A Cinecittà il set di Una straordinaria vitalità di Fabio Morgan
Il Presidente Saccone: ‘Cinema della realtà ma con potenza visionaria’
Il Presidente di Cinecittà Antonio Saccone e l’AD Manuela Cacciamani hanno visitato all’interno del Teatro 14 degli Studi di via Tuscolana il set, dove sono in corso le riprese, di Una straordinaria vitalità, il film opera prima di Fabio Morgan prodotto da Velvet Movie che sarà distribuito da Luce Cinecittà. Una storia che unisce racconto emotivo, osservazione sociale e temi come l’inclusione, le marginalità della metropoli e la forza del riscatto.
Con un cast composto quasi per intero da esordienti, la fotografia affidata a Paolo Rapalino e il montaggio ad Andrea Maguolo, Una straordinaria vitalità gravita attorno all’amore ostacolato di due ragazzi, Vittorio, figlio di una dura realtà suburbana, e Nadia, giovane abitante di un campo rom. A unire e lottare per un’armonia difficile e una goccia di grazia tra le asprezze quotidiane è Valentina, la sorella di Vittorio, una ragazza con la sindrome di Down, anima e forza motrice di un dramma che cerca tra rovina e poesia una luce di riscatto.
Il presidente Saccone ha avuto nell’occasione della visita sul set l’opportunità di incontrare alcuni ragazzi di AIPD – Associazione Italiana Persone Down, che ha aderito alla produzione del film permettendo una costruzione autentica e complessa del personaggio di Valentina.
Dichiara Saccone: ‘Luce Cinecittà ha una grande storia di esordi, alcuni dei più acclamati registi italiani contemporanei hanno mosso con noi i primi passi. Una ricerca di talenti e nuovi linguaggi che ritrovo in Una straordinaria vitalità, e che rappresenta il cinema che cerchiamo: di impatto emotivo, ricerca stilistica, storie che parlano di realtà ma con capacità visionaria. Un cinema che inoltre sa fare da ponte, per immaginare un mondo migliore, dove costruire convivenze sostenibili, senza chiusure sociali’.
Nelle sue note di regia Fabio Morgan spiega tra l’altro: ‘Una straordinaria vitalità guarda la marginalità non per spiegarla, ma per ascoltarla. È un’opera che non cerca soluzioni facili né redenzioni immediate, ma affida alla poesia dello sguardo la possibilità di restituire dignità, mistero e bellezza a ciò che di solito resta invisibile. È in questo spazio fragile, contraddittorio e luminoso che il film trova la propria voce’.











