| PRODUZIONE VIOLA PRODUZIONI – CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE
L’INIZIATIVA PROMUOVE LA CANDIDATURA DELLA CANZONE CLASSICA NAPOLETANA A PATRIMONIO DELL’UMANITÀ
Alessandro Longobardi
ERA DI MAGGIOIl racconto di due secoli di musica napoletana
con Marco Guidolotti sax e clarinetto | Valerio Vantaggio percussioni | Daniele Bonaviri chitarra solista | Felice Tazzini tastiere | Stefano Nunzi contrabbasso
e la partecipazione di
Scritto e diretto da STEFANO REALI
30 MARZO 2026 – 21:00 |
| Il 30 marzo 2026 il palcoscenico della Sala Umberto di Roma ospita Era di Maggio, un evento teatrale e musicale che attraversa due secoli di storia, cultura e identità partenopea, nato a sostegno della candidatura della canzone classica napoletana a Patrimonio dell’Umanità.
Era di Maggio non è un semplice concerto ma un percorso scenico in cui musica, parole e immagini dialogano e raccontano. Oggi la canzone napoletana conserva la sua capacità di parlare al presente: riflette la cultura urbana, le tensioni sociali, la malinconia e la gioia di vivere di una città in continua trasformazione. Il repertorio storico, reinterpretato con strumenti contemporanei e accompagnato da nuove immagini audiovisive, rimane vivo e universale. La sua lezione è chiara: la musica può raccontare una comunità, attraversare il tempo e parlare a chiunque, ovunque nel mondo. Al centro dello spettacolo ci sono il regista Stefano Reali e l’attrice cantante Clotilde Sabatino. Stefano Reali sarà il pianista e voce narrante della serata. Dal suo pianoforte nasce ogni passaggio dello spettacolo: da lì si avviano le esecuzioni musicali e prende forma il racconto. Attraverso la sua voce Clotilde Sabatino guida il racconto, attraversandone epoche, personaggi e atmosfere. È lei a guidare il pubblico lungo questo percorso, dando vita a una serie di immortali figure femminili della canzone napoletana. Accanto a loro ci saranno Leandro Amato, attore e performer di prosa e musical, e l’orchestra dal vivo, composta da alcuni tra i più noti musicisti italiani dell’area jazz e pop. Durante l’esecuzione, alle spalle degli artisti prendono vita proiezioni visive che supportano e amplificano il racconto. Le immagini attingono sia a materiali di repertorio — fotografie, filmati e documenti — sia a contenuti visivi generati tramite intelligenza artificiale, utilizzati in chiave evocativa per ricreare le atmosfere del tempo e trasportare lo spettatore nel contesto storico in cui queste canzoni sono nate. Era di Maggio non è soltanto uno spettacolo, ma un viaggio culturale che intende rafforzare il riconoscimento internazionale della canzone napoletana come patrimonio universale, sottolineandone la capacità, ancora oggi intatta, di attraversare epoche e confini e di parlare a pubblici diversi in tutto il mondo. |
| CENNI STORICI
La canzone napoletana affonda le sue radici nella Scuola Napoletana, attiva dal Cinquecento al primo Novecento, che ha segnato profondamente la storia della musica occidentale. Da questa tradizione nasce anche la cosiddetta “Sesta Napoletana”, una figurazione armonica distintiva che ha influenzato compositori europei e, nel tempo, linguaggi musicali come il jazz e il blues. I conservatori napoletani — originariamente orfanotrofi — formarono generazioni di musicisti destinati a incidere sulla scena europea, contribuendo alla nascita dell’opera comica e dell’opera buffa, dove musica e drammaturgia popolare si incontrano. Già dal Settecento, con autori come Domenico Cimarosa, la musica si avvicina alla vita quotidiana: romanze e serenate raccontano emozioni universali e si diffondono oltre i teatri, diventando patrimonio popolare. Parallelamente, compositori come Donizetti e Bellini integrano elementi napoletani nelle loro opere, creando un dialogo continuo tra musica colta e tradizione. Tra Ottocento e Novecento, autori come Salvatore Di Giacomo, Eduardo Di Capua, Vincenzo Russo e Libero Bovio trasformano la canzone in racconto sociale, dando voce a una città segnata da profondi cambiamenti: la perdita di centralità dopo l’Unità d’Italia, l’emigrazione, la povertà urbana, ma anche una straordinaria capacità di resistenza culturale. Canzoni come Era de Maggio, ’O Sole Mio, I’ te vurria vasà e Voce ’e notte diventano così memoria condivisa, capaci di attraversare generazioni. Nel Novecento la tradizione si rinnova e si apre a nuove contaminazioni: dal teatro musicale di Raffaele Viviani alla custodia di Roberto Murolo, fino alla dimensione internazionale di Renato Carosone e Domenico Modugno. Le riletture urbane di Claudio Mattone e Pino Daniele conducono questa eredità verso linguaggi contemporanei, mentre la continuità popolare trova oggi espressione anche nel successo di Gigi D’Alessio. |




