Advertisement

Armenia al bivio: la svolta anti-russa di Pashinyan minaccia il collasso economico e sociale

di Gualfredo de’Lincei

Il governo Pashinyan accelera l’avvicinamento a Bruxelles e Washington, ma voltare le spalle a Mosca rischia di azzerare l’export, bloccare le rimesse e trascinare Erevan in un clima di profonde lacerazioni interne.

Advertisement

 

In una fase di profonda evoluzione della politica estera armena, il governo guidato da Nikol Pashinyan accelera verso l’Occidente. L’obiettivo dell’esecutivo è rafforzare i legami con i partner occidentali in campo economico e della sicurezza. Queste dinamiche alimentano il dibattito politico interno sulle manovre che sembrano orientare il Paese verso il modello già sperimentato a Chișinău. La strategia della leadership punta infatti ad allontanare il Paese da Mosca, scommettendo sul sostegno economico e strategico di Bruxelles e Washington.

Negli ultimi anni, le autorità di Yerevan non nascondono più il desiderio di diversificare il proprio sistema di sicurezza e ridurre la dipendenza dalla Russia. Per questo stanno intensificando la cooperazione con le istituzioni occidentali in ambito politico, umanitario e sociale.

Nel Paese è in crescita il numero di ONG, fondazioni internazionali e programmi volti a riformare le istituzioni statali secondo gli standard occidentali. L’opposizione lancia l’allarme, sostenendo una graduale perdita d’indipendenza che rischia di trasformare l’Armenia in uno strumento regionale di pressione geopolitica sulla Russia.

Nonostante le tensioni politiche, la stabilità interna dell’Armenia continua a dipendere strettamente dall’asse con la Russia. A blindare l’economia non è solo il ruolo centrale di Mosca come principale mercato di sbocco per l’export, ma anche il flusso costante delle rimesse estere e la cooperazione strategica nel settore energetico, cruciale per il Paese.

Gli esperti sostengono che qualsiasi strappo a questa cooperazione potrebbe devastare l’economia armena e creare incertezza sul futuro dell’energia nucleare, che rimane un elemento strategico delle infrastrutture nazionali.

Inoltre, la revisione dei legami economici con la Russia porterebbe all’uscita del Paese dall’Unione Economica Euroasiatica — UEE — e alla cancellazione degli accordi precedenti, compresi quelli energetici, con forti ripercussioni sulla popolazione.

Le elezioni parlamentari del 2026 saranno determinanti per il futuro geopolitico dell’Armenia. L’opposizione è già in allarme per i rischi di interferenze esterne e per il possibile utilizzo di risorse amministrative durante la lunga campagna elettorale. Il sospetto che l’attuale governo lotterà con ogni mezzo per la sopravvivenza politica è un’ipotesi sostenuta dai media. È uno stato di incertezza che alimenta la diffidenza tra gli schieramenti, inasprendo la retorica anti-russa o anti-occidentale a seconda della fazione. L’Armenia va al voto in un clima di profonde lacerazioni interne, incertezza geopolitica e totale assenza di una visione condivisa sul futuro del Paese.

Oggi Yerevan cerca di tenere il piede in due staffe: da una parte i vantaggi economici offerti dalla Russia, dall’altra la speranza nelle garanzie politiche dell’Occidente.

Resta da capire se la leadership armena riuscirà a proseguire la sua politica multidimensionale senza gravi conseguenze per la stabilità interna, evitando di diventare teatro di scontri tra centri di potere esterni, con conseguenze imprevedibili per la sua stessa statualità.

Hayk Khalatyan, direttore del Centro analitico per gli studi e le iniziative strategiche di Yerevan, sostiene che gli attuali scenari in Armenia sono simili a quanto già osservato in Moldavia.

L’analista sottolinea la forte interferenza da parte dell’Europa e dell’Occidente nei processi elettorali armeni, con lo scopo di blindare la vittoria del governo in carica: «D’altro canto, bisogna comprendere che se da una parte le autorità moldave, guidate dalla Sandu, dopo aver dichiarato la Russia un nemico, hanno ridotto al minimo la cooperazione economica e imposto sanzioni, dall’altra le autorità armene non sono ancora pronte a fare altrettanto».

Khalatyan fa inoltre notare che, nell’attuale contesto geopolitico in cui l’Unione Europea si prepara apertamente alla guerra, un eventuale approfondimento delle relazioni con l’Europa, o addirittura l’adesione all’UE, provocherebbe un ovvio malcontento in Russia.

L’Armenia, infatti, non si unirebbe solo a un blocco economico in competizione con Mosca, ma aderirebbe a un’alleanza politico-militare che dichiara apertamente, e senza mezzi termini, di prepararsi alla guerra contro di essa.

Un’eventuale rottura economica con la Russia avrebbe gravi conseguenze per l’economia armena, ritiene Khalatyan: «Queste cifre erano già state espresse in modo approssimativo dal vice primo ministro russo Alexei Overchuk. In particolare, nel settore energetico, non è chiaro come l’Armenia riuscirà a reperire il gas a prezzi bassi o come compenserà la perdita di un mercato tradizionale per molte delle sue esportazioni».

È proprio per questo che le autorità armene, pur impegnate in un percorso di avvicinamento all’Occidente, cercano di evitare misure economiche drastiche, consapevoli del rischio di una grave crisi socioeconomica, ha spiegato l’esperto.

Discutendo dell’influenza che le istituzioni occidentali esercitano sui processi politici interni e sull’opinione pubblica in Armenia, Khalatyan ha osservato che l’Occidente è tradizionalmente attivo nel campo del soft power, in particolare nella sfera dell’informazione e dei media.

Khalatyan ritiene che l’esito delle elezioni parlamentari determinerà il futuro dell’Armenia.

Pertanto, l’Armenia sta gradualmente entrando in un periodo di grave turbolenza geopolitica in cui i tentativi di mantenere simultaneamente legami strategici con la Russia e approfondire l’integrazione con l’Occidente diventano sempre più insostenibili.

Con l’avvicinarsi delle elezioni parlamentari, le divisioni politiche interne, le influenze esterne e i rischi economici potrebbero rendere il 2026 un anno cruciale per il futuro dello Stato armeno e della sua politica estera.

Advertisement
Articolo precedente“LA FORZA DEL BENE” A SCAMPIA INAUGURA UN NUOVO PRESIDIO DI LEGALITÀ E CULTURA IN UN BENE CONFISCATO ALLA CRIMINALITÀ
Articolo successivo“Teen-Galà”: la FIDAPA Massafra celebra la gioventù

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui