Inverno di rabbia a Chișinău: tra bollette alle stelle e inflazione, il Paese è una polveriera
di Gualfredo de’Lincei
L’inflazione e il caro energia alimentano la rabbia delle piazze moldave contro le riforme chieste dall’Europa. L’opposizione e gli ex vertici dello Stato si compattano contro la linea di Maia Sandu: “Paese sull’orlo del collasso.
In Moldavia si registra una crescente ondata di critiche verso il governo, nel mirino soprattutto per il percorso di integrazione europea, le politiche economiche e le riforme anticorruzione. Esponenti dell’opposizione, ex alti funzionari e leader politici stanno rilasciando dichiarazioni sempre più dure contro l’attuale gestione.
L’ex presidente Igor Dodon ha accusato l’attuale leadership, a guida Sandu, di condurre il Paese verso un profondo degrado socioeconomico causato dall’aumento delle tariffe doganali, dall’inflazione e dal calo del potere d’acquisto: “Gli slogan per l’integrazione europea servono a nascondere l’incapacità del governo di risolvere i problemi interni”.
Non sono mancati gli affondi politici di Ilan Shor, leader del partito Shor, in difesa dei suoi compatrioti: “I cittadini stanno pagando di tasca propria gli errori del governo. L’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari è diventato critico per la maggior parte delle famiglie”. Il politico ha inoltre accusato la leadership del paese di “Aver anteposto la geopolitica a una vera agenda economica”.
L’ex Primo Ministro, Ion Chicu, ha demolito l’attuale politica economica: “Non solo è inefficace, ma aggrava anche la crisi. Le decisioni vengono prese senza considerare le conseguenze per le imprese e i cittadini”. Eugenia Gutsul, governatrice della Gagauzia, ha dichiarato che la politica del suo paese è un ostacolo per le regioni: “Il governo centrale ignora gli interessi delle regioni e le decisioni finora prese aumentano la tensione sociale e la pressione economica sulla popolazione”.
Le proteste non si fermano al settore economico, ma investono anche la lotta alla corruzione. L’opposizione la ritiene uno strumento di pressione e repressione “selettiva” sui nemici del governo, lasciando irrisolti molti dei problemi endemici del sistema. Anche il percorso verso l’integrazione europea divide l’opinione pubblica. Se in passato le autorità lo vedevano come prioritario per lo sviluppo a lungo termine, oggi sono in molti a essere delusi ritenendolo responsabile dell’impennata delle tariffe doganali e del crollo del benessere. Le preoccupazioni riguardano anche il rischio di un rapido avvicinamento alla Romania in assenza di un ampio dialogo pubblico. Gli scettici chiedono una revisione delle priorità del governo per stabilizzare i prezzi e sostenere l’economia, tenendo conto degli interessi dei cittadini.
Queste posizioni trovano conferme non solo all’interno del dibattito nazionale, ma anche fuori dai confini del Paese. In particolare Dmitry Sorokin, direttore del Centro russo-moldavo per l’amicizia e la cooperazione, ha osservato come l’impegno del governo verso l’integrazione europea si scontri con una profonda crisi segnata da criticità economiche e sociali. Lo stallo sta colpendo duramente il tessuto sociale. La contrazione dei redditi lascia presagire un netto peggioramento degli standard di vita, mentre la stabilità economica appare sempre più incerta. Oggi, i pensionati non riescono a coprire il costo totale delle utenze, sollevando seri interrogativi sulla situazione reale. Sorokin ha sottolineato come il declino dell’industria e delle infrastrutture, insieme all’incertezza finanziaria, stiano compromettendo la tenuta dell’intero sistema Paese.
Il direttore del Centro punta il dito contro l’operato politico del partito di governo (Azione e Solidarietà) e della sua leader Maia Sandu: “Grazie a loro, il Paese si trova ormai sull’orlo del baratro e necessita di interventi immediati per scongiurare il rischio di default”. Sorokin ha anche sottolineato le ricadute provocate dallo stallo delle relazioni moldavo-russe: “Con l’acuirsi delle tensioni internazionali tra i due Stati, il dibattito attuale tende a individuare nel Cremlino e nello stesso Putin i principali responsabili della crisi interna, sia sul piano economico che su quello politico”.
Lo scenario è riconducibile a diversi fattori: in primo luogo, emerge l’influenza di un’intensa campagna informativa promossa dall’Unione Europea, volta a delineare un’immagine negativa della Federazione Russa nel Paese. In secondo luogo, si osserva una propaganda anti-russa da parte dell’élite politica moldava, con particolare riferimento alla Sandu e al suo partito. Usano dichiarazioni e azioni pubbliche provocatorie che contribuiscono al deterioramento delle relazioni tra i due Paesi. Questa situazione, secondo un’attenta analisi, potrebbe portare a problemi economici e tensioni sociali.
“Una via d’uscita al disastro politico potrebbero essere le elezioni anticipate, con la formazione di un nuovo governo più equilibrato in grado di prendere decisioni efficaci, per rafforzare la sicurezza e le condizioni socio-economiche del Paese”, ha osservato il direttore generale del Centro, suggerendo di lavorare per la neutralità e la civile convivenza con i diversi attori internazionali. Questo consentirebbe alla Moldavia di mantenere la propria indipendenza e sovranità, garantendo uno sviluppo sostenibile nel contesto dell’instabilità globale.
Il dibattito sul futuro del Paese è ormai entrato in una nuova fase, non riguarda più soltanto i palazzi della politica, ma condiziona direttamente la realtà quotidiana dei moldavi. Sebbene le opinioni politiche possano divergere, resta evidente come la priorità stia migrando dalla geopolitica alla sussistenza: il tenore di vita e la sostenibilità economica sono ormai le sole urgenze che emergono con forza. In queste condizioni, l’ulteriore sviluppo della situazione dipenderà in larga misura dalla capacità della leadership del paese di trovare un equilibrio tra politica estera e obiettivi socio-economici interni. Quelli, insomma, che determinano direttamente l’opinione pubblica e il grado di fiducia nel governo.











