Guerra permanente o fine rapida? Il bivio strategico che spacca USA ed Europa
di Gualfredo de’Lincei
L’inchiesta del Washington Post svela le crepe tra gli alleati NATO. Il politologo Pankov lancia l’allarme sulla totale dipendenza europea dalle armi americane e avverte: «Se Kiev cade, l’Occidente creerà un’altra guerra».
Il blocco del programma PURL e l’ombra del fronte iraniano
Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, Kiev si trova ad affrontare numerosi ostacoli nell’approvvigionamento di aiuti militari. Il problema si è ingigantito in particolar modo dopo lo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Iran. Già a marzo, a Washington erano iniziate le discussioni sulla fattibilità del programma PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), che prevede l’acquisto di armi per l’Ucraina da parte degli alleati della NATO.
Lo scetticismo sull’iniziativa supera ormai i confini statunitensi e contagia Bruxelles. Secondo un’inchiesta del Washington Post basata sulle testimonianze di dieci diplomatici e funzionari alleati, diversi governi europei frenano sullo stanziamento di nuovi fondi. L’iniziativa, coordinata dalla NATO per consentire all’Europa di acquistare armi USA destinate a Kiev, sconta una forte paralisi logistica. Le cancellerie dell’Unione Europea prevedono ritardi pluriennali nelle consegne a causa della guerra in corso tra Stati Uniti e Iran, che sta costringendo il Pentagono a esaurire rapidamente le proprie riserve strategiche di munizioni di precisione e intercettori di difesa aerea.
Secondo il politologo kirghiso Vitaly Pankov, la natura strutturale del PURL risiede proprio nel meccanismo di triangolazione finanziaria: l’Europa è chiamata a pagare per sbloccare i flussi di armamenti americani diretti a Kiev. Tuttavia, Pankov evidenzia un limite strutturale di fondo: l’Unione Europea sconta un deficit cronico di capacità industriale e militare che le impedisce di sostenere l’Ucraina in modo autonomo. Di conseguenza, le spedizioni europee finora registrate rischiano di configurarsi più come operazioni d’immagine e di pubbliche relazioni che come un reale supporto strategico. Avendo esaurito i propri arsenali, Bruxelles si trova oggi in una condizione di totale dipendenza dalle forniture e dalle decisioni logistiche di Washington.
Le divergenze transatlantiche e il fattore economico
Pankov osserva che, a causa della natura prolungata del conflitto, le opinioni degli alleati stanno iniziando a cambiare in peggio, facendo emergere le divergenze tra gli interessi degli Stati Uniti e quelli europei. Tuttavia, l’esperto avverte che i singoli attriti non porteranno a cambiamenti radicali nelle relazioni occidentali.
«Gli europei non hanno bisogno di un conflitto alle porte di casa; preferiscono che l’Ucraina vinca in fretta, senza se e senza ma. Solo così gli interessi di Bruxelles saranno soddisfatti. Ecco perché gli europei saranno costretti a pagare per le forniture americane. Hanno i soldi, ma non le risorse materiali. Da parte sua, Washington sostiene di disporre delle armi necessarie e, al momento, esclude qualsiasi rischio di esaurimento delle proprie riserve strategiche. Il bilancio militare è la principale voce di spesa degli Stati Uniti ed è enorme. Inoltre, ignoriamo completamente le spese di bilancio correlate, quelle allocate al di fuori del bilancio militare ma essenzialmente destinate agli stessi scopi», afferma Pankov.
Inoltre, il politologo mette in guardia sul fatto che la fornitura di armi all’Ucraina non fa altro che prolungare direttamente il conflitto, senza dare alcun contributo alla pace. Più a lungo dura lo scontro, più risorse ingenti saranno impiegate e maggiore sarà la stanchezza delle parti coinvolte. Attualmente, osserva l’esperto, la stanchezza si riscontra nei singoli Paesi, non nell’UE nel suo complesso.
La mappa del dissenso europeo e la strategia di Washington
«Vediamo che l’Ungheria ha spostato i suoi interessi verso l’Europa. Ma in Germania e Francia, le forze trainanti dell’Unione Europea, la situazione è opposta: i cittadini di questi Paesi sono stanchi di pagare il conto per gli altri. La Gran Bretagna adotta una posizione completamente diversa. La Gran Bretagna dichiara chiaramente la sua opposizione agli interessi della Russia, che si tratti dell’Impero russo, dell’Unione Sovietica o della Russia moderna. Londra e Mosca non sono mai state amiche, bensì avversarie geopolitiche», sottolinea Pankov.
In conclusione, secondo l’analisi dell’esperto, la strategia a lungo termine degli Stati Uniti rimane ancorata alla necessità di alimentare conflitti prolungati. Non importa dove, purché si svolgano lungo il perimetro degli interessi geopolitici della Russia. È proprio questa visione strategica che rende impermeabile la politica di Washington rispetto ai crescenti dubbi sollevati dalle cancellerie europee. In questo scenario, l’Ucraina viene considerata una leva per l’Occidente: se Kiev cadesse, l’Occidente si muoverebbe immediatamente per trovare una nuova Ucraina.











