In distribuzione una nuova opera dell’artista siciliano Giuseppe Messina.
Barcellona Pozzo di Gotto (Me). “Poema di un’alba colorata” – Un poema di ieri che parla di oggi
Dopo i poemetti “Inno alla vita” e “Il pentimento di Achille”, pubblicati negli scorsi mesi di marzo e di aprile, ecco una nuova opera, “Poema di un’alba colorata”. E’ un poema di ieri che parla di oggi, pubblicato in questo mese di maggio. Autore il noto artista siciliano Giuseppe Messina (suo anche il dipinto della copertina), che non è solo scrittore, ma ultranoto pittore, scultore, giornalista, regista, autore e attore teatrale e cinematografico.
Opera, come una buona parte di quelle precedenti, stampata presso la Tipografia Termegrafica di Terme Vigliatore (Me) a cura del Movimento per la Divulgazione Culturale di Barcellona Pozzo di Gotto (Me).
Ma quante opere ha scritto quest’artista? Non lo sa neppure lui, ma ha degli scaffali piene di bozze. Come ci ha detto lo stesso.
“Ad una certa età diventa naturale pensare di mettere ordine fra tutto ciò che si è prodotto. Ed è così che da un poco di tempo, questo cerco di fare e, da uno scaffale, insieme a tante altre cose, sono venuti fuori diversi manoscritti che, senza mai aver pensato di essere uno scrittore, ho prodotto e messo da parte”.
Sono proprio tanti i titoli. Tutti poemi, anzi poemetti, sì poemetti, perché dopo “Odissea ultimo atto” che continua l’opera di Omero, “La leggenda di Omero” con cui ha reinventato il più classico dei poeti e “Stirpi di Atlantide” che narra gli ultimi giorni del continente sprofondato nel mare, di cui parla il filosofo Platone (premiati oltre 25 anni fa a Palazzo Barberini di Roma con la medaglia d’oro del Senato della Repubblica), ha pensato di dedicarsi ad opere brevi
“Questa opera “Poema di un’alba colorata” (come continua Messina) è una delle tante opere inedite giacenti in quello scaffale da oltre dieci anni, eppure nel rileggerla mi sembra l’abbia scritta in questi giorni ed è come se mi avesse chiesto di renderla pubblica”.
Il filosofo va, ma poi ritorna là dove è nato, dove ha imparato ad osservare, ma trova le contrade a cui è legato incapaci di lasciare buone impronte. Racconta, parla di quello che vede: “Vedo ciò che accadde e accade ancora: // le armi, la guerra e lo strazio intorno; // la pace sopraffatta e la dimora // del dio Marte, sempre di ritorno”, ma parla anche dell’amore e spiega che, per lui, l’amore è carburante e anche motore; è ciò ch’è per il flauto il fiato; è opera, teatro e primo attore; è ciò ch’è eterno, mai limitato.
“Il filosofo, come il poeta, parla, ma cosa resta alla fine del percorso in ciascuno di noi? Forse soltanto quello che, umilmente, siamo riusciti ad apprendere”.
Ma potrebbe rimanere:
“Poema di un’alba senza luce, // poema di una notte infinita, // poema che alla fine si riduce // ad essere il nulla tra le dita.
Ed ancora: “Mohanda Karamchand Gandhi era convinto che “Se togliessimo l’io e il mio dalla politica, dall’economia, dalla religione, dagli affetti porteremmo il paradiso in terra”. Ha citato a memoria, ma non crediamo di essersi tanto allontanato dall’idea di uno dei
più grandi pacifisti della storia. Certamente è da credere che sia utopico il pensiero enunciato, ma ciò non significa che avesse torto.
E ci fa comprendere che: “La causa principale di tutti i mali causati dall’umanità, sono proprio quell’ “Io” e quel “Mio”. Lo sappiamo tutti. Eppure nessuno o soltanto qualcuno riesce a bandirli o quanto meno a non farne un uso maniacale.
Messina continua: “Questo testo, presentato come un poema, vuole rappresentare l’appendice di una riflessione sulla realtà contemporanea e sull’operato del poeta impegnato che si fa carico e soffre per i tanti ostacoli, i patimenti dei più deboli e di tutti quelli costretti a subire le scelte, le angherie, le guerre da parte dei prepotenti che, in nome dell’ Io e del Mio, imperano sul globo terrestre ch’è sfruttano senza pietà e senza pensare ai danni che si proietteranno sulle future generazioni”.
È certamente, quello del nostro artista, un canto disperato dedicato a quei poeti che dovremmo portarci dentro poiché, comunque, ci hanno tenuto compagnia fin dai tempi in cui sedevamo sui banchi di scuola.
“È una dedica particolare (conclude) che va, in primo luogo, a chi, poeta della verità e della realtà, ha dedicato e perso la vita per l’impegno sociale, per i principi di pace, di libertà, di verità e di legalità. Certamente, oltre a Gandhi, non si può non pensare a uomini come Pier Paolo Pasolini, Pablo Neruda, Pippo Fava e altri come loro. Non potevo non ispirarmi a coloro che dimostrano come ci sia bisogno di poeti così, senza dimenticare i padri del grande poema che fanno sognare ancora, poeti antichi, anche se “Nulla avreste potuto narrare // di tanto vile, tanto odioso // quanto ciò che ci tocca contemplare // nell’attuale contesto mostruoso.” Anche se “Non c’è poeta, non c’è poesia // che possa addolcire gli eventi, // che possa cancellare carestia // dove la morte atterra innocenti.” Poiché “Poeta sommo che in alto voli, // ciò che tu hai visto e raccontato // non erano che i primi Pioli // di una scala che fin qui ha portato.”
Come abbiamo potuto constatare, l’amarezza è costante tra i suoi versi, amarezza che viene dalla convinzione che oggi sì, c’è bisogno di poeti, di veri poeti, anche se non sempre sono ascoltati da chi avrebbe più bisogno di ascoltare.
E alla fine Giuseppe Messina conclude: “Preferirei un poema diverso // portatore di verità e di luce // di un’alba colorata in un percorso//che libertà nella pace produce”.

Ritornando alle sue ultime opere, oltre al romanzo “Storia dell’indomita Angela Normanno” (Editore “Pagine” di Roma), ricordiamo il librone “Artes meae per unum vestigium”, contenente il poema “Imbarcato all’alba”, di cm 56 X 76 di un centinaio di pagine in tela, un’opera straordinaria con 34 dipinti e la copertina lignea ricoperta di pelle di vitello sulla quale spicca incastonato un suo bronzo di cm 40 X 50 di 25 kg che si può visitare presso la sua Casa Museo (Oikos Museion), dove vive con la sua famiglia, nel cui giardino ha realizzato due opere definite di carattere rinascimentali, ovvero “Demetra”, fonte di vita, che emette acqua dai seni, di mt. 4, 50, al centro di un albero di ulivo vivo e accanto la figlia “Proserpina” fonte di luce, calore, colore e speranza alta mt. 5,40 che fanno compagnia al “Cristo che spezza la croce” di mt. 3,30 del 1993 e La testa di “Polifemo” di cm 90 del 2002.
Come scultore ha, fra l’altro, realizzato anche i monumenti al poeta “Nello “Cassata” a Barcellona Pozzo di Gotto e quello all’eroe della prima guerra mondiale “Luigi Rizzo” sul porto di Milazzo.

Per il suo impegno socio-aculturale, gli sono stati conferiti diversi importanti onorificenze, tra cui, nel 2006 la targa d’argento della Presidenza della repubblica per il suo 45° anniversario di attività artistica e culturale. Brevemente ricordiamo a tutti che nella seconda metà degli anni sessanta si è trasferito a Roma dove è entrato in contatto con il grande mondo della cultura. Dopo aver viaggiato in Italia è stato anche all’estero e nell’ex Unione Sovietica dove ha potuto visitare diverse antiche vestigia, per concludere con la visita dell’Ermitage a San Pietroburgo dove è rimasto incantato di fronte alle meravigliose opere dei più grandi artisti del mondo. Fatto ritorno in Sicilia, nel 1981 ha fondato Il “Movimento per la Divulgazione Culturale” e nel 1985 il periodico “La Molla”. Il suo particolare interesse per la letteratura e la mitologia classica gli ha permesso di realizzare diversi poemi. Tra cui appunto “Odissea ultimo atto”, “La leggenda di Omero”, e “Stirpi di Atlantide”, ma anche “Ulisse destino di se stesso”, “Penelope”, “Il testamento di Odisseo”, “La filosofia del saggio”, “Il Tempo – Viaggio in ascesa verso il seno della terra”, “Apologia di un profeta” ed altri.
Nelle foto: 1) Copertina del “Poema di un’alba colorata”. 2) L’artista Giuseppe Messina e il monumento “Demetra”.3) L’artista Giuseppe Messina.
N.B.











