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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nel dibattito sviluppatosi a seguito delle dichiarazioni della pedagogista Teresa Pia Renzo sul fenomeno della crescente aggressività minorile in ambito scolastico e sulla proposta avanzata dal CNDDU di introdurre un Protocollo Nazionale di Giustizia Educativa Riparativa nelle istituzioni scolastiche secondarie.

Accogliamo con interesse le riflessioni della dott.ssa Renzo, che riportano al centro dell’attenzione pubblica una questione ormai non più rinviabile: l’emersione di forme di aggressività giovanile sempre più precoci, la loro diffusione attraverso i social media, la trasformazione della violenza in linguaggio identitario e strumento di riconoscimento all’interno dei gruppi dei pari. Si tratta di fenomeni che non possono essere minimizzati né affrontati con approcci semplificatori.

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Condividiamo l’esigenza di riaffermare il principio secondo cui ogni azione comporta conseguenze e che la scuola non possa essere percepita come uno spazio di deresponsabilizzazione. Tuttavia, riteniamo necessario precisare che la giustizia educativa riparativa non rappresenta una forma di permissivismo pedagogico né una rinuncia alla sanzione educativa. Al contrario, essa costituisce uno degli strumenti più avanzati per rendere concreta e consapevole l’assunzione di responsabilità da parte dell’autore del comportamento lesivo.

La vera sfida educativa contemporanea non consiste nello scegliere tra punizione e recupero, bensì nel costruire percorsi capaci di trasformare la responsabilità da obbligo imposto a consapevolezza interiorizzata. Le sole misure disciplinari, se non accompagnate da un processo di comprensione del danno arrecato, rischiano infatti di produrre conformismo esteriore senza autentico cambiamento. Parallelamente, percorsi esclusivamente dialogici, privi di una chiara cornice di responsabilità, possono risultare inefficaci.

Per questa ragione il Protocollo Nazionale di Giustizia Educativa Riparativa promosso dal CNDDU si configura come un modello integrato di prevenzione, responsabilizzazione e ricostruzione del patto educativo, articolato su direttrici innovative che intendono rispondere alle trasformazioni sociali e culturali che interessano il mondo adolescenziale.

In particolare, il CNDDU propone l’istituzione di un Patto di corresponsabilità educativa rafforzata, che nei casi di aggressione grave o reiterata preveda l’attivazione di una cabina educativa territoriale composta da scuola, famiglia, servizi sociali, figure specialistiche ed enti del terzo settore, al fine di interrompere tempestivamente percorsi di marginalizzazione e devianza prima che assumano carattere strutturale.

Il protocollo prevede inoltre percorsi obbligatori di responsabilizzazione civica ad alta intensità educativa, destinati agli studenti autori di comportamenti aggressivi particolarmente significativi. Tali percorsi comprenderebbero attività di servizio alla comunità scolastica, laboratori sulla dignità della persona, incontri con testimoni provenienti dal mondo della giustizia minorile, del volontariato, delle professioni educative e delle associazioni impegnate nella tutela dei diritti umani.

Particolare attenzione viene riservata al ruolo dei social network attraverso la proposta di un Osservatorio permanente sulle dinamiche di emulazione digitale della violenza, finalizzato a monitorare i processi di spettacolarizzazione dell’aggressività, la diffusione di modelli imitativi e l’utilizzo della rete come strumento di legittimazione sociale di comportamenti antisociali.

Il CNDDU ritiene altresì necessario introdurre nelle scuole procedure di valutazione del danno relazionale e comunitario, poiché ogni episodio di violenza non colpisce esclusivamente la vittima diretta, ma altera il clima educativo, indebolisce il senso di sicurezza e compromette la fiducia reciproca che costituisce il fondamento di ogni comunità scolastica democratica. La riparazione deve quindi riguardare non soltanto il danno individuale, ma anche la ricostruzione del tessuto relazionale collettivo.

Accanto agli interventi successivi agli episodi critici, il protocollo attribuisce un ruolo centrale alla prevenzione attraverso un programma nazionale permanente di educazione ai diritti umani, alla cittadinanza digitale, all’empatia sociale, alla gestione non violenta dei conflitti e all’alfabetizzazione emotiva, affinché il rispetto della dignità della persona diventi una competenza concreta e verificabile lungo tutto il percorso scolastico.

Tra gli elementi maggiormente innovativi della proposta figura inoltre la creazione di un Sistema Nazionale di Allerta Educativa Precoce, basato sull’individuazione tempestiva di indicatori di disagio relazionale, isolamento, aggressività crescente, comportamenti oppositivi persistenti e segnali di vulnerabilità sociale, consentendo interventi preventivi prima che il disagio evolva in condotte violente.

Il protocollo introduce infine il principio della responsabilità educativa progressiva, secondo cui la risposta della scuola deve essere proporzionata alla gravità, alla reiterazione e all’impatto sociale dei comportamenti. Ciò consente di superare tanto la logica dell’impunità quanto quella della mera punizione automatica, favorendo interventi differenziati e realmente efficaci sul piano educativo.

Condividiamo pienamente l’affermazione secondo cui la famiglia non possa essere esclusa dai processi di responsabilizzazione. Nessuna istituzione scolastica può sostenere da sola il peso delle trasformazioni sociali che incidono sulla crescita delle nuove generazioni. La ricostruzione dell’alleanza educativa tra scuola, famiglia e comunità rappresenta oggi una priorità nazionale.

Tuttavia, sarebbe riduttivo interpretare la crescente aggressività minorile esclusivamente come un problema disciplinare. Essa costituisce piuttosto il sintomo di una più ampia crisi culturale che investe il rapporto con l’autorità, la gestione delle emozioni, il senso del limite, la qualità delle relazioni e il valore stesso della dignità umana nell’era digitale.

La scuola del XXI secolo è chiamata a formare cittadini consapevoli, non semplicemente individui obbedienti. Per questo il CNDDU ribadisce che responsabilità, autorevolezza educativa, prevenzione e giustizia riparativa non rappresentano modelli alternativi, ma componenti complementari di una strategia organica di contrasto alla violenza giovanile.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani continuerà a promuovere un confronto aperto con pedagogisti, psicologi, giuristi, magistrati minorili, dirigenti scolastici, famiglie e istituzioni, nella convinzione che le emergenze educative del nostro tempo richiedano visione, competenza e coraggio progettuale, non contrapposizioni ideologiche.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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