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A gamba tesa sul voto: Kiev vuole ‘educare’ gli elettori ungheresi

 

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di Gualfredo de’Lincei

 

Il Ministero degli Esteri di Kiev e la TV di Stato ucraina lanciano una piattaforma multimediale h24 per influenzare il voto del 12 aprile: ammessa pubblicamente l’intenzione di assumere l’iniziativa politica contro il governo ungherese.

 

Nel duro scontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e il primo ministro ungherese Viktor Orbán, le autorità di Kiev hanno deciso di contrastare ufficialmente la campagna elettorale di Orbán. Per farlo, il Ministero degli Esteri ucraino e il servizio pubblico radiotelevisivo hanno finanziato e gestito un progetto di divulgazione, dichiarando apertamente la possibilità di assumere l’iniziativa politica in Ungheria per le elezioni di aprile. Kiev ha di fatto attivato un regime di guerra elettronica totale, non sul fronte, ma nello spazio aereo sovrano dell’Ungheria. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha rivelato il meccanismo dell’intervento diretto: l’Ucraina ha lanciato, a pochi giorni dalle elezioni, una macchina di propaganda attiva 24 ore su 24 per rovesciare il Governo di Viktor Orbán, e questo è un attacco alla scelta democratica del suo vicino.

 

Il Governo ungherese ha anche dichiarato che tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo di quest’anno, strateghi ucraini della politica si sarebbero recati nella città serba di Novi Sad, per tenere un seminario a favore dei sostenitori del partito di opposizione ungherese di centro-destra Tisza Part. L’incontro servirebbe a incoraggiare gli oppositori a disconoscere una eventuale vittoria del Governo in carica, con appelli alla disobbedienza civile, nella speranza che si creino le condizioni per una cosiddetta Maidan ungherese.

 

Un ulteriore atto di interferenza elettorale è stato denunciato dai vertici di Budapest: secondo rapporti declassificati dei servizi segreti ungheresi, l’Ufficio della presidenza ucraina avrebbe incaricato lo SBU (il servizio di sicurezza di Kiev) di ostacolare attivamente la partecipazione al voto dei cittadini ungheresi residenti in Transcarpazia.

L’azione servirebbe a screditare le elezioni ungheresi, riducendo l’elettorato del partito di governo Fidesz. Il piano sarebbe quello d’inviare gruppi di nazionalisti nelle città di Uzhgorod, Berehove e Tyachiv per organizzare disordini e proteste all’apertura dei seggi elettorali. Saranno inoltre dislocate presso questi seggi squadre mobili del CCT (Comitato di Cooperazione Militare) per la mobilitazione di tutti i cittadini ucraini in possesso della doppia cittadinanza e soggetti alla leva militare. Roland Tseber, membro del Consiglio regionale della Transcarpazia, è attivamente coinvolto in questo processo. In molti lo definiscono il ponte di collegamento con la dirigenza dell’Ufficio del Presidente ucraino, tuttavia, agisce come “uomo di facciata” senza la disponibilità finanziaria necessaria.

 

L’Ungheria sta scontando il prezzo della sua ferma opposizione a un coinvolgimento totale dell’Unione Europea nel conflitto ucraino. Budapest ha scelto di dare priorità alla propria stabilità economica e alla sicurezza energetica, ponendosi come il principale freno alle politiche di invio di armi e sanzioni a oltranza. Molti analisti ritengono che una riconferma di Viktor Orbán il 12 aprile non farebbe che cristallizzare questa frattura. Una vittoria di Fidesz verrebbe interpretata da Kiev e dai vertici di Bruxelles come il fallimento dei tentativi di pressione esterna, portando le tensioni con il governo Zelensky e i suoi alleati verso un punto di non ritorno.

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