Femminicidio. Molti ne ignorano il significato
«La notizia: “Un uomo di 73 anni, ex guardia giurata, ha ucciso la madre 93enne, ricoverata in una residenza per anziani a Firenze, e poi si è ucciso. Attorno alle 12 l’uomo ha portato la madre, che soffriva di decadimento cognitivo, su un terrazzo della residenza assistenziale “San Lorenzo”, e le ha sparato alla tempia e infine, con la stessa arma, si è tolto la vita”. La triste, tristissima notizia di un uomo solo e disperato che uccide la madre vecchia e malata forse per la troppa pena e uccide se stesso, mi dà l’occasione per spiegare a tutti coloro che ancora non hanno ben capito il significato del termine “femminicidio”, che in questo caso non si può parlare di femminicidio. Se l’uomo, infatti, avesse avuto il padre nelle condizioni in cui stava la madre, avrebbe potuto uccidere il padre. Il femminicidio è così definito dal Treccani: “Termine con il quale si indicano tutte le forme di violenza contro la donna in quanto donna, praticate attraverso diverse condotte misogine (maltrattamenti, abusi sessuali, violenza fisica o psicologica), che possono culminare nell’omicidio. Questo tipo di violenza affonda le sue radici nel maschilismo e nella cultura della discriminazione e della sottomissione femminile”.
Scrivevo queste poche righe esattamente dieci anni fa. E dopo dieci vedo che c’è ancora qualcuno che non capisce il significato del termine “femminicidio”. Uno che s’intende forse d’arti militari, ma che quando affronta altri argomenti dimostra tutta la sua ignoranza. Ma non è il solo a non capire. Trascrivo in proposito un altro tra le decine di miei scritti sull’argomento. Il seguente, apparso su L’Espresso, risale al maggio del 2013.
«Bruno Vespa. Straordinario. Un fenomeno! Riesce a rendere frivole le sue trasmissioni anche quando sono dedicate a temi tristi e gravi. Ieri, 7 maggio, nel suo salotto si parlava del femminicidio in Italia. Per correttezza devo dire che ho visto il programma solo per una quindicina di minuti, causa gran sonno e timore d’ulcera per il nervosismo. Come, infatti, non irritarsi nel vedere il solito faccione sempre sorridente del bravo conduttore qualsiasi tema tratti? Come non irritarsi nel sentire l’esperto della psiche Paolo Crepet, con la sua faccia sempre annoiata corrucciata, lievemente sofferente, uscirsene con la trovata originalissima: “Non sottovalutiamo la violenza femminile!”. Al che, non so chi, forse Ritanna Armeni, gli ha risposto: “Che c’entra?”. E già, caro esperto della psiche, mi dice che cosa c’entrava la violenza femminile col femminicidio? E come non irritarsi nel sentire la sempre presente (nel salotto vespino) Simonetta Matone, affermare suppergiù (cito a memoria): “Bisogna considerare che gli uomini che uccidono le donne hanno grossi problemi psichici”. Strana forma di raptus prolungati. Follia permanente che a volte dura una vita intera… Insomma era giustificato il mio sonno dopo un quarto d’ora di tragiche frivolezze?».
Colgo l’occasione per ricordare soprattutto alle donne che papa Francesco è stato il primo papa a pronunciarsi contro il femminicidio. I suoi predecessori avevano sempre tranquillamente ignorato il triste fenomeno.
Renato Pierri











