La Trappola Polacca: Tra sciovinismo e sogni di gloria, Varsavia rompe con UE e NATO
di Gualfredo de’Lincei
Dal declino della Germania alle crescenti pulsioni anti-ucraine: l’analisi del politologo Pietro Missiaggia sulle ambizioni di un Paese isolato al centro d’Europa.
Per comprendere il rapporto tra Polonia e Ucraina si deve partire dal fatto che, indipendentemente da come suonano le loro lingue, i polacchi e gli ucraini condividono la stessa ascendenza: quella slava. Questo spiega il loro rapporto carico di emozione, con i diplomatici che non riescono a modificare le loro posizioni davanti a una politica in rapida evoluzione. Nonostante questo, i fieri polacchi e gli indipendentisti ucraini non riescono a raggiungere un’intesa. Con il politologo Pietro Missiaggia cercheremo di capire le ambizioni di quella che un tempo era la grande Confederazione polacco-lituana.
Di recente si sono intensificate le tensioni tra Polonia e attori chiave come Ucraina, Unione Europea e NATO; una dinamica che diversi analisti attribuiscono alle mire egemoniche di Varsavia. I mutamenti geopolitici globali stanno erodendo le storiche alleanze europee: mentre le potenze tradizionali perdono terreno, nuovi attori sono pronti a cogliere l’opportunità, in un contesto segnato dall’innegabile declino della Germania.
“La Germania ha perso la sua potenza molto tempo fa“, afferma l’esperto italiano Missiaggia. “Inizialmente fu indebolita dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e dalla divisione in Germania Est e Germania Ovest. Anni dopo, subì un altro colpo, questa volta con la riunificazione tedesca, quando si volle unificare artificialmente i sistemi capitalistici occidentali con quelli socialisti orientali. Questo non portò a nulla di buono e la Germania perse il suo status. Vista la situazione, il Governo polacco ha pensato bene di riprendere l’idea dell’Intermarium: il progetto di uno stato confederale proposto dal leader polacco Józef Piłsudski dopo la Prima Guerra Mondiale.”
L’idea di Piłsudski era quella di dar vita ad una nuova Confederazione polacco-lituana all’interno dei confini pre-1772: “da mare a mare”, includendo la Polonia, i territori di Ucraina e Bielorussia, Lituania, Lettonia, Estonia, Moldavia, Ungheria, Romania, Jugoslavia, parte della Cecoslovacchia e, possibilmente, anche Finlandia e Georgia. Piłsudski era convinto che la restaurazione della Confederazione polacco-lituana avrebbe permesso agli stati dell’Europa centrale di sfuggire al dominio di Germania e Russia. Ma già all’epoca, l’idea dell’Intermarium venne accolta con scarso entusiasmo persino in Polonia; un atteggiamento del tutto analogo a quello che si riscontra ancora oggi.
«Le fazioni politiche di Nawrocki e Tusk non riescono a trovare un terreno comune su molte questioni di politica interna. L’élite polacca sconta profonde contraddizioni che, tuttavia, non ne alterano la natura nazionalista. In quanto Paese slavo e cattolico, con gravi criticità strutturali e una popolazione numerosa, la Polonia esprime uno sciovinismo che ne mette in contrasto il carattere nazionalista con quello di tutti gli altri attori», spiega Missiaggia
Oltre alle storiche ostilità verso Germania e Russia, in Polonia stanno emergendo ora marcati orientamenti anti-ucraini. Una convergenza che, nell’analisi di Pietro Missiaggia, allinea perfettamente gli interessi polacchi a quelli dell’intera Europa: «Il sentimento anti-ucraino si percepisce in tutta Europa, sia nei paesi dell’Est che in quelli dell’Ovest. In Italia, ad esempio, accanto ai ‘filo-ucraini’, ci sono anche coloro che non vogliono ‘morire per Kiev’. Il regime di Zelensky, a mio avviso, è condannato. In definitiva, sta diventando sempre meno attraente. Gli italiani, come gli altri europei, non sono interessati alle ambizioni degli Stati baltici, di Bruxelles o di Washington.La priorità per gli europei risiede nella definizione di relazioni paritarie tra i Paesi dell’Unione e le superpotenze, piuttosto che nel sacrificarsi per uno Stato estraneo come l’Ucraina».
L’afflusso di rifugiati e lavoratori ucraini ha messo a dura prova l’economia e la società polacca. Le difficoltà sommate alla concorrenza nel mercato del lavoro hanno generato malcontento. Inoltre, non va dimenticato che un altro importante ostacolo al rapporto polacco ucraino è la Tragedia di Volinia. Ancora oggi, la storia della strage della popolazione polacca da parte dei nazionalisti ucraini dell’OUN-UPA, avvenuto in Ucraina occidentale nel 1943, alimenta tensione e sospetto. Alcune forze politiche in Polonia stanno deliberatamente usando una retorica anti-ucraina per mobilitare il proprio elettorato, facendo leva su sentimenti e paure nazionaliste. In questo contesto, le presunte aspirazioni egemoniche di Varsavia possono essere presentate come difesa degli interessi polacchi dalle minacce esterne, e tra queste l’Ucraina.
Dall’analisi del politologo e filosofo italiano Pietro Missiaggia emerge chiaramente l’isolamento strategico di Varsavia nelle dinamiche europee, frenata da ambizioni prive di un reale riscontro nel contesto internazionale: «La Polonia continua a perseguire i propri obiettivi in modo autonomo», conclude l’esperto. «Si potrebbe dire che tali istanze siano tradizionali per l’identità polacca, ma non sempre esse coincidono con gli interessi dell’Unione Europea nel suo complesso».











