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Cisgiordania: Save the Children, il numero dei minori palestinesi sfollati è decuplicato nel 2026 a causa della violenza dei coloni

 

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L’Organizzazione chiede ai governi di esercitare pressioni sulle autorità israeliane affinché pongano fine a tutte le politiche e pratiche discriminatorie che contribuiscono al clima di coercizione in Cisgiordania.

 

Il numero dei minori palestinesi costretti ad abbandonare le proprie case a causa della violenza dei coloni è decuplicato nel 2026 rispetto alla media dei tre anni precedenti[1]. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Un’analisi di Save the Children sui dati delle Nazioni Unite relativi alla violenza dei coloni in Cisgiordania ha rilevato che 685 minori sono stati sfollati nei primi tre mesi del 2026, rispetto a una media di 63 nello stesso periodo dei tre anni precedenti. Nei primi tre mesi del 2025 sono stati sfollati complessivamente 122 bambini, 17 nel 2024 e 51 nel 2023[2].

Solo a gennaio, c’erano circa 350 minori tra i quasi 700 palestinesi sfollati forzatamente da nove comunità, con la violenza dei coloni spesso agevolata o facilitata dalle forze di sicurezza israeliane. Intere comunità sono state sfollate[3].

Inoltre, quest’anno, 7 minori palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania e 35 feriti dai militari e dai coloni israeliani, di cui 22 dai coloni stessi, quasi equivalente a tutti i minori feriti dai coloni nel 2023 (37) e nel 2024 (33) [4].

Le famiglie palestinesi vivono sotto la costante minaccia di attacchi da parte dei coloni, che hanno ripetutamente incendiato case, veicoli e terreni agricoli, distrutto o rubato bestiame e commesso aggressioni violente e intimidazioni sotto la minaccia delle armi[5].

La recente escalation in Medio Oriente ha reso ancora più difficile la situazione in Cisgiordania. L’intensificarsi delle operazioni militari ha aumentato il rischio di caduta di detriti a seguito di intercettazioni missilistiche, unitamente a un aumento dei checkpoint e delle chiusure stradali.

Bambini e adolescenti segnalano di essere sempre più spesso molestati e aggrediti mentre si recano a scuola, con conseguente riduzione della frequenza scolastica e del tempo di apprendimento, oltre ad accrescere la paura e il disagio psicologico tra studenti, genitori ed educatori[6].

Le restrizioni alla circolazione hanno ulteriormente isolato le comunità palestinesi vicino agli insediamenti e agli avamposti, creando condizioni simili a quelle di un assedio.

Il rapido deterioramento della situazione fa seguito all’approvazione da parte del governo israeliano di misure che consentono ai coloni di acquisire o occupare terreni in Cisgiordania con una supervisione governativa minima, nonostante la Corte Internazionale di Giustizia e successive risoluzioni delle Nazioni Unite abbiano dichiarato gli insediamenti israeliani illegali secondo il diritto internazionale[7].

Khalid*, 15 anni, originario del sud della Cisgiordania, è stato colpito da colpi d’arma da fuoco sparati dai coloni mentre si trovava nel suo villaggio. Non era la prima volta, essendo già stato ricoverato in ospedale in seguito a un’aggressione da parte dei coloni. Ha raccontato all’organizzazione partner di Save the Children: “di avere visto questa volta la morte con i suoi occhi”.

Il padre di Khalid, Abedalrahman*, ha dichiarato: “La prima cosa che ho pensato quando l’ho visto è stata: ‘È finita, il mio ragazzo non c’è più'”.

L’organizzazione partner di Save the Children sta supportando Khalid, facilitando il suo accesso ai servizi per garantirgli protezione, benessere e supporto psicosociale.

Kareem*, 16 anni, vive in un villaggio rurale della Cisgiordania. Mentre va a scuola, viene spesso molestato e aggredito dai coloni, che a volte lo picchiano, gli rubano lo zaino e gli strappano i libri. Descrive il suo tragitto verso la classe come “il sentiero della paura”.

«Siamo solo a tre mesi dall’inizio del 2026 e la violenza dei coloni ha raggiunto livelli sconvolgenti. Questi attacchi hanno lasciato i minori palestinesi senza casa e li hanno terrorizzati con un’impunità pressoché totale. Bambini e adolescenti delle comunità rurali e beduine, così come quelli che si spostano tra le città per andare a scuola o al lavoro, sono ripetutamente in pericolo. Nel corso degli anni i minori palestinesi sono stati uccisi, feriti, molestati e intimiditi dai coloni israeliani. Hanno assistito alla distruzione e al danneggiamento delle loro case e scuole, oltre ad essere stati separati con la forza dai genitori e dai parenti. Ora sono minacciati da nuove leggi oltraggiose che violano il diritto internazionale. Il nostro team segnala dei bambini a cui è stato diagnosticato un disturbo da stress tossico, dovuto al trauma continuo e persistente. Questo ambiente, caratterizzato da violenza supportata dallo Stato, discriminazione razziale, perdita di persone care, detenzione e distruzione di case e scuole, sta distruggendo le aspirazioni e il futuro dei bambini palestinesi e devastando la loro salute mentale. Tutto questo deve finire. Il mondo non può distogliere lo sguardo dal Territorio Palestinese Occupato» ha dichiarato Ahmad Alhendawi, Direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa orientale.

Save the Children chiede ai governi di esercitare pressioni sulle autorità israeliane affinché pongano fine a tutte le politiche e pratiche discriminatorie che contribuiscono al clima di coercizione in Cisgiordania. È necessario porre fine alla violenza supportata dallo Stato e agli attacchi perpetrati dai coloni, garantendo al contempo che i responsabili siano chiamati a risponderne e che le persone colpite ricevano un risarcimento completo.

Save the Children opera nel Territorio Palestinese Occupato dal 1953, con una presenza permanente dal 1973. Collabora con partner per sostenere i minori colpiti dalla violenza delle forze israeliane e dei coloni, contribuendo alla distribuzione di beni di prima necessità e alla creazione di spazi sicuri per i bambini.

In tutta la Cisgiordania, direttamente e tramite partner, l’Organizzazione sostiene la salute mentale e il benessere psicosociale dei minori e di chi si prende cura di loro e garantisce l’accesso a un’istruzione sicura e inclusiva. E’, inoltre, il principale fornitore di sostegno economico in Cisgiordania.

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