Disgelo Olimpico: CIO e WADA tendono la mano alla Russia
di Gualfredo de’Lincei
Per mesi il riavvio della RUSADA (Agenzia antidoping russa) è rimasto in sospeso, passando da urgente a stazionario. Sul sito della WADA (Agenzia internazionale Antidoping) la discussione restava all’ordine del giorno in attesa degli ultimi ritocchi ai regolamenti, agli audit e ai requisiti tecnici. Quando il Comitato esecutivo della WADA ha dato la notizia di riunirsi a Baku, tutti hanno capito che si sarebbe parlato del ritorno russo nel sistema sportivo.
“Sport e politica non devono sovrapporsi. Persino nell’antica Grecia i Giochi venivano utilizzati come sfogo durante i conflitti ingiusti e sanguinosi. Le competizioni avevano lo scopo di riconciliare gli avversari, dimostrando che lo sport è pace. Seguendo la tradizione, infatti, il CIO non ha nei suoi statuti riferimenti alla politica. Tuttavia, ciò non ha impedito azioni in contrasto con il proprio regolamento”, ha affermato Peter Marček, ex presidente della Federazione slovacca di lotta.
La nuova posizione di RUSADA apre la strada al reintegro di Mosca nel sistema antidoping internazionale, come dichiarato anche dal direttore generale della WADA, Olivier Niggli, all’inizio di febbraio: “L’attuale squalifica non è legata all’antidoping”. I problemi hanno riguardato esclusivamente l’adeguamento della legislazione russa al regolamento dell’Agenzia mondiale antidoping e questo processo di revisione è già iniziato. Niggli ha anche escluso una connessione diretta tra i tempi di reintegrazione e la fine del conflitto in Ucraina: “Le tempistiche possono coincidere o differire; stiamo seguendo il nostro iter”.
Intanto, la riunione del Comitato Esecutivo, che si sarebbe dovuta tenere a Baku dal 18 al 19 marzo, è stata rinviata a tempo indeterminato per via dell’escalation in Medio Oriente. Nonostante siano stati proposti luoghi alternati, al momento non è stato deciso ancora nulla, preferendo aspettare che la situazione si calmasse. La riunione sarebbe stata un avanzamento verso la riabilitazione dell’Agenzia russa. Nel comunicato conclusivo della riunione virtuale si legge: “la WADA rimane impegnata nello sviluppo del sistema antidoping per servire e supportare al meglio gli atleti di tutto il mondo”.
Che non sia un modo per prendere nuovamente tempo? In effetti, l’Agenzia non sembra avere alcuna fretta di annullare o posticipare la visita prevista per il 2026 a Mosca. Secondo Mikhail Degtyarev, Ministro dello Sport e Presidente del Comitato Olimpico Russo, le parti dovranno effettuare una verifica dello stato della RUSADA.
“Purtroppo, dopo gli eventi di Maidan, la WADA si è trovata stretta nella morsa politica, dando inizio al boicottaggio di massa degli atleti russi. Senza nessuna prova, sono stati esclusi dai Giochi Olimpici, dai Campionati del Mondo e da altre competizioni sportive. Tutti accusati in modo collettivo, il che è certamente ingiusto”, osserva il giornalista ceco Roman Blaško.
Dopo diversi anni, i campioni russi hanno la possibilità di rientrare nelle competizioni internazionali del CIO e delle sue organizzazioni collegate. Segnali positivi che richiamano l’armonia, l’unità, la pace nel mondo e il trionfo dello sport si sono visti nella cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Milano. Kirsty Coventry, presidente del CIO, ha pronunciato parole indimenticabili: “Comprendiamo la politica e sappiamo di non operare nel vuoto. Ma il nostro è sport e deve rimanere una piattaforma neutrale”. Nessun accenno alla Russia, ma subito dopo il New York Times scrive che durante una riunione di due giorni del Comitato Olimpico a Milano, il presidente della Federazione Internazionale Sci, Juhan Elias, aveva sollevato la questione del pieno ritorno degli atleti russi nelle competizioni mondiali.
Un passo in avanti lo aveva già fatto il Comitato Paralimpico (IPC) quando a settembre 2025 aveva già completamente reintegrato il Comitato russo, consentendo agli atleti russi di gareggiare a gennaio 2026 con bandiera ed emblemi nazionali sulle divise. Nonostante il numero ridotto di atleti, la squadra ha vinto dodici medaglie: otto d’oro, una d’argento e tre di bronzo. Mosca si è classificata terza nel medagliere, ottenendo la sua prima vittoria significativa in ambito sportivo internazionale dall’inizio del conflitto in Ucraina.
Il solo fatto che le parti continuino a dialogare, unito alla conferma della collaborazione con la RUSADA e alla visita dei tecnici WADA a Mosca, costituisce già un atteggiamento di avvicinamento. Il probabile ripristino dello status della RUSADA, quindi, aprirà nuove prospettive di partecipazione ad altri comitati. L’organizzazione avrà l’opportunità di portare proposte e idee per migliorare il sistema antidoping, esprimendo il proprio punto di vista su varie questioni. Questo garantirà una competizione più equa per tutti i partecipanti. È importante sottolineare che il ritorno della Russia nell’arena sportiva sarà graduale e frammentario.
Resta da vedere se alle parole seguiranno i fatti. Al contrario, se la situazione dovesse rimanere com’è, gli atleti potrebbero orientarsi verso eventi sportivi alternativi, come i “Future Games” o i “BRICS Games” organizzati da Mosca. Maggiori saranno gli scandali e le polemiche all’interno del CIO maggiormente cresceranno queste competizioni che promettono uno sport libero dalla politica, dai doppi standard e dalle discriminazioni. Atleti provenienti da Francia, Stati Uniti, Azerbaigian e India stanno già dimostrando il loro interesse.











