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GREENPEACE, A 40 ANNI DALL’INCIDENTE DI CHERNOBYL, GUERRE ED EVENTI CLIMATICI ESTREMI AUMENTANO I RISCHI DEL NUCLEARE

 

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ROMA, 26.04.26 – Quarant’anni dopo il disastro di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile 1986 nell’ex Unione Sovietica e che causò una contaminazione radioattiva in tutta Europa, i rischi del nucleare messi in luce da quella tragedia sono aumentati: in un mondo segnato da guerre, tensioni geopolitiche ed eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, la vulnerabilità delle centrali atomiche è fin troppo evidente.

 

L’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia ha messo sotto gli occhi di tutti questi rischi, con centrali nucleari operative in zone di guerra dove le infrastrutture critiche sono prese di mira, sottolineando le difficoltà di fare affidamento su sistemi energetici di grandi dimensione e centralizzati come gli impianti atomici in un contesto sempre più instabile.

 

«Quarant’anni dopo l’inizio del disastro di Chernobyl, viviamo ancora le sue conseguenze. I gravi rischi della produzione di energia nucleare vengono deliberatamente sfruttati come arma di guerra dalla Russia, che ha attaccato e occupato sistematicamente le centrali ucraine, trasformandole in strumenti militari e politici», ha dichiarato Polina Kolodiazhna di Greenpeace Ucraina.

 

Al contrario, i sistemi energetici basati sulle fonti rinnovabili, grazie alla loro decentralizzazione, stanno mostrando un diverso modello di resistenza. Dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, l’energia solare combinata con sistemi di accumulo a batteria ha contribuito a mantenere operativi ospedali, scuole e amministrazioni locali durante i blackout. Questi sistemi sono più difficili da mettere fuori uso, più rapidi da riparare e continuano a generare elettricità anche quando alcune parti della rete sono danneggiate.

 

Un esempio è l’ospedale verde di Horenka, un villaggio vicino a Kyiv. Dopo i danni causati dall’occupazione russa, la struttura è stata ricostruita e dotata di un impianto solare ibrido e di una pompa di calore. Olena Yuzvak, direttrice dell’ambulatorio verde di Horenka, ha affermato che l’uso dell’energia rinnovabile ha reso questa struttura fondamentale «autonoma», un modello per un sistema energetico sicuro che garantisca all’Ucraina il controllo della propria energia, sia in tempo di crisi che di pace.

 

Mentre i sistemi decentralizzati rafforzano la resilienza sul campo, i rischi associati alle grandi infrastrutture nucleari centralizzate non sono diminuiti. Una nuova analisi commissionata da Greenpeace Ucraina rileva che le principali funzioni del New Safe Confinement (NSC), che contiene il cosiddetto «sarcofago» e le rovine del reattore 4 di Chernobyl, sono state gravemente compromesse a seguito dell’attacco con droni russi dello scorso anno.

 

«L’attacco con droni al New Safe Confinement è stato un crimine di guerra commesso dalla Russia. Dopo 40 anni, il sarcofago di Chernobyl è vulnerabile. I danni al New Safe Confinement comportano anni di riparazioni e ulteriori ritardi prima che il sarcofago possa essere smantellato in sicurezza», ha dichiarato Shaun Burnie, esperto nucleare di Greenpeace Ucraina.

 

Quarant’anni dopo il disastro di Chernobyl, la lezione è chiara: il rischio nucleare è duraturo e difficile da contenere. Nel mondo instabile di oggi, questo rischio è in aumento e conferma la follia dei progetti del governo italiano che programma un ritorno al nucleare, bocciato dagli elettori con ben due referendum. Sistemi energetici più sicuri e resilienti sono già disponibili. I governi devono dare priorità alle energie rinnovabili decentralizzate per rafforzare la sicurezza, ridurre la vulnerabilità e i costi dell’energia, e per costruire un futuro energetico più stabile.

 

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