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La danza entra nei percorsi di cura: all’Ospedale Isola Tiberina un progetto con Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto per l’umanizzazione delle terapie. Il 29 aprile, giornata internazionale della danza, laboratorio conclusivo del progetto pilota.
Roma, aprile 2026 – Un progetto pilota di dieci incontri di danza dedicati a pazienti oncologici e dializzati, ma anche a operatori e professionisti sanitari: è questo il cuore del nuovo percorso di umanizzazione delle cure promosso dall’Ospedale Isola Tiberina in collaborazione con il Centro coreografico Nazionale / Aterballetto. Un ciclo di laboratori che mette al centro la persona, integrando la dimensione artistica nei processi terapeutici e aprendo nuovi scenari nella relazione tra medicina, corpo e benessere.

 

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Il progetto si inserisce nel più ampio programma dedicato alla “bellezza che cura” e nasce all’interno di un accordo triennale tra le due istituzioni, finalizzato alla ricerca e allo sviluppo della danza come strumento riabilitativo e parte integrante dei percorsi clinici. A guidare i laboratori è la coreografa Lara Guidetti, che accompagna i partecipanti in un’esperienza condivisa di movimento, ascolto e relazione, dove il gesto diventa possibilità espressiva e spazio di connessione.

Il progetto coinvolge figure chiave dell’ambito medico e organizzativo dell’ospedale, tra cui il professor Vincenzo Valentini, Direttore del Centro di Eccellenza di Oncologia Radioterapica, Medica e Diagnostica per Immagini, il professor Emilio Bria,  Direttore della Unità Operativa di Oncologia Medica e il professor Francesco Pesce, Direttore dell’Unità Operativa di Nefrologia. Insieme a loro e la dottoressa Laura Monti, responsabile della Unità Operativa di Psicologia Clinica, contribuiscono a costruire un approccio multidisciplinare che integra competenze sanitarie, psicologiche e culturali.

Attraverso il linguaggio della danza, i laboratori offrono uno spazio protetto e al tempo stesso aperto, in cui il corpo – spesso segnato dalla malattia e dalle terapie – può ritrovare una dimensione di libertà, dignità e presenza. Il movimento diventa così uno strumento per migliorare la qualità della vita, favorire il benessere psicofisico e rafforzare la relazione tra pazienti e personale sanitario.
«Questo progetto rappresenta in modo concreto la direzione che vogliamo dare al nostro Ospedale: una sanità capace di prendersi cura della persona nella sua interezza. Integrare la danza nei percorsi terapeutici – afferma Giovanni Arcuri, Direttore Generale dell’Ospedale Isola Tiberina – significa riconoscere che la cura non è solo intervento clinico, ma anche relazione, ascolto e qualità della vita. L’incontro tra medicina e arte apre prospettive nuove, rendendo i luoghi di cura spazi sempre più umani, in cui il paziente non è definito dalla malattia ma accompagnato in un percorso di dignità e benessere. In questo senso, la collaborazione con il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto rappresenta un esempio virtuoso di innovazione, pienamente in linea con il nostro Piano di rilancio e con la visione di un Ospedale che continua a innovare, rimanendo fedele alla propria storia».

 

“Un ospedale in fondo non è molto diverso da una sala prove: si lavora a lungo e duramente per costruire il migliore dei corpi possibili, si sfida il corpo a essere nostro alleato, a sentirsi profondamente e a conoscersi, a guardare verso il buio come verso la luce, con il coraggio della ribalta. Come in teatro, c’è chi è chiamato a indossare una maschera e un ruolo e chi a mettersi completamente nudo: in entrambi i casi si danza attraverso spazio, tempo, relazione e comunicazione. In questo laboratorio ho incontrato danzatori straordinari in grado di muovere la paura così come la speranza. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo danzato il tempo di tutti e ne abbiamo inventato un altro possibile” ha dichiarato Laura Guidetti, coreografa.

 

Il percorso pilota di dieci incontri si concluderà il 29 aprile 2026, in occasione della Giornata Internazionale della Danza.

Questo progetto rappresenta un esempio virtuoso di welfare culturale applicato alla sanità, dove arte e medicina dialogano per costruire percorsi innovativi e più umani. Un’esperienza che non si limita a “portare” la cultura nei luoghi di cura, ma che riconosce nella cultura stessa – e nella danza in particolare – una risorsa attiva, capace di generare benessere, relazione e nuove forme di consapevolezza.

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