BOATI IN VORTICE
Caos nei continenti, urlano i mari costretti ad accogliere droni kamikaze, deflagrano i cieli, crudelmente si spengono in grida di dolore vite d’ogni età. “La pace è il frutto dell’albero del silenzio”, diceva Schopenhauer, e di giorno in giorno, da lungo tempo, nel globo sopravanzano ormai boati. Non fanno meditare e viene smentito Pascal, solo l’essere umano dotava di pensiero. E non possono i boati neppure far connettere all’infinito, legano al finito per il quale ci si infuria e ammazza. Civiltà a rischio. Non è, di certo, costume nuovo, già lo storico romano Curzio Rufo, osservava che “siamo fiumi poco profondi, scorriamo con rumore”. Quale rumore? Ci torna anche il pensiero di Musil: tra bocca ed estremità del canale digerente nessuna differenza. Ma ciò poco male, si va oltre con rumori di impressionanti rovine e morti. La mente che non riflette distorce, da sé presa, dai propri affari. Il Leader statunitense segue sì le esortazioni di Netanyahu che bellum ad infinitum per il suo disegno desidera (ha un suo disegno pure la parte a lui avversa e non è diverso dal suo anche se per sé è), ma non sono quelle esortazioni distanti dal business, priorità di Trump, degli Usa. E poi nulla ha ormai il Presidente degli Usa da perdere se non un segno di sé più forte da lasciare a memoria, e non importa se nel bene o nel male, importa che vi sia. Qua e là si infiammano terre, sicuri di facili vittorie si sprigionano disastri, senza rendersi conto delle possibilità di resistenza del nemico, degli effetti delle sue inevitabili reazioni. Intanto in Iran quanti prima stavano male con la Suprema Autorità politico-religiosa che i propri sudditi falcidiava, ora continuano a star male: tanti altri di pensiero e agire identico hanno in mano le redini. I leader, in genere, inforcano lenti miopi, deleterie. Intanto, con lo Stretto di Hormuz altalenante tra chiusura e apertura, stanno ora male anche i tanti Stati che si sono, loro malgrado, trovati ad essere penalizzati a causa delle navi con l’oro nero bloccate. Chi potrebbe analizzare quanto nella volubilità del soggetto sfugge? L’urlo del Leader che sé sente Maximus s’allarga, investe il Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, investe, cosa da lungo tempo ormai insolita, quel connazionale assurto alla Sede di Pietro. Ohibò! Siamo forse tornati al Medioevo? Cesaropapismo e teocrazia? Gregorio VII ed Enrico IV e quel Federico Barbarossa che pretendeva di nominare papi a lui favorevoli e… E tanto altro ci torna in mente, anche quella necessità del Conclave perché la elezione del pontefice avvenisse in piena libertà, sottratta alfine ai poteri laici. Ovvio che l’accordo fra i cardinali non può essere messo in discussione, ma è inter partes. No, Leone XIV è molto distante da quel tempo, non ambisce al potere politico, è stato eletto dal Conclave e soprattutto ripete di non avere paura, di non essere interessato a rispondere se non per dire che “i tiranni vogliono anime schiave del potere” e che “serve pace non guerra”. Fa il Papa. Nelle tappe del viaggio in Africa ancora in corso (13-23 aprile 2026, Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale) continua a ribadire la necessità della pace. A Kalamba, vasto agglomerato abitativo in un sobborgo di Luanda, capitale dell’Angola, in breve tempo costruito dalla Cina che molto punta sull’Africa per le risorse (meditino gli Stati Uniti!) e dove, accanto al portoghese c’è come lingua anche il cinese, lo scorso 19 aprile Leone XIV ha con forza sostenuto che bisogna “costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione”. Vale per ogni parte del globo , come valido è il suo pensiero sull’AI (non è al di fuori delle sue competenze), espresso tramite il cardinale Parolin in occasione della 102esima “Giornata dell’Università Cattolica”: “I processi del sapere non possono essere ridotti alla produzione di algoritmi sempre più potenti, ma, al contrario, richiedono un adeguato livello di responsabilità umana e di valutazione etica… i giovani acquisiscano la capacità di pensiero critico e crescano nella libertà di pensiero”. Il Papa è interessato a ben altro, non a dibattere con Trump, e ciò gli è stato riconosciuto poi dallo stesso Vance che si è detto grato proprio per non aver dibattuto col Presidente, contro cui, tra l’altro, scattano, al di là dei consensi ridotti negli stessi Usa, proteste non solo da parte dell’Iran per il suo agire inopportuno e dannoso. Tempi di lotte intestine su vari fronti (docet non solo l’Italia) e di ridimensionamenti, di pericolosi sconvolgimenti globali, mentre anche le terribili forze telluriche mandano l’allerta. Sta in questo 20 aprile il Giappone (16:53 ora locale) vivendo un terribile terremoto (magnitudo sino a 7.7 e allerta tsunami) ma gli esseri umani non meditano a loro pro, sempre si danno scioccamente da fare ad aggiungere altri mali a quelli da loro indipendenti. C’è qualcosa da accogliere? Pensiamo al successo della seconda missione di Artemis, comandata da Reid Wiseman, con Victor Glover pilota e con Christina Kock e Jeremy Hansen specialisti di missione. Pensiamo alla Luna scoperta nella faccia celata, a quel che possiede di fruibile per i terrestri, e pensiamo a qualche pianeta orbitante nel sistema come possibilità da raggiungere in un futuro remoto. L’Umanità non finirà. Sì, non finirà. Ma come procederà? Modificheranno gli umani neuroni le loro funzioni, ovvero avranno pensieri e procedimenti diversi in modo da realizzare il vivere pacifico? Al futuro la risposta.
Antonietta Benagiano











