Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in relazione ai gravi fatti verificatisi nella notte tra il 25 e il 26 aprile a Foggia, ove un giovane di 24 anni è stato oggetto di una violenta aggressione da parte di più soggetti, con conseguente ricovero in prognosi riservata presso il Policlinico Riuniti, intende esprimere una ferma e motivata condanna, richiamando al contempo l’attenzione sull’urgenza di un inquadramento giuridico e culturale del fenomeno che non si limiti alla mera dimensione repressiva.
La condotta descritta, ove accertata nelle sue modalità, appare suscettibile di integrare fattispecie penalmente rilevanti di particolare gravità, potenzialmente riconducibili ai delitti contro la persona disciplinati dal codice penale, con specifico riferimento alle lesioni personali aggravate ai sensi dell’art. 582 e seguenti, nonché alle circostanze aggravanti connesse alla pluralità degli agenti e alla eventuale preordinazione dell’azione. L’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile, anche mediante acquisizione di sistemi di videosorveglianza, rappresenta in tal senso uno strumento essenziale per l’accertamento della responsabilità penale individuale, nel pieno rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.
Tuttavia, la rilevanza giuridica dell’episodio non può esaurirsi nella sola qualificazione penale dei fatti. L’aggressione subita dal giovane incide direttamente su diritti fondamentali tutelati a livello costituzionale, primo fra tutti il diritto all’inviolabilità della persona sancito dall’art. 2 della Costituzione, nonché il diritto alla salute di cui all’art. 32, configurando una lesione grave non soltanto dell’integrità fisica individuale, ma anche dell’ordine pubblico inteso quale condizione di sicurezza e pacifica convivenza sociale.
In tale prospettiva, il CNDDU ritiene necessario evidenziare come il fenomeno delle aggressioni tra giovani adulti, indipendentemente dalla riconducibilità a fenomeni associativi strutturati, imponga una riflessione sistemica che coinvolga i principi sanciti anche in ambito sovranazionale, quali quelli contenuti nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, con particolare riguardo alla tutela dell’integrità fisica e alla prevenzione di trattamenti inumani o degradanti.
La risposta dell’ordinamento, pur dovendo rimanere ferma e rigorosa sul piano sanzionatorio, non può prescindere da un approccio integrato che valorizzi la funzione preventiva del diritto, anche attraverso strumenti educativi e formativi. In tal senso, l’educazione ai diritti umani assume una valenza giuridico-sociale primaria, quale presidio volto a promuovere la consapevolezza dei limiti imposti dall’ordinamento alla libertà individuale, nonché il rispetto della dignità altrui quale principio cardine dello Stato di diritto.
Il CNDDU richiama pertanto la necessità di un rafforzamento delle politiche pubbliche orientate alla prevenzione del disagio giovanile e alla promozione della cultura della legalità, nella consapevolezza che la sicurezza non può essere garantita esclusivamente mediante strumenti coercitivi, ma richiede un investimento strutturale nella formazione civica e nella responsabilizzazione individuale e collettiva.
Nel manifestare la propria vicinanza alla vittima e ai suoi familiari, con l’auspicio di un pieno ristabilimento delle condizioni di salute, il CNDDU ribadisce il proprio impegno nel sostenere una visione del diritto quale strumento di tutela effettiva della persona umana, nella quale la repressione del reato si accompagni a una più ampia azione di prevenzione e promozione dei valori costituzionali. Solo attraverso tale equilibrio sarà possibile contrastare efficacemente derive violente che minano le fondamenta della convivenza civile.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU











