Home Nera e Criminologia Garlasco. Filmati non utilizzabili dalla procura del 13 agosto 2007, perche’?

Garlasco. Filmati non utilizzabili dalla procura del 13 agosto 2007, perche’?

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Garlasco. Ci sarebbero in giro filmati dell’epoca del delitto Poggi da telecamere di strada che farebbero vedere chi c’era nei pressi della villetta il 13 agosto 2007, ma non sarebbero utilizzabili dalla Procura: perché?

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto che il 13 agosto 2007 sconvolse Garlasco e l’intero Paese, continuano a emergere interrogativi e ipotesi che alimentano il dibattito pubblico. Tra queste, una delle più suggestive riguarda l’eventuale esistenza di filmati registrati da telecamere pubbliche o private presenti nelle strade del paese all’epoca dei fatti. Immagini che, almeno in teoria, potrebbero mostrare chi transitò nei pressi della villetta di via Pascoli nelle ore cruciali della mattina dell’omicidio.

La domanda che molti si pongono è semplice: se tali registrazioni esistessero ancora, potrebbero essere utilizzate oggi dagli investigatori o dalla Procura? La risposta, sul piano giuridico e tecnico, è tutt’altro che scontata.

Innanzitutto occorre ricordare che nel 2007 i sistemi di videosorveglianza erano molto meno diffusi rispetto a oggi. Le telecamere installate nei centri abitati disponevano spesso di capacità di archiviazione limitate e le registrazioni venivano sovrascritte automaticamente dopo pochi giorni o poche settimane. In assenza di un immediato sequestro da parte degli investigatori, gran parte dei filmati dell’epoca sarebbe stata cancellata in modo irreversibile.

Ma anche nell’ipotesi in cui alcune copie fossero state conservate da privati o archiviate su supporti digitali, sorgerebbe un altro problema fondamentale: quello dell’utilizzabilità processuale. Perché una prova video possa essere acquisita in un procedimento penale, è necessario che ne sia garantita l’autenticità. Occorre cioè dimostrare con ragionevole certezza che il filmato non sia stato alterato, modificato o manipolato nel corso degli anni.

In termini tecnici, assume rilievo la cosiddetta “catena di custodia”, ovvero la documentazione che certifica chi ha detenuto il supporto, come è stato conservato e in quali condizioni. Un file rimasto per anni nella disponibilità di soggetti privati, senza controlli e senza una tracciabilità verificabile, rischierebbe di essere considerato inattendibile o comunque difficilmente utilizzabile come prova decisiva.

Esiste poi il tema della qualità delle immagini. Le registrazioni dei primi anni Duemila avevano spesso una risoluzione molto bassa. Anche qualora mostrassero persone o veicoli in transito, potrebbe risultare impossibile identificarli con sufficiente certezza. In sede processuale, un video sfocato o incompleto avrebbe quindi un valore probatorio limitato.

Gli esperti ricordano inoltre che la riapertura o la revisione di accertamenti relativi a fatti così lontani nel tempo richiede il rispetto di rigorose regole procedurali. Un elemento investigativo emerso dopo molti anni può certamente essere analizzato e confrontato con il materiale già agli atti, ma non sempre può trasformarsi automaticamente in una prova utilizzabile davanti a un tribunale.

Per questo motivo, anche se dovessero emergere vecchi filmati delle strade di Garlasco registrati nelle ore del delitto Poggi, la loro eventuale esistenza non significherebbe necessariamente che possano essere impiegati dalla Procura come prova processuale. Tra problemi di conservazione, autenticità, catena di custodia e qualità delle immagini, il percorso per renderli giuridicamente validi sarebbe complesso e pieno di ostacoli.

Un aspetto che conferma quanto, nelle indagini moderne, la tempestività nella raccolta e nella conservazione delle prove digitali sia spesso decisiva quanto la prova stessa.(con l’ausilio dell’AI)

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