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Pensioni, esperti previdenziali C&P: “In una posizione su tre assegni più bassi fino a 400 euro al mese”

 

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Dall’analisi di centinaia di posizioni previdenziali emergono anomalie e ricostruzioni contributive incomplete che incidono sull’importo finale degli assegni

 

Milano, 12 maggio 2026 – Mentre il confronto sul sistema pensionistico continua a concentrarsi sul rapporto tra contributi versati e prestazioni erogate, dall’analisi di centinaia di posizioni effettuata da Consulcesi & Partners (C&P), network legale specializzato in diritto previdenziale e del lavoro, emerge anche una criticità meno visibile: pensioni potenzialmente calcolate al ribasso rispetto a quanto effettivamente maturato dai lavoratori nel corso della carriera.

 

Secondo le verifiche svolte attraverso lo sportello legale previdenziale OkPensione, una posizione su tre presenta anomalie o incongruenze che possono incidere sull’importo finale della prestazione, con ammanchi medi stimati tra 80 e 400 euro mensili.

 

«In molti casi emergono ricostruzioni contributive incomplete o errori tecnici nella valorizzazione dei periodi lavorativi», osserva Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners. «Si tratta di criticità che possono determinare differenze economiche anche significative nel tempo».

 

Secondo il network legale, il dato più critico è che nella maggior parte dei casi il pensionato non è consapevole dell’anomalia: l’assegno viene erogato regolarmente e percepito come corretto, mentre eventuali errori possono incidere sull’importo per anni, generando nel tempo differenze economiche rilevanti.

 

A conferma della natura non isolata del fenomeno, emergono anche riscontri concreti dall’attività di analisi svolta dagli esperti di C&P.  In uno dei casi seguiti recentemente, un medico in pensione si è rivolto al network legale dopo aver riscontrato incongruenze nel proprio cedolino pensionistico. A seguito della verifica tecnica della posizione previdenziale, sono emerse anomalie nel calcolo delle somme spettanti che hanno portato al riconoscimento di oltre 70mila euro tra arretrati e quote di TFR non correttamente liquidate.

 

Un sistema che richiede verifiche puntuali

Le principali criticità riguardano contributi figurativi non correttamente valorizzati, ricongiunzioni tra diverse gestioni previdenziali, omissioni contributive e anomalie nei coefficienti di trasformazione.

In diversi casi, periodi contributivi come maternità, malattia o servizio militare non risultano correttamente valorizzati nel calcolo della prestazione. Ulteriori criticità riguardano la ricostruzione della carriera contributiva nei casi in cui il lavoratore abbia attraversato diversi regimi previdenziali o sistemi di calcolo.

Il rischio è maggiore nei percorsi lavorativi frammentati o caratterizzati da passaggi tra differenti gestioni.

«La pensione viene generalmente percepita come un importo definitivo e corretto», prosegue Borin. «In realtà, senza una verifica tecnica, errori o incongruenze possono restare non rilevati per lungo tempo».

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