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AMAZON CLOUD IN AFFARI CON AZIENDE RESPONSABILI DELLA CRISI CLIMATICA E ACCUSATE DI VIOLARE I DIRITTI UMANI, SVELA INCHIESTA DI GREENPEACE

ROMA, 05.06.26 – Il più grande fornitore mondiale di servizi cloud, Amazon Web Services, offre supporto ad alcune delle aziende più controverse al mondo perché impegnate in attività collegate a crisi climatica, violazioni dei diritti umani e attacchi contro istituzioni democratiche: la denuncia arriva da Greenpeace Germania, secondo cui la controllata di Amazon intrattiene relazioni commerciali con il 38% delle compagnie inserite nelle principali liste di esclusione etica e ambientale a livello globale. Tra queste figurano il colosso petrolifero Shell, la multinazionale brasiliana della carne JBS, l’azienda di sorveglianza Palantir e quella specializzata in sistemi d’arma autonomi Anduril.

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Lo studio, dal titolo Amazon’s Toxic Web Services, è stato pubblicato pochi giorni fa in occasione del summit di AWS ad Amburgo, interrotto da attivisti e attiviste di Greenpeace che hanno esposto lo striscione “Leave the Toxic Cloud” (“Abbandonate la cloud tossica”) sul palco dell’evento.

«Che si tratti della distruzione della foresta amazzonica, dell’espansione dei combustibili fossili o di violazioni dei diritti umani, ovunque ci siano profitti da realizzare, la divisione cloud di Amazon chiude un occhio», dichiara Mauricio Vargas, esperto di politiche economiche per Greenpeace Germania. «AWS trae vantaggio da rapporti commerciali con aziende che perfino gli investitori finanziari tradizionali rifiutano per ragioni etiche. Un cloud costruito su questo tipo di attività non è un’infrastruttura neutrale: è complicità su scala industriale».

Gli autori dello studio evidenziano una grande contraddizione: mentre settori come la finanza e l’industria farmaceutica sono soggetti a regolamentazioni rigorose e a impegni volontari, Amazon Cloud e l’industria della Big Tech operano in gran parte in un vuoto etico, nonostante l’enorme influenza sistemica che esercitano sulla società.

«Amazon rappresenta un esempio lampante dell’eccessivo potere delle Big Tech, che concentrano ricchezza, influenza e capacità decisionale senza precedenti, a scapito dei diritti delle persone, del clima, della biodiversità e della pace», sottolinea Sanna Ghotbi, responsabile della campagna globale sulle tecnologie di Greenpeace International. «Come si è visto in Europa e in Cina, Donald Trump agisce come un lobbista di questo settore, utilizzando dazi e minacce esplicite per mettere sotto pressione la sovranità degli Stati: è tempo di porre fine all’impunità delle Big Tech e di garantire che la tecnologia sia realmente al servizio dell’interesse pubblico».

Per questo, Greenpeace Germania propone un nuovo quadro di standard ambientali ed etici minimi per i fornitori di servizi cloud, chiedendo loro di limitare la fornitura di servizi destinati all’espansione delle fonti fossili, ai sistemi d’arma autonomi e a pratiche di sorveglianza inaccettabili, come il social scoring o la raccolta indiscriminata di dati biometrici; di garantire l’integrità del processo democratico, non ostacolando le normative in materia tecnologica e climatica; di introdurre meccanismi di supervisione indipendente, attraverso dei consigli etici esterni che valutino i rapporti con clienti ad alto rischio.

Il report completo in inglese è disponibile QUI

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