Infermieri: Ok chiedere a Governo, ma Emilia-Romagna faccia qualcosa
Giurdanella, coordinatore ordini: Interveniamo su casa e università
Bologna, 9 mag. – Va bene sollecitare l’aumento dei fondi per la sanità al Governo. Ma nel frattempo sarebbe bene iniziare a fare qualcosa già sul territorio, con quello che c’è. Detto in altri termini, “mentre aspettiamo la cavalleria, iniziamo a tirare qualche freccia”. La metafora è di Pietro Giurdanella, presidente del Coordinamento regionale degli Ordini degli infermieri in Emilia-Romagna, che commenta così gli ultimi allarmi lanciati dal presidente Michele de Pascale sullo stato di salute del sistema sanitario regionale (“Anche qui rischiamo che la casa crolli”, ha detto il governatore). Per Giurdanella, intervistato dall’agenzia Dire, ci sono più fattori da tenere in conto. “I 20 centesimi in meno di accise ci hanno tolto 86 milioni di euro dalla sanità- cita come esempio il numero uno regionale degli Ordini degli infermieri- quindi è ovvio che do pienamente ragione a de Pascale. Però dall’altra parte proviamo a capire cosa possiamo fare noi qui. Va bene aspettare la cavalleria, ma intanto iniziamo anche a tirare qualche freccia”.
Alcuni temi, infatti, come l’attrattività universitaria e la formazione, “li decidiamo noi”. In questo senso, “a de Pascale abbiamo detto di mettere al tavolo tutti i rettori per parlare di questa cosa. Vogliamo fare delle cose qua in Regione? E’ vero che senza soldi è difficile, però proviamo a ragionarci”. A Bologna, sottolinea Giurdanella, “l’ultimo concorso in area metropolitana, ha visto poco più di 500 infermieri in selezione: nel 2018 erano 8.000, facemmo il concorso dentro il Palazzetto dello sport”. Quindi, sollecita il presidente dell Coordinamento degli ordini degli infermieri dell’Emilia-Romagna, “cosa aspettiamo? Aspettiamo il ministero, ma mica ci porterà più infermieri a Bologna e non risolverà il problema della casa o del traffico”.
In questo senso, ribadisce Giurdanella, “dobbiamo riuscire a fare quello che si può fare con gli strumenti che abbiamo. Perché un piano casa può venire benissimo dalla Regione, in accordo con il Comune. Noi siamo disponibili a ragionarci. Mettiamoci insieme per risolvere i problemi, iniziamo a pensare agli studentati”. L’attenzione, ribadisce, è giusto che sia “su più livelli, però dobbiamo iniziare da una parte. Con la Regione non posso dire che le porte sono chiuse. Però intanto che si parla i nostri stanno andando all’estero. Ormai parliamo di migliaia di persone, sia in Italia sia in Emilia-Romagna. Ed è un peccato, perché li formiamo”.
Il dialogo con Regione e Comune di Bologna “è iniziato già da tempo- prosegue Giurdanella- cerchiamo di capire cos’è possibile fare in regione con le nostre forze. In questo momento c’è un dialogo aperto, ma riteniamo che la risposta non può arrivare soltanto da un’istituzione. Mettiamoci insieme per capire come investire in formazione universitaria, come investire in termini di organizzazione sanitaria, come investire in termini di sviluppo e riconoscimento delle competenze specialistiche dei nostri infermieri”, afferma il presidente del Coordinamento regionale degli ordini.











