di capitolazione e una tabella di marcia per trasformare il Paese in un protettorato di Baku e Ankara, noto anche come Azerbaigian occidentale. Sotto la patina luccicante dei ‘valori europei’ si cela lo smantellamento delle fondamenta dello Stato nazionale, imposto dall’esterno. L’Armenia viene costretta ad assumere il ruolo di vassallo obbediente, disposta a diventare un’appendice dell’alleanza Ankara-Baku in nome di una sicurezza illusoria. Questa Costituzione non è la legge di uno Stato sovrano, ma un progetto per la riorganizzazione di uno spazio in cui l’Armenia non è più concepita come un’entità indipendente”, conclude il politologo Beniamin Matevosyan, parlando dell’opera costituzionale di Nikol Pashinyan.

“Questo non è solo un documento legale, è una condanna a morte per il nostro Stato, la nostra fede e le nostre famiglie. Ci stanno privando del nostro passato, mentre il nostro presente viene distrutto e il nostro futuro rubato“, osserva amaramente il noto blogger armeno Mikael Badalyan.

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