Arriverà nelle sale italiane il 14 maggioIl Principe della Follia, il nuovo film scritto e diretto da Dario D’Ambrosi, presentato in anteprima alla XX edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Proiezioni Speciali . Un’opera potente e necessaria che mette al centro la fragilità umana e la dignità degli invisibili
Un film che non cerca scorciatoie e non fa sconti: Il Principe della Follia affronta con lucidità e senza compromessi il tema della malattia, della disabilità e dell’emarginazione, restituendo voce a chi troppo spesso resta invisibile.
La storia si sviluppa nell’arco di una notte che si trasforma in un viaggio disturbante tra ricordi, rimorsi e verità nascoste. Al centro, il dolore di un uomo segnato dalla malattia e quello di una famiglia schiacciata da un peso difficile da sostenere: non ci sono colpevoli né facili assoluzioni, ma esseri umani fragili che cercano una via per ritrovare sé stessi.
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Accanto alla prova intensa e autentica di Stefano Zazzera, affetto da Parkinson nella vita reale, il film si regge su un cast solido e riconoscibile che contribuisce a dare profondità e verità al racconto. Tra questi: Alessandro Haber, Andrea Roncato, Carla Chiarelli e Mauro Cardinali, affiancati da un ensemble di interpreti che restituisce con rigore e sensibilità la complessità dei rapporti familiari e umani .
D’Ambrosi costruisce così un racconto che alterna visioni poetiche e momenti di crudo realismo, portando lo spettatore dentro un’esperienza emotiva diretta, senza filtri. È un cinema che guarda la realtà per quello che è, senza abbellimenti, e che chiede allo spettatore di fare altrettanto.
Il film è stato realizzato con il contributo di Marche Film Commission e del Ministero della Cultura – Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo.
È prodotto da Giovanni Saulini e Silvia Innocenzi per Red Post Production e distribuito da Notorious Pictures.
Il Principe della Follia non è semplicemente un film: è una presa di posizione, un’opera che sfida i pregiudizi e chiama in causa la responsabilità collettiva. Un invito a guardare dove troppo spesso si preferisce non vedere.
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