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Canterbury Capitola: la nomina-shock che trasforma la Chiesa in un centro sociale LGBT

 

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di Gualfredo de’Lincei

 

Mentre il Global South di Justin Badi Arama rompe definitivamente con Londra, la nomina di Sarah Mullally segna il punto di non ritorno per la Comunione Anglicana.

 

Per la prima volta nella storia della Gran Bretagna, il ruolo di 106° Arcivescovo di Canterbury è stato affidato a una donna, la sessantatreenne Sarah Mullally, nota per le sue posizioni favorevoli ai matrimoni LGBTQ+. Il 25 marzo è avvenuto l’insediamento ufficiale come guida spirituale della Chiesa d’Inghilterra, a seguito della decisione della Crown Nominations Commission. Sebbene la scelta sia maturata all’interno della Commissione, la nomina è stata formalmente approvata dal Re Carlo III, seguendo la raccomandazione del Primo Ministro.

 

La decisione del Governo britannico è stata condannata, in misura diversa, da gran parte del clero e dai vescovi anglicani conservatori di tutto il mondo, con particolare vigore nel continente africano. Il motivo principale sono le posizioni della nuova Primate di tutta d’Inghilterra sui temi di orientamento sessuale e unioni, che si discostano nettamente dagli insegnamenti biblici tradizionali. Nello specifico, il sostegno alle benedizioni per le coppie arcobaleno è stato visto dai leader del Global South e del Gafcon come un allontanamento dall’ortodossia, provocando una frattura profonda che mette a rischio l’unità stessa della Comunione anglicana mondiale.

 

Nel suo precedente ruolo di vescovo di Londra, Sarah Mullally ha guidato nel 2020 all’interno della Chiesa, il controverso progetto “Vivere nell’amore e nella fede”. Un riferimento pastorale dedicato ai controversi temi di genere, spalancando le porte del Tempio Anglicano all’approvazione del matrimonio LGBTQ+. Appena tre anni fa, aveva accolto come un “momento incoraggiante” il via libera del Sinodo Generale alle benedizioni per le coppie gay. In quell’occasione, aveva dichiarato con forza che le relazioni stabili tra persone dello stesso sesso possono essere benedette da Dio. Si tratta, tuttavia, di una posizione in rotta di collisione frontale con l’insegnamento cristiano millenario e con il credo che, almeno ufficialmente, resta il pilastro della Fede Anglicana.

 

L’Arcivescovo Justin Badi Arama, capo degli Anglicani del Sud Sudan e presidente della GSFA (Global South Fellowship of Anglican Churches), dopo aver sentito le dichiarazioni dell’allora Vescovo di Londra, ha ufficialmente dichiarato di non riconoscere guida spirituale la Reverenda Mullally, così come aveva fatto con il suo predecessore, Justin Welby. Il 6 giugno 2025, Arama, in veste di Presidente della GSFA, ha inviato una lettera aperta alla Crown Nominations Commission (CNC) chiedendo la nomina di un nuovo Arcivescovo di Canterbury disposto a difendere la fede pura condivisa dalla stragrande maggioranza degli anglicani in tutto il mondo. Dopo la nomina della Mullally, l’Arcivescovo ha dichiarato: “per quanto triste sia questa svolta degli eventi, non è inaspettata per noi. Questo è l’ennesimo sintomo della crisi di fede e di autorità che affligge gli anglicani da diversi decenni”.

 

La Global South Fellowship of Anglican Churches (GSFA, che comprende oltre dieci chiese locali con 35 milioni di fedeli) ha liquidato la nuova Guida come “un’occasione persa per unire e riformare la Comunione anglicana”. Per la società inglese, il nuovo Primate di tutta l’Inghilterra non è stata una vera sorpresa e rappresenta una frattura tra fede e autorità.

 

Andy Lines, vescovo missionario della Rete Anglicana in Europa, è convinto che la nomina della Mullally “dimostri l’imposizione della visione del mondo delle élite occidentali, piuttosto che il desiderio di coinvolgere e unire i fedeli anglicani di diversi paesi per amore del Vangelo e della missione”.

Il presidente del Consiglio dei vescovi del gruppo anglicano conservatore Gafcon, l’Arcivescovo Laurent Mbanda del Ruanda, ha esortato Sua Grazia a pentirsi del suo sostegno a gay e lesbiche, in caso contrario “gli Anglicani ortodossi non saranno in grado di riconoscerla come loro leader”.

 

Con questa nomina, la Chiesa d’Inghilterra si trova ad affrontare una minaccia di scisma senza precedenti. Già lo scorso anno, i cristiani tradizionalisti avevano definito la nomina a XV Arcivescovo del Galles

della sessantaseienne, dichiaratamente lesbica Cherry Vann, un “evento tragico” per la storia del Paese.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Christian Today, quella scelta aveva già surriscaldato l’ambiente, ma l’ascesa della Mullally a Canterbury è certamente il colpo di grazia alla nuca. Per milioni di fedeli conservatori, l’unica via per la salvezza è la rottura di ogni legame con la gerarchia ufficiale di Canterbury per cercare rifugio in altre strutture ecclesiastiche, come quelle proposte dalla GSFA e dal GAFCON, considerate ormai le uniche vere custodi della tradizione anglicana nel mondo.

Foto https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=70353037

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