Naufragi: Save the Children, 37 vite spezzate in un solo giorno in mare, mentre le politiche europee continuano a privilegiare la deterrenza alla protezione delle persone
L’Organizzazione ribadisce la richiesta di un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare le persone in pericolo e l’apertura di canali regolari e sicuri verso l’Europa, che garantiscano il rispetto dei diritti umani
Le 19 vite spezzate al largo della Libia, a cui se ne aggiungono almeno altre 18 nel Mar Egeo, non sono una tragedia inevitabile, ma il risultato diretto di politiche europee che continuano a privilegiare la deterrenza alla protezione delle persone, fra cui migliaia di bambini e bambine. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, commentando il naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, nel quale hanno perso la vita 19 persone, probabilmente per ipotermia.
Il team di Save the Children, presente a Lampedusa, è operativo per garantire una risposta ai bisogni immediati dei 58 sopravvissuti, tra cui ci sono 7 minori, di cui 4 non accompagnati. Alcuni dei superstiti, tra cui un bambino, hanno avuto bisogno delle cure dei sanitari.
Sono quasi 34.500 le persone morte o disperse in tutto il Mediterraneo dal 2014 nel tentativo di raggiungere un futuro possibile in Europa, solo quest’anno sono state più di 800. Tra queste ci sono anche molti bambini, oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni[1].
L’assenza di un meccanismo europeo coordinato di ricerca e soccorso costringe migliaia di uomini, donne e minori a viaggi sempre più pericolosi, lasciando il salvataggio al caso, alla fortuna o alla buona volontà dei singoli Stati. Finché l’UE non sceglierà vie sicure e un sistema strutturato di soccorso, continueremo a piangere morti evitabili nel Mediterraneo.
Save the Children ribadisce con determinazione la richiesta di aprire canali regolari e sicuri verso l’Europa, che garantiscano il rispetto dei diritti umani, e di attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare le persone in pericolo, operando nel rispetto del diritto internazionale e dando prova di quella solidarietà che è un valore fondante dell’Unione Europea, e chiede che non venga sanzionata e limitata l’azione delle imbarcazioni – siano esse organizzazioni non governative o mercantili – che salvano vite in mare.










