MODENA, Sforzini: “La cittadinanza italiana non può essere un timbro burocratico: serve un esame di civiltà, cultura e lealtà ai valori nazionali”
Castello Sforzini di Castellar Ponzano —
«Dopo Modena nessuno può più fingere che il tema sia soltanto amministrativo. Qualunque sarà la qualificazione giudiziaria definitiva, un uomo che lancia un’auto contro civili inermi e poi aggredisce con un coltello pone allo Stato una domanda brutale: che cosa significa davvero diventare italiani?».
Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale.
«Lo avevamo detto un anno fa e oggi lo diciamo con ancora maggiore forza: la cittadinanza italiana non può essere concessa sulla base di un automatismo, di una pratica d’ufficio o della sola conoscenza linguistica. Parlare italiano non basta. Occorre dimostrare di riconoscere la civiltà italiana, la sua storia, le sue radici europee, la libertà individuale, la parità tra uomo e donna, la separazione tra legge dello Stato e appartenenza religiosa, il rifiuto assoluto di ogni fondamentalismo, odio identitario e violenza ideologica».
«Il Centro Studi Rinascimento Nazionale chiede una revisione immediata dell’iter di cittadinanza: percorso formativo obbligatorio, esame finale serio, verifica della reale integrazione culturale e possibilità di sospensione o revoca nei casi più gravi previsti dalla legge. La cittadinanza non è un premio di consolazione, non è una sanatoria morale, non è un passaporto senz’anima. È un giuramento di appartenenza alla Nazione».
«Chi vuole diventare italiano deve sapere che entra in una civiltà, non in un ufficio anagrafe. Dopo Modena lo Stato ha il dovere di scegliere: continuare con la retorica rassicurante oppure difendere finalmente il popolo italiano, i suoi simboli, la sua sicurezza e la sua identità».
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Luca Sforzini – Presidente
Centro Studi Rinascimento Nazionale











