Advertisement

Tecnologia, l’economista Carnevale Maffè (Bocconi): “La Cina non ha un vantaggio di costo, ha un vantaggio di Stato. E l’Europa non l’ha visto arrivare”
Alla Giornata per l’Innovazione Industriale 2026 di Airi: “Sul prezzo abbiamo già perso. Possiamo ancora vincere su ricerca, proprietà intellettuale, servizi avanzati e tecnologie profonde”

Roma, 11 giugno 2026 – “La partita industriale globale non è più governata dal vantaggio comparato di Ricardo, ma da un vantaggio competitivo costruito dallo Stato. Se continuiamo a giocarla con le regole di vent’anni fa, l’Europa è destinata a perderla”.

Advertisement

È il monito lanciato da Carlo Alberto Carnevale Maffè, Professor of Strategy della Sda Bocconi School of Management, intervenendo alla Giornata per l’Innovazione Industriale 2026 promossa da Airi, l’Associazione Italiana per la Ricerca Industriale, dedicata al tema “Made in Europe: innovazione, mercato interno, ricerca e reindustrializzazione”.

Al centro del suo intervento il progressivo indebolimento della competitività europea in un contesto internazionale sempre più caratterizzato da forti politiche industriali, investimenti strategici e competizione tecnologica tra grandi aree economiche.

“Il dato che dovrebbe entrare in ogni manuale di economia – afferma Carnevale Maffè – arriva dall’ultimo rapporto Ocse: quasi il 60% delle quote di mercato globali conquistate dalle imprese cinesi tra il 2005 e il 2023 si spiega con i sussidi pubblici ricevuti, non con la produttività. Negli stessi anni le aziende cinesi hanno ottenuto dalle tre alle otto volte più sostegno statale dei concorrenti occidentali. Non è una concorrenza più brava: è un dumping strutturale finanziato dal credito di Stato”.

Secondo l’economista, il successo cinese non si misura più sul costo del lavoro ma sul controllo dei nodi strategici della filiera. “La Cina non è più il ‘fabbricone del mondo’ che cuce magliette – prosegue il professore –. Ha conquistato i colli di bottiglia: raffina circa il 90% delle terre rare e fabbrica il 94% dei magneti permanenti che muovono motori elettrici e sistemi d’arma; controlla il 99% del gallio e oltre i due terzi delle batterie. Abbiamo regalato i caselli dell’autostrada e ci stupiamo che adesso qualcuno riscuota il pedaggio”.

Carnevale Maffè mette in guardia anche dalla tentazione di rispondere imitando il modello cinese. “La risposta peggiore, e la più italiana, è guardare il dirigismo di Pechino e pensare di copiarlo con meno soldi e più moduli da compilare – avverte –. Non si guarisce dal veleno bevendone una dose minore. La competitività non si difende con la nostalgia, ma con stabilità delle regole, mercati dei capitali profondi e la capacità di ragionare su scala continentale invece di frammentare risorse e obiettivi tra ventisette bilanci nazionali”.

Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema della sovranità tecnologica europea, della necessità di rafforzare le filiere strategiche e di sostenere lo sviluppo delle tecnologie considerate decisive per il futuro della manifattura e dell’industria.

Sul punto, l’economista ha indicato nella leva dual-use la principale opportunità di rilancio. “La spesa per la difesa che l’Europa sosterrà comunque – oltre 2.000 miliardi cumulati nel prossimo decennio, quanto un nuovo NextGenerationEU – può diventare la più grande politica industriale orizzontale a nostra disposizione – sostiene Carnevale Maffè –. È lo stesso euro: speso come negli anni Ottanta produce solo più cannoni; speso con la logica del Pnrr, con milestone e trasferimento tecnologico, finanzia un decennio di reindustrializzazione, trainando insieme intelligenza artificiale, semiconduttori, materiali avanzati e robotica”.

“Sul prezzo, contro la manifattura cinese, abbiamo già perso – conclude l’economista –. Possiamo ancora vincere su ricerca, proprietà intellettuale, servizi avanzati e tecnologie profonde: su precisione, integrazione e affidabilità, non sulla massa. È lì che si gioca la partita dei prossimi vent’anni. La vera domanda non è quanto bari Pechino, ma chi decide di esistere, industrialmente, fra dieci anni”.

La Giornata per l’Innovazione Industriale 2026, promossa da Airi insieme a Meccano, ha riunito rappresentanti del mondo della ricerca, delle imprese e delle istituzioni per discutere le strategie necessarie a rilanciare la competitività europea, rafforzare il mercato interno e sostenere la reindustrializzazione del continente.

“Le riflessioni di Carnevale Maffè confermano la necessità di rafforzare gli investimenti in ricerca industriale e innovazione – commenta Andrea Bairati, presidente di Airi –. L’Europa deve recuperare capacità produttiva e autonomia tecnologica, sostenendo le filiere strategiche e favorendo il trasferimento della conoscenza verso il sistema delle imprese. La sfida della competitività si vince investendo in ricerca, innovazione e competenze”.

Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazione

Advertisement
Articolo precedenteSuccesso per il 2° Merano WineFestival Calabria: l’Essenza del Sud conquista i mercati esteri
Articolo successivoInfanzia: Save the Children presenta “Corri il rischio”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui