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Garlasco. L’assassino aveva le chiavi di casa Poggi. Chiunque fosse

Ed allora, oggi, la procura di Pavia ci mette al cospetto di un’accusa a carico del solo Sempio. Ovviamente andra’ provata in un processo e basata su prove certe e non suggestioni. Senza voler entrare nel merito di questa ipotesi accusatoria nuova che scagiona, di fatto Alberto Stasi,resta interessante fare delle considerazioni.

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L’autore del crimine ai danni di Chiara, secondo la procura, e’ uno solo. Quindi sgombriamo il campo dalla presenza e dal coinvolgimento di altri personaggi legati alla vicenda in un modo o nell’altro. In casa c’erano solo Sempio e Chiara. Ma deve parimenti sottolinearsi che, come nella commedia celeberrima di Eduardo De Filippo “Le voci di dentro” tutti i personaggi appartenenti al gruppo di amici e non solo hanno difeso se’ stessi dando l’impressione di avere dei timori.

Infatti, la commedia Le voci di dentro di Eduardo De Filippo è amara e profondamente attuale: mette in luce quanto sia fragile la fiducia tra le persone e quanto facilmente l’essere umano sia portato a sospettare il male negli altri.

Al centro della storia c’è un equivoco nato da un sogno, ma ciò che davvero conta non è l’errore iniziale, bensì la reazione dei personaggi: invece di cercare la verità, si accusano a vicenda e rivelano, quasi spontaneamente, i propri sensi di colpa e le proprie meschinità. Eduardo suggerisce che il vero problema non è stabilire se un crimine sia stato commesso, ma il fatto che tutti siano pronti a crederlo possibile.

La morale quindi si può riassumere così:
la società è malata di diffidenza, ipocrisia e mancanza di comunicazione autentica. Le “voci di dentro” sono proprio le coscienze sporche, i dubbi e le paure che ciascuno porta dentro di sé, e che finiscono per deformare la realtà.

In definitiva, Eduardo ci invita a riflettere su quanto sia facile perdere la fiducia negli altri — e su quanto questo renda impossibile una convivenza sana e sincera.(con l’ausilio dell’AI)

Premesso che tutto resta da dimostrare e che nessuno puo’ essere considerato colpevole sino all’ultimo grado di giudizio, bisogna considerare il tutto assai piu’ semplice di quanto la narrazione abbia sinora cercato di raccontarci.

L’omicida aveva le chiavi di casa Poggi.

La procura di Pavia ci ha trascinati direttamente sulla terra distogliendo l’immaginazione dell’opinione pubblica da scenari apocalittici di complotti internazionali e dalla partecipazione di  chi sa quali Killer. Tutto piu’ semplice e comprensibile finanche il movente al quale il nostro tipo di societa’ ci ha abituato se si pensa ai femminicidi reiterati riducendoli quasi ad una “prassi” perversa.

Se l’autore della tragedia e’ stato l’unico ad agire resta facile e normale pensare che avesse le chiavi dell’uscio della casa dove c’era Chiara Poggi. Certo, nulla di piu’ semplice. In circolazione esistevano quattro mazzi di chiavi. Da qualche parte le avra’ potute sottrarre o ricevute solo che in quest’ultimo caso la domanda e’: perche”?

Il delitto di Garlasco ha raccontato decine di ipotesi, tantissime narrazioni per alcuni tratti molto suggestive, per altri inventate e fantasiose ma sempre connesse a personalita’, a presenze facenti parte di uno scenario familare oppure amicale comune. Quindi dove si vuole andare a parare? La premessa intende stoppare in achito meraviglie ed incredulita’ dal momento che a forza di meravigliarci, a parte la detenzione ingiusta di Alberto Stasi perche’innocente,siamo oramai avvezzi ad ogni tipo di scenario e motivazione.

Basta sforzarsi di vedere le cose in un’ottica semplice e non cervellotica riposizionando “i piedi per terra” per rassegnarsi ad un racconto facile e plausibile dell’accaduto, anche se assolutamente indicibile, in quanto tutto cio’ che era difficile ed impossibile e’ stato abilmente “giustificato” da silenzi ed omissioni.

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