Preparatore atletico e personal trainer, Tommaso Caccialupi è il fondatore di Skyl Power, palestra che si trova a Portoferraio sull’Isola d’Elba. Da anni opera nel settore del fitness e del benessere, affiancando atleti e persone comuni in percorsi personalizzati, con un approccio che unisce competenze tecniche e attenzione alla persona. In questa intervista affronta il tema del ruolo di eventi come il RiminiWellness nel promuovere uno stile di vita attivo, analizzandone l’impatto su neofiti e appassionati, tra accessibilità, motivazione e scoperta di nuove discipline.
Secondo te, eventi come il RiminiWellness sono utili solo per chi è già appassionato di fitness oppure anche per chi non si è mai avvicinato allo sport?
Sono preziosi per entrambi: per gli appassionati sono un “parco giochi”, per i neofiti una grande vetrina. Spesso la distanza dallo sport nasce dalla noia o dal non aver trovato la disciplina giusta. In fiera la barriera d’ingresso si abbassa: non sei in palestra sotto giudizio, ma in un ambiente dinamico dove scopri che il fitness è anche divertimento e comunità.
In che modo una persona sedentaria può trarre beneficio da una fiera così?
Il beneficio principale è la demistificazione: l’allenamento smette di sembrare un obbligo punitivo. Si scopre la varietà del movimento moderno, dal biohacking alla ginnastica posturale, fino al fitness musicale e alle tecnologie di recupero. È il contesto ideale per capire che esiste un’attività adatta a ogni corpo, superando il “non fa per me”.
Quanto conta l’esperienza diretta rispetto alla teoria?
Conta tutto. La teoria spiega, ma è la pratica che fa scattare la motivazione: sentire i benefici
immediati o provare attrezzi accessibili accende la scintilla. Il corpo apprende attraverso le
sensazioni, e la fiera permette di testare senza vincoli.
Quanto conta l’esperienza diretta rispetto alla teoria?
Conta tutto. La teoria spiega, ma è la pratica che fa scattare la motivazione: sentire i benefici
immediati o provare attrezzi accessibili accende la scintilla. Il corpo apprende attraverso le
sensazioni, e la fiera permette di testare senza vincoli.
Questi eventi motivano davvero o l’effetto è temporaneo?
Sono un innesco. L’entusiasmo iniziale può essere passeggero, ma il valore sta nel cambio di
prospettiva: tornare a casa con un’idea chiara di ciò che piace è già metà del percorso. Poi sta ai professionisti trasformare quell’entusiasmo in abitudine.
Che ruolo hanno i professionisti presenti?
Devono essere facilitatori: meno esibizione e più accoglienza. Un buon trainer ascolta, guida in sicurezza e rende il benessere comprensibile, aiutando chiunque a fare il primo passo.
Un principiante può sentirsi fuori luogo?
Sì, il rischio esiste. Per evitarlo bisogna vivere l’esperienza con curiosità, non con confronto. Le aree entry-level aiutano molto: ogni atleta, dopotutto, è partito da zero.
A chi consiglieresti di partecipare?
A tutti: professionisti per aggiornarsi, sportivi intermedi per nuovi stimoli, neofiti per scoprire il proprio percorso. È un investimento in consapevolezza.
Tre motivi per convincere uno scettico?
Eccellenza dell’evento, varietà delle discipline e tecnologie che rendono il movimento più semplice.











