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IL PUNTO n. 1045 dell’ 8 maggio 2026 

 

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di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: La crisi per i poveri – Quale libertà? – PD ed Islam – Caso Minetti – una riflessione sul panorama politico italiano

 

LA CRISI DEI POVERI

Le TV ci mostrano missili in partenza e in arrivo, esplosioni e rovine, ma mai la carne maciullata di chi stava lì un attimo prima che un drone o un missile gli arrivasse sulla testa.

Cosa ha provato quell’ essere umano in quell’attimo e – se era un civile e neppure un militare – perché il drone doveva finire proprio in testa a lui?

Pensiamoci un secondo e, quando ci preoccupiamo lamentandoci che la benzina o il gasolio sono aumentati, pensiamo anche alle conseguenze che la guerra in Iran sta avendo nel mondo. Pensiamo ai problemi di una famiglia africana o sudamericana che ha visto aumentare il prezzo di una bombola del gas per cucinare e ben al di là del sopportabile, o che la crisi dei fertilizzanti porterà ad un disastro per l’agricoltura e quindi che il riso e il grano aumenteranno in molte parti povere del mondo.

Certamente dobbiamo preoccuparci per i rischi di un Iran con la bomba atomica (ma allora mi preoccuperei anche delle migliaia di bombe in mano a Russia e USA, ad Israele e Corea del Nord, all’India o al Pakistan ) ma anche ricordarci che la perdurante crisi dello stretto di Hormuz sta avendo conseguenze sulla vita di miliardi di persone che non hanno nessuna colpa, non c’entrano nulla con l’Iran, subiscono e devono tacere.

Un circolo chiuso, ma un disastro annunciato che si fa finta di non considerare e così resta fuori dalla cronaca. E’ facile invocare la parola “pace” ma se davvero non si lavora per costruirla – prima di tutto nei nostri cuori – non andremo mai da nessuna parte. Certamente ciascuno di noi può fare poco per il mondo (se non magari far intanto la pace con il vicino di casa o un parente) ma intanto cominciamo a riflettere che i problemi del nostro prossimo sono spesso ben più gravi dei nostri.  

 

GARLASCO E LA PRIVACY

Nella storia infinita dell’oscuro delitto di Garlasco quello che più mi spaventa è che vengano tranquillamente riportate in TV intercettazioni e parole pronunciate al telefono anche dieci, quindici anni fa.

Messaggi, WhatsApp, spezzoni di frasi presentate dai media anche fuori contesto, indagini (in teoria) secretate, ma i cui documenti invece vagano tranquillamente sui giornali colpendo anche persone che non erano o sono neppure indagate. Intercettazioni “a strascico” che intercettano nel mucchio perché magari “qualcosa salterà fuori”. E’ del tutto contro la legge, ma lo si fa (300 milioni di euro spesi solo per spese di intercettazioni giudiziarie l’anno scorso).

Ogni tanto lo scandalo di qualche agenzia che del furto di libertà altrui ne fa una professione perché ancora non ci siano resi conto che ciascuno di noi può essere intercettato, spiato, derubato, ricattato, condizionate in qualsiasi scelta politica, morale, economica.

A volte “a fin di bene”, ma ormai quasi sempre solo per rubare dati o aspetti di ciascuno di noi in flagrante violazione della libertà personale. Vi siete mai resi conto che se magari state parlando di un argomento a tavola con gli amici spesso poco dopo vi arriva un messaggio che  propone un acquisto, un viaggio, un controllo medico proprio legato a  quanto era oggetto della conversazione? E’ “l’intelligenza artificiale” (e derivati) che già oggi ci intercetta e sta man mano togliendoci la nostra libertà. Di queste cose si parla ancora poco, me se riflettiamo è ormai diventato un condizionamento occulto spaventoso e di cui siamo spesso inconsapevoli. Nessuno ci ha mai chiesto se siamo d’accordo con l’essere spiati e – se anche abbiamo cliccato, a volte inconsapevolmente, il fatidico “consenso” – quando abbiamo (avremo?) il diritto di dire “stop”?

P.S. diventa così spesso divertente leggere o ascoltare le tiritere con le disposizioni del garante della privacy (un carrozzone costoso, a volte inutile e spesso veramente solo festival della burocrazia) che spacca il capello in otto e poi non vede passare gli elefanti davanti al proprio naso.

 

PD E ISLAM

Non mi scandalizza che il PD abbia promosso candidati islamici e fatto propaganda con manifesti in arabo e bengalese come a Mestre perché – così come c’era la Democrazia Cristiana – è ovvio che anche i sempre più numerosi elettori musulmani italiani si aggreghino con propri partiti o sponsor politici. Quello che non trovo giusto è però  la mancanza di una chiarezza di fondo.

La Costituzione italiana prevede assoluta libertà di culto, ma ovviamente che siano rispettate le leggi. Se un candidato musulmano “osservante” crede e fa propaganda elettorale per la Sharia, sistema giuridico che in parte va nettamente contro le leggi e i principi giuridici della Repubblica Italiana e della Costituzioni (vedi status delle donne) è corretto accettarne una candidatura? Può legittimamente farlo e/o giurare – se eletto – sulla nostra Costituzione? Almeno questo dovremmo chiarirlo. (E magari questo dovrebbero chiederselo anche i cattolici che militano nel PD)

 

CASO MINETTI

Certo che alla fine i casi sono due. O la Minetti ha falsificato qualcosa e allora presto (speriamo) lo sapremo, ma allora hanno indagato male alla Procura di Milano e dovranno pur avere il coraggio di ammetterlo avendo messo poi in difficoltà Ministero e Presidente con una relazione scadente, o invece tutto è regolare e allora lo “scoop” del Fatto Quotidiano è un falso clamoroso.

Ma in questo caso sarebbero montature  pretestuose ed ingiuste anche le successive polemiche, le ipotesi fantasiose della Berlinguer e di Ranucci (queste già considerabili balle assolute viste le pronte smentite), come senza fondamento sarebbe la richiesta di dimissioni di Nordio presentata con enorme clamore da parte della PD Serrachiani e compagni al seguito, i mille articoli scritti, propalati e diffusi. Sperando di conoscere presto la libertà, vedremo soprattutto chi alla fine – se doveroso – avrà il coraggio di chiedere scusa.

 

Approfondimento: PANORAMA ITALIANO

I sondaggi vanno sempre presi per quello che sono, influenzati anche da come vengono poste le domande, dalla cronaca e soprattutto sovente sono frutto di risposte date ad impulso, senza ragionarci troppo, ma è anche vero che in qualche modo – se il campione è ben selezionato – fotografano i sentimenti della gente o almeno le tendenze.

“Termometro Politico” ogni settimana dà intanto risposte interessanti sugli umori generali e, per esempio, da qualche mese sottolinea l’appannamento di Giorgia Meloni che – dopo aver mantenuto come leader di governo livelli superiori al 40% di apprezzamento per oltre tre anni (un livello relativamente alto rispetto a quello che veniva registrato dai suoi predecessori) negli ultimi tempi – e significativamente dopo l’esito referendario – sta gradualmente scemando, attestandosi ora non oltre il 36,5% con un calo vistoso nell’ultimo mese.

Quali le motivazioni? Molteplici, ma come ho già accennato su IL PUNTO sembra soprattutto che l’elettorato percepisca come imbarazzante (e negativo) il suo rapporto con Trump che fino all’inizio dell’anno era invece un suo punto di forza rispetto agli alleati europei e questa critica si ripercuote anche sul giudizio generale per la premier giudicata troppo “atlantista” oltre a di fatto imputare al governo l’aumento dei prezzi, per ora un dato percepito più che reale.

Il rischio per il governo è ora quello dell’impasse: qualunque scelta faccia rischia di non recuperare voti e questa è una tagliola molto pericolosa per Giorgia Meloni, “ricattabile” dall’Europa se decidesse di svincolarsi troppo da Bruxelles, ma a rischio di andare contro il “feeling” di un numero crescente di italiani se in qualche modo non si svincola da alcuni lacci europei.

Insomma: se Meloni guarda al centro perde voti verso Vannacci, se si radicalizza perde verso il centro dove Forza Italia & C. stanno annusando l’aria di un possibile “feeling” con frange di centro-sinistra che vedono pencolare il “Campo largo” troppo verso Conte e l’estrema sinistra. Una nuova alleanza al centro? Dipenderà dalla legge elettorale, certo la seduzione di tenere una posizione equivoca per scegliere solo dopo il voto con che parte stare è sempre conveniente e soprattutto redditizia.

In questo quadro la crisi iraniana non ha certo aiutato e capire meglio gli umori ed è un peccato che nessuno ponga agli elettori una domanda secca: “Preferireste una riduzione degli aiuti all’Ucraina in cambio di una riduzione delle accise sui carburanti?” Sarebbe interessante conoscere la risposta, d’altronde se l’Europa non permette di sforare il deficit salvo che spendendo di più in armamenti è evidente come non ci siano risorse per altri tagli alle accise.

Una situazione generale che potrebbe rafforzare l’opposizione alla Meloni che però – a sua volta – si trova in difficoltà: non ha un leader condiviso e soffre di troppe contraddizioni interne, con la Schlein che – pur segretaria del più importante partito di una potenziale alleanza –  sembra avere meno preferenze come leader di schieramento sia di Conte che della sindaco di Genova, Silvia Salis. In realtà proprio un altro recente sondaggio di “Termometro Politico” sottolinea come, pur sommando tutti e tre questi potenziali candidati, arrivano solo al 60% delle preferenze dei loro potenziali elettori con un 40% che resterebbe comunque insoddisfatto. Trovare quindi un (una) leader anche a sinistra resta un problema e questo è indirettamente un punto di forza per Giorgia Meloni.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                           Marco Zacchera

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