Rifugiati rohingya sbarcano a Ulee Madon, nell’Aceh settentrionale (Indonesia), nel novembre 2023.
© UNHCR/Amanda Jufrian
17 aprile 2026
UNHCR: il 2025 è stato l’anno più letale mai registrato per i movimenti via mare dei rifugiati rohingya
Questa è una sintesi delle dichiarazioni rilasciate dal portavoce dell’UNHCR Babar Baloch – a cui possono essere attribuite le citazioni riportate – in risposta alle domande ricevute durante la conferenza stampa tenutasi oggi al Palais des Nations di Ginevra.
Nel 2025, quasi 900 rifugiati Rohingya risultano dispersi o deceduti nel Mare delle Andamane e nel Golfo del Bengala, rendendo questo anno il più letale mai registrato per i movimenti via mare nell’Asia meridionale e sud-orientale, secondo i dati dell’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati.
Sono più di 6.500 i Rohingya che hanno tentato pericolose traversate via mare, con una persona su sette segnalata come dispersa o deceduta – il tasso di mortalità più alto al mondo tra tutte le principali rotte via mare di rifugiati e migranti.
Negli ultimi anni, oltre la metà di coloro che hanno tentato queste traversate sono donne e bambini. La tendenza continua nel 2026, con oltre 2.800 Rohingya che hanno attraversato il mare tra gennaio e il 13 aprile.
La gravità dei dati è stata sottolineata dal più recente e tragico incidente nel Mare delle Andamane, dove una barca sovraffollata partita dal Bangladesh il 26 marzo si sarebbe capovolta a causa del mare agitato. Almeno 250 persone risultano disperse. Nove sopravvissuti sono stati soccorsi il 9 aprile vicino alle Isole Andamane. L’UNHCR sta fornendo consulenza, indirizzando i sopravvissuti a supporto medico e psicosociale, ed è pronto a sostenere le autorità locali.
Nonostante i pericoli estremi – tra cui la tratta, lo sfruttamento e la morte in mare – migliaia di rifugiati Rohingya continuano a intraprendere questi viaggi. Le imbarcazioni, spesso sovraffollate e non idonee alla navigazione, partono in genere da Cox’s Bazar in Bangladesh o dallo Stato di Rakhine in Myanmar verso l’Indonesia o la Malesia.
Sebbene la maggior parte dei rifugiati Rohingya desideri tornare in Myanmar non appena le condizioni consentiranno un ritorno volontario, dignitoso e sicuro, il conflitto in corso, le persecuzioni e l’assenza di prospettive di cittadinanza lasciano loro poche speranze. Nel frattempo, gravi carenze di fondi hanno ridotto significativamente gli aiuti umanitari in Bangladesh, aggravate dall’insicurezza nei campi e dall’accesso limitato all’istruzione e ai mezzi di sussistenza, spingendo i rifugiati verso spostamenti pericolosi.
L’UNHCR invita gli Stati ad affrontare le cause profonde della fuga, ad ampliare i percorsi sicuri e legali e a rafforzare la cooperazione regionale per salvare vite umane e combattere il traffico di esseri umani e la tratta. Oltre 1,3 milioni di rifugiati e richiedenti asilo Rohingya rimangono sfollati in tutta la regione, di cui 1,2 milioni in Bangladesh, dove il Piano di risposta congiunta 2025 è stato finanziato solo al 53%, il che sottolinea l’urgente necessità di un maggiore sostegno internazionale.











