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Sabato 20 giugno – h 19

Domenica 21 giugno – h 21

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Biennale Teatro 2026

  1. Festival Internazionale del Teatro “Alter Native” | Venezia, 7.06 – 21.06 2026

Arsenale, Tese dei Soppalchi | ore 21.00

 

Jacopo Giacomoni/Silvia Costa

TACET

testo vincitore del 58° Premio Riccione per il Teatro 2025

testo vincitore Biennale College Teatro – Drammaturgia Under 40 (2024-2025)

foto di Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia

 

drammaturgia Jacopo Giacomoni

regia Silvia Costa

con Silvia Costa, Jacopo Giacomoni, Gaia Ginevra Giorgi,

Dylan Guzowski, Elena Rivoltini, Matto Zoppi

musiche Nicola Ratti

luci Andrea Sanson

sculture di scena Plastikart Zimmermann & Amoroso

vestiti Fabio Quaranta

foto di scena Luca Del Pia

assistente alla regia Luna Scolari

produzione La Biennale di Venezia, Cranpi, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa con il contributo di MiC – Ministero della Cultura con il supporto di Istituto Italiano di Cultura, Santiago con il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo residenza Office for a Human Theatre/teatro alla cartiera in collaborazione con Riccione Teatro, Departamento de Artes Escénicas de la Universidad de Playa Ancha de Valparaíso, Chile

 

Più che un testo, una partitura teatrale del silenzio. Non ci sono scene, costumi o quinte: solo sei performer, metronomi e leggii, strumenti minimi per sondare il tempo e farlo percepire come materia viva ed esperienza condivisa. Dopo l’anteprima in forma di lettura scenica lo scorso anno, Tacet di Jacopo Giacomoni, testo vincitore di Biennale College Drammaturgia 2024-25 e del Premio Riccione 2025, viene portato a compimento e presentato con la regia di Silvia Costa in prima assoluta alla Biennale Teatro 2026. Il debutto è previsto sabato 20 giugno alle 19 (replica domenica 21 alle 21), all’Arsenale Tese dei Soppalchi, in una coproduzione tra La Biennale di Venezia, Cranpi, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago e il sostegno del Teatro Biblioteca Quarticciolo.

Tra filosofia, metafisica e matematica, Tacet nasce dall’idea che la drammaturgia sia una cartografia temporale, un sestante per un viaggio nelle diverse grane del tempo, una mappa per attraversare secondi e pause che solo il teatro sa concedere. È una sinfonia teatrale composta da quattro movimenti più un interludio che giocano con il metronomo, alla ricerca di cosa significhi stare insieme in silenzio, dentro a un minuto, dentro a un teatro. La scena diventa un laboratorio dove il silenzio è desiderato, misurato, guardato, esposto, sezionato; parole, gesti, pulsazioni e respiri si tendono verso il vuoto che precederà l’applauso. Gli interpreti lavorano con il suono e la voce, entrando dentro la struttura e ricamandoci sopra, creando segni che entrano ed escono dai pentagrammi del silenzio. Ciascuno rappresenta un minuto di silenzio in un luogo determinato, in un momento della storia.

Tacet è un coro di silenzi che attraversa rituali personali e collettivi – come il minuto di raccoglimento negli stadi, in parlamento, in classe – e si articola secondo una geometria precisa: sei linee che si incontrano, si sovrappongono o procedono parallele, in una sincronicità teatrale di eventi storici e silenzi quotidiani. La forza dello spettacolo risiede nella frizione matematica di sei orologi, sei cuori che battono insieme, sotto gli occhi degli spettatori, creando una presenza che sospende il tempo e lo rende percepibile nella sua essenza.

Tacet invita a sperimentare, a guardare il silenzio come materia scenica, a vivere il tempo insieme agli interpreti, in un’esperienza immersiva, precisa e radicale, dove il teatro diventa un osservatorio sul presente e un laboratorio di durata, memoria e ascolto.

«Paradossalmente in Tacet non c’è silenzio – spiega Silvia Costa – Il silenzio è un’idea da raggiungere, di cui si parla, si racconta per esempi, fatti storici, citazioni. È qualcosa che diventa auspicabile, un desiderio forse per smettere di sentire il fuori di noi e iniziare a percepirci come singoli. L’idea di un silenzio comune esige la responsabilità unica e personale di ciascuno spettatore, per creare il proprio silenzio da condividere con quello delle persone attorno. Ciascuno è come uno strumento, e si deve sintonizzare sulle note silenti degli altri. Alla ricerca di questo silenzio e di un tempo che vuole essere misurato, nel piccolissimo (microsecondi) e nel macro (i secoli, le ere) credo si tocchi un altro tipo di concentrazione nello spettatore, una tangibilità del tempo che si passa insieme. Il tempo passa e lo si sente passare».

«Tacetaggiunge Jacopo Giacomoni – è un insieme di silenzi attorno a uno dei pochi riti laici che ci sono rimasti, il minuto di silenzio. È un museo di silenzi, un osservatorio di silenzi, dove il silenzio non c’è mai. È un sovrapporsi di vuoti mancati attraverso i numeri che scandiscono la durata, teso verso un gesto collettivo da compiere insieme agli spettatori».

In scena, accanto a Silvia Costa e Jacopo Giacomoni, ci sono Gaia Ginevra Giorgi, Dylan Guzowski, Elena Rivoltini, Matto Zoppi. Le musiche sono di Nicola Ratti, le luci di Andrea Sanson e le sculture di scena di Plastikart Zimmermann & Amoroso.

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NOTE DI REGIA

Quando ho ricevuto il testo di Jacopo e ho visto la scelta grafica di impaginazione, ho immediatamente pensato che non fosse un testo teatrale (e me ne sono rallegrata), ma una partitura, un oggetto da orchestrare più che da dirigere; un dispositivo che, come la musica, si basa su unità di tempo, incastri sonori, accelerazioni, pause e silenzi. Molti minuti di silenzio.

In Tacet non ci sono scene, ma movimenti. Per ciascuno ho sentito che, come in una sinfonia, ogni sezione aveva un suo tempo, allegro – adagio, veloce, e bisognava connotarlo diversamente, far si che ogni sezione fosse autonoma ma parte di un tutto, di una scultura complessiva del tempo.

Tacet mette alla prova il performer, è una sperimentazione continua sotto gli occhi degli spettatori, perché richiede una precisione, al secondo, al millesimo di secondo, mentre noi siamo presenze che sfuggono al tempo, che cercano un altro tempo, fuori dal reale, sopra ad un palco, dentro a un corpo. In questo sta la forza di Tacet, nella frizione matematica di sei orologi che scandiscono un tempo organico. Sei cuori che battono e tengono il tempo.

Per questo motivo in scena ci sono presenze che con il tempo ci lavorano. Artiste e artisti con pratiche legate al suono e all’uso della loro voce. Perché avevo bisogno di riempire la scena di corpi pronti a sperimentare, a entrare dentro una struttura e ricamarci sopra, linee che entrassero e uscissero dai ranghi, dai pentagrammi.

Non c’è bisogno di scene o di costumi, Tacet avviene in uno studio più che su palco. Non servono quinte armate o cieli neri. Servono sedie, microfoni, registratori, casse e leggii. Servono metronomi. Orologi, click all’orecchio. Strumenti per sondare il tempo. Serve contare, dare informazioni, dire frasi che altri hanno detto, riattualizzare un tempo storico, raccontare un tempo che non si può esperire se non standoci dentro, facendolo passare veramente.

Non è semplice immaginare un ambiente sonoro per un tale lavoro. Cosa si può sentire durante uno spettacolo che parla di silenzio? Anche la musica è strutturata attorno al tempo e alla sua scansione. Nel momento in cui il suono diventa musica lo fa condensandosi attorno a delle pulsazioni, marcando punti e secondi, procedendo ciclicamente. Con Nicola abbiamo pensato di collocare ogni movimento in una stanza. Come se ogni volta ci trovassimo in un nuovo luogo con il suo proprio tempo scandito, dentro una radio, in un museo, dentro a un corpo, in un laboratorio.

Silvia Costa

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DA DOVE VIENE TACET

Tempo fa ho trovato un libro che cercavo da molti anni. Si chiama Cartografie del tempo ed è una raccolta di mappe che non descrivono lo spazio, ma, appunto, il tempo. Si potrebbero chiamare così anche le drammaturgie, che in fondo sono mappe per attori e spettatori che servono a esplorare la materia centrale del teatro, che è sempre il tempo. Sono cartine che permettono un viaggio attraverso la durata, le diverse grane con cui scorrono i secondi, che permettono un’esperienza temporale che, nella vita, solo il teatro può concederci.

La prima rappresentazione meccanica del silenzio sono sei linee frastagliate che scompaiono nel bianco per poi ricomparire dritte e parallele come un pentagramma. È una registrazione sonora dell’attività dell’artiglieria sul fronte della Mosella, poco prima e poco dopo le 11:00 dellʼ11 novembre 1918. Sono tre secondi di guerra e tre secondi di pace divisi dal cessate il fuoco dellʼarmistizio. Sei linee che procedono attraverso il tempo sono anche gli interpreti di Tacet, sei strade lungo le rappresentazioni del silenzio che si intrecciano, si sovrappongono o procedono parallele in balia della sincronicità teatrale.

Jacopo Giacomoni

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Jacopo Giacomoni. Laureato in Filosofia con una tesi sull’esistenza dei personaggi fittizi, lavora come drammaturgo e performer. Nel 2025 vince la 58ª edizione del Premio Riccione con il testo Tacet, che nel 2024 aveva vinto il Bando Autori di Biennale Teatro. Nel 25/26 è fellow di Scuola Piccola Zattere. Nel 2023 vince la menzione speciale Franco Quadri della 57ª edizione del Premio Riccione con il testo È solo un lungo tramonto. Dal 2024 è dramaturg di Mittelfest. Porta avanti una ricerca strutturalista sulla drammaturgia, progettando ordigni spettacolari che accolgono la partecipazione del pubblico e il caso, cercando di costruire esperienze teatrali ludico-rituali che inneschino cortocircuiti con il tempo e lo sguardo di spettatori e performer.

Negli ultimi lavori ha creato dei parassiti drammaturgici che aggrediscono organismi testuali già esistenti, un dispositivo teatrale per eleggere la più grande tragedia dell’umanità, un ufficio teatrale per la celebrazione di un funerale in scena, un gioco per rivivere da zero una seconda vita sul palcoscenico, un esperimento di hauntology teatrale sulla perdita della memoria del padre. Come performer fonde il suo percorso di attore a quello di sassofonista, in una continua esplorazione nel campo dell’improvvisazione libera e dei suoni non idiomatici.

Silvia Costa. Diplomata in Arti Visive e dello Spettacolo all’Università IUAV di Venezia. Nel 2006 inizia a lavorare come attrice nella produzione Hey Girl! con la Compagnia teatrale Societas Raffaello Sanzio fondata da Romeo Castellucci, di cui diventa collaboratrice artistica per la maggior parte delle creazioni teatrali e operistiche del regista cesenate. Parallelamente porta avanti i suoi progetti artistici, sviluppando dal 2007 un tipo di teatro visivo e poetico, nutrito da una profonda riflessione intorno al ruolo delle immagini, al loro senso e potere sullo spettatore. Di volta in volta autrice, regista, interprete e scenografa, Silvia Costa è un’artista proteiforme che utilizza questi diversi ambiti estetici per approfondire la sua ricerca teatrale. Nel 2013 è finalista del Premio Scenario con Quello che di più grande l’uomo ha realizzato sulla terra, creazione presentata nel 2014 al Théâtre de Gennevilliers, con cui iniziano le sue prime apparizioni come regista nei teatri francesi dove si instaura una collaborazione costante. Silvia Costa è stata artista associata al Teatro dell’Arte alla Triennale di Milano dal 2017 al 2019 e al Centre Dramatique National d’Angers nel 2019. Dal 2020, fa parte de l’ensemble pluridisciplinaire de la Comédie de Valence. Nel 2019 Silvia Costa inizia a creare le sue proprie regie anche per il mondo dell’opera. Nel luglio 2022 è stata insignita del prestigioso titolo di Chevalier des Arts et des Lettres da Ministero della Cultura Francese.

 

Cranpi nasce nel 2015 come un progetto vivace dedicato al teatro contemporaneo, dove produzione, curatela e formazione si intrecciano per accompagnare artisti e compagnie in percorsi di crescita e ricerca. Guidata da Antonino Pirillo e Giorgio Andriani e sostenuta dal Ministero della Cultura (MiC), coltiva uno sguardo attento ai linguaggi del presente e alle loro contaminazioni. Accanto alle collaborazioni con numerose realtà della scena italiana, dà vita a progetti come il festival Sempre più Fuori e fATTI, pensato per le nuove generazioni. Un lavoro che prosegue anche nella direzione del Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma, con l’idea di un teatro vivo, aperto e in dialogo con la comunità.

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TACET tournée 2026

10 luglio Pergine Festival, Pergine Valsugana (TN)

23 luglio Kilowatt Festival, Sansepolcro (AR)

23 agosto BMotion, Bassano del Grappa (VI)

6-11 ottobre Piccolo Teatro Studio Melato, Milano

 

Durata 60′

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