DUALITÀ
In qualsivoglia forma e materia esistente, animata o inanimata ch’essa sia, è la diversità, come da molti riconosciuto, la qualità più universale. Basti pensare allo stesso essere umano, alle differenze che fanno di ciascuno un individuo speciale. La bellezza sta poi nello scoprire pure il simile nel dissimile, nel saper cogliere e apprezzare, a esempio, anche il femminile nel maschio ed il maschile nella femmina: avremmo con ciò risolto l’annoso problema. Una ricchezza che amplia le competenze e dona creatività, come dimostra la operatività umana nei molteplici e vari campi, i segni lasciati in letteratura e nell’arte. L’uniformità non produce, di certo, bellezza che è frutto della varietas, come già Marco Tullio Cicerone sottolineava. L’essere umano ha poi una vasta gamma di comportamenti, di sentimenti opposti e contrari, i quali vengono trasferiti in tutto ciò che è al di fuori, con cui viene a contatto, magari pure con quanto creato da lui stesso, che diviene di uso quotidiano. Ciò vale in ogni ambito, quindi anche in quello che dà l’impronta al nostro tempo, vale a dire la tecnologia coi suoi svariati strumenti di uso comune: pensiamo, fra i tanti, ai video, a quei brevi filmati che tutti facciamo e possono riguardare talune nostre attività e necessità oppure il semplice desiderio di lasciare memoria di qualche evento, di cose che desideriamo guardare nuovamente a rinnovarne il piacere. Nella società delle immagini, affermatasi dallo scorso secolo e vieppiù avanzata nel corrente, il videoclip domina, va in ogni ambito, e diviene anche video hot… Viene fatto per essere rivisto e rilasciare dopamina, ossia il cosiddetto messaggero chimico che spinge a ripetere comportamenti gratificanti. Dopamina non solo per i soggetti che hanno prodotto quel video, ma richiesta anche da altri, a esempio da giovanissimi ragazzi nella fase dei bollori, ma anche da quelli che dovrebbero da lungo tempo averli superati. I bollori diventano fiamme che la parte meno dotata di forza fisica possono annientare se il rifiuto osa. Tanti i casi anche nella nostra civiltà che di pari diritti fra uomo e donna si fregia, del rispetto che, invece, nella gran parte pare non esserci. In questo caso razze e popoli non hanno distinguo, né il cammino umano segna traguardi diversi. Chi è il colpevole dell’assassinio di Garlasco? Divenuto best seller di cui ormai da lungo tempo si appropriano stampa e TV e social per una notorietà e visibilità a portata di mano donate dall’orrore, offre sempre più una serie di esperti in ogni campo, non solo in quello legale, ognuno dei quali tenta di fornire approfondimenti relativi a ogni punto, di avvalorare la propria tesi. Diciamo che di sicuro colpevole non è lo strumento tecnologico che nulla può senza la mano umana che di esso si serve, ed è solo dal suo uso che possono sortire effetti positivi o negativi. Senza dubbio, assassino è chi compì l’atto di ammazzare e crudelmente ammazzò la ragazza, forse perché non consenziente a ripetere quanto il video hot mostrava. Ma, per una serie di osservazioni e precisazioni, la certezza del nome va vagolante ancora in ombre. Ciò anche da parte dei familiari della vittima che la certezza dovrebbero volere, almeno per dare pace a chi, con l’assenso al video inviting che dapprima non secreta lasciandolo involontariamente alla portata del giovanissimo fratello, alla vorace visione del suo amico coetaneo, passandolo poi alla chiavetta, diede l’avvio alla sua stessa fine atroce. E la sua fine segnò anche la fine di una vita dalle normali difficoltà per il giovane fidanzato allora bocconiano in procinto di laurea, e pure per lo studente dalla psiche scomposta, e inoltre per le sconvolte famiglie coinvolte che, ad ogni ripresa del caso, vengono riportate alla ribalta insieme ad altri parenti, per tutta una città divenuta tristemente nota per le ombre che la avvolgono. Intanto il condannato bocconiano, che il 2008 si è laureato alla Bocconi con 110 e lode in Economia e Legislazione per l’Impresa, vendendo beni familiari e versando una quota pignorata dallo stipendio (lavora come contabile), ha finora versato circa 350mila euro degli 850mila dovuti come risarcimento alla famiglia dell’assassinata. In caso di revisione del processo e accertamento di innocenza, dovrebbe la famiglia dell’assassinata restituire la somma e lo Stato dare un risarcimento stimato tra i 4 e i 6 milioni di euro per ingiusta detenzione di 16 anni di carcere. Quel che al presente importa è non dover con Platone dire: “Il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusto senza esserlo”.
Antonietta Benagiano











