Gocce di vita persa
La sua vita come un bicchiere
pieno di acqua minerale
con un grande buco in fondo,
senza tempo di riempirsi
ha perso tutte le gocce.
Nel suo petto, per un attimo,
ha abitato un urlo
che nessuno ha ascoltato.
Il cantiere era una trappola,
con la logica muta
delle cose che cadono.
Prima di morire si è guardato le mani:
senza passero, senza fiori, senza alba.
Erano rive vuote, promesse interrotte,
dove il lavoro è divenuto
seme mai fiorito.
Non ha avuto tempo di pensare
che poteva fare lui
con questo mondo di tanta morte;
il sangue di corvo
dentro lo sguardo l’ha divorato.
E tanto per dire addio, ha provato
ad andare avanti,
ad arrivare all’ospedale impossibile.
Avanti, avanti, unito al buio,
coperto dal silenzio
dei suoi abiti appiccicati.
La morte con il vestito nero
ha nascosto ratti nel suo sangue,
e l’addio, con le labbra morte,
ha bevuto il suo alito
riempendo le sue parole
di niente.
La poesia nasce dal ricordo e dalla memoria di Vincenzo Romano, operaio di 39 anni di Vibonati, tragicamente scomparso durante i lavori nel cantiere dell’alta velocità ferroviaria a Sicignano. L’opera intende restituire in forma poetica il peso della sua vita interrotta, l’urlo silenzioso di un uomo che non ha avuto tempo di completare il suo viaggio.Il titolo, “Gocce di vita persa”, evoca il gesto iniziale della poesia: un bicchiere colmo d’acqua che si svuota improvvisamente, metafora della vita spezzata di Vincenzo.
Yuleisy Cruz Lezcano











